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“ I nostri anni sul sentiero della memoria”-

Inizia con oggi uno straordinario viaggio sentimentale all’interno della nostra memoria, con i racconti elaborati dal nostro Direttore Cataldi per mettere in evidenza usanze, tradizioni e ricorrenze che ormai il tempo ha portato via. Se ne avete anche voi delle storie identiche da raccontare, noi saremo grati di ospitarle e così farne oggetto di un apposito raccoglitore ( da pubblicare) al quale abbiamo già dato il seguente titolo: “ I nostri anni sul sentiero della memoria”-
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  • La pacifica “invasione” dei “ cuscintari” ( montanari )-  Provo a spostare per qualche attimo le lancette della memoria personale sugli anni attorno al 1950 e fino al 1960 /65.                                  Balza allora in evidenza una piacevole ricorrenza, almeno  per coloro che – come me – abitavano il suggestivo centro urbano di Sambiase, ora conglobato nella attuale Lamezia Terme. Ricorrenza che si tramandava puntualmente di settimana in settimana; o, meglio ancora, di domenica in domenica, quando venivamo svegliati ( noi residenti nell’attuale centro storico) dai suoni delle “ fisarmoniche dei poveri”; o, altrimenti, dai più popolari organetti, sia quelli tradizionali che quelli suonati con il soffio che si emanava dalle labbra. Erano vecchie tarantelle e nenie popolari, cantate sia da maschi che da donne; sia da persone anziane che da ragazzi e perfino dai bambini.
  •  Queste persone abitavano  piccoli villaggi situati sulle colline sambiasine, come, ad esempio: la “Gabella”, San Mazzeo, Acquadauzano, fino a tutta la più grande, più nota e più venerata Conflenti ( ecco perché la derivazione di “cuscintari”).  Conflenti già nota per il suo santuario mariano, dove la Madonna apparve su una quercia ad un povero contadino del luogo, al quale chiese la costruzione di una apposita chiesa a Lei consacrata , come sosta da consigliare ai “viandanti della vita”. Ebbene, quelle persone – generalmente tutte povere ma sempre gioiosi contadini dei luoghi montani, approfittavano del giorno festivo della domenica per scendere in Città ( Sambiase) e vendere le loro prelibate mercanzie, autenticamente genuine: dalle verdure ai formaggi; dai salami agli insaccati in genere; per finire con la frutta di ogni tipo, specialmente  frutta secca (noci, castagne ( fresche o infornate), mandorle, fichi secchi, prugne secche. Ed ancora: uova, galline e polli; conigli; agnellini.                                        I loro punti vendite preferiti occupavano tutta piazza Verdi, via Cataldi, l’attuale area mercatale e poi si arrivava fino alla farmacia Petronio.
  • Da “turismoincalabria.it “

  • In via Cataldi era quasi obbligatorio sostare per contrattare, anche perché c’era ( e c’è) una classica e suggestiva “ menzarola” che in pratica fungeva da attuale enorme bilancia, con le varie indicazioni di peso.                                                                                                           Il suono dei canti e della musica si faceva sentire fin dalla lontananza, dalle collinette delle storiche ed efficaci Terme di Caronte, per poi esplodere tra piazza Verdi e via Cataldi, da dove finanche alcuni cittadini del luogo ( non pochi) si univano a questo straordinario e tradizionale momento di festa autenticamente genuina. Poi iniziavano le vendite ed il momento si faceva più serio, fino a quando – nelle prime ore del pomeriggio – la festante colonna dei contadini – venditori si rimetteva in viaggio, salutando e rimandando il tutto alle domeniche di un tempo che è passato e che rimane indelebile nello scrigno dei ricordi più belli.