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Ieri sera, evento presentazione del libro “Marchiati” del giornalista Alessandro Russo

Cronaca del primo evento svoltosi sul nuovo lungomare di Lamezia Terme
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Il luogo è il lungomare Falcone-Borsellino. Il nuovo lungomare di Lamezia Terme, che per la prima volta ospita un evento nella sua arena. L’evento che, non ufficialmente ancora, inaugura il lungomare cittadino è la presentazione del nuovo libro del giornalista Alessandro Russo: “Marchiati”.

Alla serata, guidata da Salvatore D’elia, è presente oltre all’autore anche Sabrina Garofalo, referente di “Libera – Associazioni, numeri e nomi contro le mafie” della provincia di Cosenza.
Marchiati”, evidenzia come, in questi anni, la narrazione della Calabria sia stata effettuata sempre per mezzo di stereotipi, immagini fisse, cristallizzate, che hanno alimentato quella che Russo chiama calabrofobia: il calabrese che diventa sinonimo di delinquente, privo di senso civico e con scarse capacità imprenditoriali. Il libro non è un tentativo di piangersi addosso, o di puntare il dito verso chi o che cosa abbia condotto la Calabria in questa condizione, ma è una riflessione, un esame di coscienza, un prendere atto della situazione attuale e chiedersi il perché si sia arrivati a dare della Calabria un’immagine esclusivamente negativa.

Calabria che negli anni si è ritrovata affossata da un lato dalla ‘ndrangheta, quella vera, e dall’altro dai luoghi comuni con i quali è descritta dalla stampa nazionale, stereotipi che rappresentano i calabresi come una razza maledetta. Avviluppati tra queste due parti, qual è e dov’è lo spazio per i calabresi normali? I calabresi che ogni giorno resistono, che quotidianamente tentano di riappropriarsi e ripulire della propria terra ma che non fanno notizia.
L’autore del libro, Alessandro Russo, spiega:

Con questo libro volevo denunciare una cosa che da sempre m’indigna: la rappresentazione, data dai miei colleghi giornalisti, della Calabria come una terra avvezza al malaffare, al culto del maiale e ad essere dei poco di buono. Questo ha marchiato i calabresi. Ciò è avvenuto soprattutto per colpa dei giornalisti locali che non hanno mai saputo smentire l’immagine data dalla stampa nazionale, specie dopo la strage di Duisburg, dei calabresi come persone con la lupara nel cervello. I giornalisti calabresi non hanno saputo presentare una realtà diversa da quella stereotipata che ogni giorno i media nazionali mostrano relativamente alla Calabria.

La colpa del marchio quindi è innanzitutto di noi calabresi: questa indifferenza è il peso morto della storia.
Con questo libro non voglio negare la verità, cioè che la ‘ndrangheta e i calabresi silenti siano il peggior problema della Calabria, ma voglio squarciare questo silenzio e dimostrare che noi tutti non possiamo essere marchiati e bollati come carne da macello, da pregiudizi e stereotipi che ci mostrano come delinquenti.

L’esibizione musicale dei lametini Salvatore Perri + The Seahorses ha segnato un periodo d’intervallo nella presentazione, del quale ha approfittato anche l’assessore Piccioni, esprimendo la sua gioia per la bella cornice di pubblico presente, emblema di una cittadina che finalmente si sta riappropriando dei propri luoghi pubblici.

Ritornando al libro, Sabrina Garofalo spiega:

Non è questione di colpa ma di responsabilità. La responsabilità ha a che fare con tutto ciò che è pregiudizio, stereotipo e con la costruzione sociale della realtà. Lo stereotipo rafforza il pregiudizio, questo è il pericolo dell’opinione. Con “Marchiati” Russo ci offre uno strumento per disimparare questi sedimentati pregiudizi sulla Calabria. Disimparare immagini e situazioni che abbiamo accettato e che diamo ormai per scontate.

Il pericolo è di generalizzare, non conoscendo le differenze, e fare di tutta l’erba un fascio: bisogna conoscere per poter distinguere ed effettuare denuncie serie e concrete.
Il libro di Russo è una chiamata alla responsabilità dei modi e delle parole usate, poiché il linguaggio è il terreno di lotta per eccellenza.

Spesso la stampa, nei confronti della Calabria, ha attuato una campagna di disinformazione, dando delle opinioni travisate e a volte totalmente folli. Queste opinioni suggerite, condizionando il parere del lettore, alimentano l’immagine falsa dei calabresi come persone sempre legate al mondo della ‘ndrangheta e della corruzione. Non è, però solo la Calabria a essere malata ma è l’intero paese, e i casi Formigoni e Galan parlano chiaro.

Di queste immagini che descrivono la Calabria come un terreno di guerra in cui una vita civile è impossibile, che, consegnando una realtà stereotipata, disegnano il calabrese tipico col coltello in tasca e la lupara dietro la porta, anche il giornalismo calabrese è responsabile. Non reagendo, infatti, per modificare lo status quo delle cose, è parimenti responsabile del maltrattamento che la nostra regione subisce, diventa anch’egli artefice del marchio che portiamo addosso. Il giornalismo calabrese purtroppo è prono alla stampa nazionale, e non mostra invece una Calabria normale, che parla di democrazia e libertà, che non si piange addosso ma resiste strenuamente.

Il nostro male è di non pubblicizzare abbastanza questa Calabria buona, che esiste e resiste.