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Il boato delle bombe suona ancora su Lamezia Terme

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Il filo della violenza fa fatica a spezzarsi ed ancora una volta il suo suono stordisce la Città, chiude i suoi cittadini nella paura, della serie “fhacimuni i caz… nuastri” con il classico chiudere delle porte e delle finestre come per dire non “mi interessa” “a mmia chi mindi fhutt..”

Eppure si vede, si sente ma nessuno parla, la paura prende sempre più forza e la violenza trova il terreno fertile per svilupparsi ed affermarsi.

E’ inutile fare il report di cosa la violenza ha prodotto nella nostra città, centinaia di morti, il suono della lupara è stato il linguaggio usato dalla cattiveria umana, che entra nel cuore dell’uomo in punta di piede, con banalità, ma pian piano prende il cuore e macchia la coscienza.

Così lo sforzo dello Stato nella repressione non basta, non può bastare, perchè non è attraverso l’obbligo che si ottengono le cose, ma al contrario, passando per percorsi virtuosi e di crescita sociale che deve vedere coinvolti tutti gli strati sociali nella diversa strutturazione della classe dirigente.

La violenza è figlia anche del disordine sociale, è il coacervo Aterp di “ciampa di cavallo” così come di altre posti abitativi disordinati come Scordovillo, non possono che generare disagio ed a sua volta degenerare nella violenza.

Ecco la necessità che la città si doti di un buon, anzi ottimo PSC (piano strutturale comunale) proprio per riordinare l’aspetto urbanistico oggi deturpato e spregiato dall’abusivismo edilizio, che influisce in maniera forte al degrado umano.

Non è solo compito della politica dare risposte al suono della violenza, ma tutti siamo chiamati al ruolo della responsabilità, senza demandare agli altri la responsabilità. Certo è, che chi riveste ruoli di governo e di gestione dell’ordine pubblico hanno più possibilità per agire.

Resta sempre il fatto che se il territorio viene lasciato nell’incuria, come può l’uomo elevarsi? Come può amare il bello? Ed è questo la base su cui la violenza cresce, l’incuria!

Il grande lavoro di pulizia svolto da una cooperativa sociale come la Malgrado tutto, hanno dimostrato che realtà abbandonate nell’incuria  ritrovano la bellezza e riprendono vita, mentre prima erano ambiti di territorio dimenticati.

Ed allora qualcuno mi domanda: che nesso c’è con la bomba di ieri sera?

La mia risposta è il silenzio, per far parlare la coscienza di ogni uno di noi. Che faccio io? Come possiamo crescere?