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Il cibo che verrà, un parlare che nutre e un mangiare che dà senso

Al dipartimento di Agraria di Reggio Calabria, Vito Teti ha presentato il suo ultimo libro
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Lunedì 18 aprile, presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, si è svolto il secondo incontro del ciclo di seminari “In cerca di cibo: tra i libri, dalla terra alla tavola, per una società conviviale”, promosso dalla Biblioteca di Agraria. L’iniziativa ha avuto come protagonista il Prof. Vito Teti, ordinario di Antropologia culturale presso l’Università di Cosenza, il quale ha presentato il suo ultimo libro “Fine pasto: il cibo che verrà”. Il testo, pubblicato da Universita Reggio Cal FAcolta agrariaEinaudi, rappresenta un momento di sintesi del lavoro che dagli anni Settanta l’illustre studioso conduce sul tema del cibo, delle espressioni culturali e della vita sociale che vi ruotano attorno. L’interesse antropologico di Teti riguardo al rapporto tra uomini e cibo risale infatti al periodo dei suoi studi universitari e all’incontro con l’etnologo Diego Carpitella; nel tempo, esso si è poi sviluppato con continuità, portando l’Autore non solo ad affinare le sue riflessioni ma anche a raccogliere storie, testimonianze, documenti. Nel libro “Fine Pasto” diversi elementi e tratti culturali confluiscono in una narrazione suggestiva, cadenzata in brevi capitoli tematici, dove vengono posti a confronto con una sorta di autobiografia alimentare dell’autore; egli, infatti, vi offre una riflessione sulla propria esperienza personale nel rapporto con il cibo, così come è vissuta sia all’interno della comunità locale sia in relazione al più vasto mondo. In tal modo -scrive Teti riferendosi alla sua generazione nata nell’immediato secondo dopoguerra – “l’appartenere a due età e a due civiltà del cibo, con il suo carico di inquietudine, nostalgia e speranza, si scontra, nel nostro mondo, con la condizione, la sensazione, la paura di poter morire di abbondanza”.

Obesità, edonismo, migranti, fame e povertà oggi convivono in una società dove il confronto diventa drammatico e gli strumenti culturali appaiono insufficienti a interpretare e governare la realtà. Rispetto a tale spiazzamento, nell’era delle “sagre-rappresentazioni” e della “gastrocrazia” celebrata da divi televisivi in abito da chef, per Teti occorre riconquistare una dimensione sacrale del rapporto con il cibo, l’unica in grado di farci incamminare verso una giusta soddisfazione della domanda di alimentazione. Una domanda che è nel contempo una presa d’atto del “necessario”e del superfluo, in senso biologico e culturale, anche in rapporto alla fondamentale ricerca del gusto del vivere. Secondo Teti, alla domanda “Cosa università  reggio agraria facoltàpossiamo fare?”, bisogna rispondere assumendo un punto di vista nuovo, partendo da quelle che lo psicanalista Luigi Zoja chiama “piccole utopie realizzabili”; partendo, cioè, da scelte che richiamano in causa il rapporto personale di ciascuno di noi con la natura, con gli altri esseri viventi, con la comunità. Ci vuole un altro punto di vista, ci vogliono altri occhi per ripensare la storia da cui veniamo e affrontare il presente che incalza, dare nuovo contenuto al senso dell’abitare, alle parole che usiamo, al cibo che mangiamo, scambiamo o, spesso, sprechiamo.  Parole e cibo vanno insieme, perché “Fino a quando avremo una bocca per parlare e per mangiare – afferma Teti – avremo il dovere etico di ripensare e aggiornare un dialogo tra un parlare che nutre e un mangiare che possa restituire responsabilità, senso e consapevolezza”.

Al termine della presentazione il prof. Teti ha risposto alle domande del pubblico, attento e numeroso. Durante il dibattito sono stati toccati, tra gli altri, i temi legati alla valorizzazione dei territori e delle tipicità locali, dell’educazione alimentare, della cultura e degli usi alimentari calabresi, della documentazione e dello studio delle tradizioni popolari, del rapporto tra i soggetti sociali e le istituzioni. Al termine dell’incontro il Prof. Di Fazio, delegato ai servizi di Biblioteca del Dipartimento di Agraria, ha sottolineato l’importanza del punto di vista suggerito dal Prof. Teti, rilevandone la sintonia con il senso del ciclo di seminari promosso dalla biblioteca. In quest’ultimo, infatti, si privilegia un approccio multidisciplinare alla tematica alimentare: aspetti diversi – produttivi, culturali, etici, ambientali – sono chiamati a confrontarsi e a dialogare. In tale direzione, il prossimo incontro del ciclo di seminari rappresenta un ulteriore interessante sviluppo dei temi trattati: giovedì 28 aprile alle 17 il Prof. Stefano Bocchi dell’Università di Milano (agroecologo, curatore scientifico del Parco della Biodiversità di Expo2015) terrà un seminario sul tema “Il paesaggio è una tavola imbandita: alimenti, biodiversità, agri-culture”.