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Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge elettorale della Regione Calabria

Si voterà quasi certamente nel marzo 2015. Si accorperanno anche le Amministrative del Comune di Lamezia?
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Ritorna di grossa attualità la discussione sulla nuova legge elettorale regionale  che venne approvata il 3 giugno scorso in modo abbastanza frettoloso e con molte carenze di ordine legale, almeno da come la valutarono i gruppi politici di opposizione. Tutto questo perché, su proposta del ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, il Consiglio dei ministri ha impugnato ora la legge elettorale della Regione Calabria perché  contiene disposizioni in contrasto con gli articoli 3, 48, 51 e 117, terzo comma, della Costituzione.

Il dipartimento degli Affari regionali, infatti, aveva inviato al presidente del consiglio regionale Franco Talarico una missiva per segnalare tutte le criticità del testo, approvato a maggioranza, lo scorso 3 giugno e i correttivi da apportare. Senza risposte esaustive, cioè senza modifiche alla legge, l’impugnazione è stata automatica e deliberata questo pomeriggio.

Che succederà ora? Si osservava le settimane scorse che, qualora il Governo  avesse impugnato la legge elettorale appena approvata dal Consiglio regionale (per come di fatto è avvenuto), la legislatura sarebbe slittata ulteriormente, modo per cui non si voterebbe ai primi di novembre, per come ipotizzato dai più. Infatti, ora il Consiglio  dovrebbe nuovamente riunirsi per ratificare la nuova legge: dopo la riforma dello Statuto dovuta ai tagli della politica, è infatti obbligatorio modificare anche la legge elettorale e sarebbe quindi impossibile votare il prossimo autunno. In questo caso, la legislatura continuerebbe fino a marzo 2015, e cioè quasi fino alla sua scadenza naturale, che è prevista per il mese di maggio del 2015.

All’ordine del giorno del Cdm era prevista anche la nomina del nuovo commissario ad acta per la sanità della Regione Calabria, ma la decisione è stata rinviata per divergenze tra i consiglieri sui nomi indicati dal ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin.

Tra l’altro, i giudici della Consulta saranno chiamati a valutare la legittimità della norma grazie alla quale è stata reintrodotta la figura del “consigliere supplente” ovvero la possibilità che il consigliere regionale nominato assessore lasci lo scranno al primo dei non eletti della sua lista. Per Palazzo Chigi tale previsione contrasta con gli articoli 67 e 122 (primo comma) della Costituzione.