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Il crocifisso nelle scuole non si tocca !

il Consiglio di Stato mette un punto fermo....
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Il Consiglio di Stato, con un’articolata sentenza, ha respinto oggi il ricorso di una cittadina finlandese che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai figli ad Abano Terme (in provincia di Padova).

La sentenza ha stabilito che il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche perché «è un simbolo idoneo a esprimere l’elevato fondamento dei valori civili (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti eccetera) che hanno un’origine religiosa, ma che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato».

«L’importanza dei segni fa parte dell’antropologia perché l’uomo è anima e corpo, non puro spirito o un’idea astratta e quindi, attraverso la corporeità, tutti noi esprimiamo i nostri sentimenti ed i nostri valori che sono nel cuore e che resterebbero invisibili, se non comunicati, se non fossero espressi attraverso dei segni visibili. Il crocifisso esprime il centro della nostra fede cristiana e la sintesi dei valori che hanno ispirato la cultura di libertà, di rispetto della persona e della dignità dell’uomo che sta alla base dell’occidente”

Card. Bagnasco.

bagnasco

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la vicenda 

La lunga vicenda giudiziaria sulla legittimità del Crocifisso nella scuola italiana ha avuto inizio otto anni fa, nel 2002, quando Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia e il marito, avevano chiesto all’Istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme, frequentato dai loro due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato.

Dalla direzione della scuola era arrivata risposta negativa e la signora si è rivolta ai giudici. A dicembre 2004 la Corte Costituzionale ha respinto la questione di costituzionalità della legge sul Crocifisso sollevata dal Tar del Veneto, rinviando gli atti al giudice amministrativo che nel 2005 ha dato torto alla ricorrente, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese.

Nel 2006, il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Tar. Nel 2007 la Lautsi si è quindi rivolta ai giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo, che nello scorso mese di novembre, ribaltando le decisioni della magistratura italiana, le hanno dato ragione, stabilendo anche un risarcimento di cinquemila euro per danni morali a carico del Governo italiano.

Il ricorso del Governo italiano è stato presentato nel gennaio scorso. E ora, dopo il sì odierno della Corte di Strasburgo, starà alla “Grande Camera”, la cui composizione verrà definita nelle prossime settimane, dire l’ultima definitiva parola.

La donna, i cui figli sono all’Università e hanno appoggiato anch’essi la “battaglia” portata avanti dalla famiglia, sottolinea che le ha fatto molto piacere che il suo gesto abbia aperto un’ampia discussione: «la Corte di Strasburgo poi – aggiunge, ricordando il pronunciamento dell’autunno scorso – ha già detto che c’è una discriminazione rispetto alla libertà di religione degli alunni. Tanto al momento mi basta. Adesso attendiamo la nuova decisione. Quello che spero è che altri facciano questo passo».