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Il degrado urbano di via d’Ippolito a Lamezia

Descritto in modo dettagliato dal segretario dell' UdC Nicotera.
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Il segretario cittadino dell’ UdC Giancarlo Nicotera denuncia la situazione della cosiddetta ciampa di cavallo in via d’Ippolito a Lamezia Terme che  

rappresenta un coacervo di mancate opportunità e di grandi e piccole responsabilità da parte di chi doveva agire e non lo ha fatto o di chi doveva impedire e non lo ha fatto.“Ciampa di cavallo” poteva essere e divenire un luogo di incontro, di riscatto, di potenzialità, di crescita e di integrazione. Così non è stato.Sorto sotto i migliori auspici per dare una casa a quelle famiglie che non avevano altro riparo, con un bellissimo spazio esterno ed ampie superfici interne, si è – via via – trasformato in un angolo di disperazione e di sempre e maggiore degrado urbano. Alla povertà di mezzi si è aggiunta quella morale, quella che toglie la speranza nel futuro proprio e dei propri figli.Qualche ben pensante, abituato a ragionare solo “sulla carta” e con “i bei principi o le belle intenzioni”, ha ritenuto di effettuare una “fusione a freddo” trasferendo lì una miriade di famiglie rom, con le loro abitudini, il loro stile di vita e i loro vizi.Nessuno ha accompagnato questo possibile percorso con un progetto di integrazione, di incontro o anche sola di reciproca conoscenza con i residenti del posto. Oggi la situazione è quella: chi può Lamezia_Ascensore_Via DIPPOLIto_ATerp_scappa, chi non può patisce, sopporta e vive pensando solo a come uscire da quell’incubo.Inutile parlare dei bambini e dei fanciulli che in un tale contesto corrono rischi di tutti i tipi.Nonostante ciò c’è chi cerca di soprassedere a tutto questo e cerca di condurre la sua vita nella dignità che gli è consona. E qui scatta l’altro muro, il silenzio forse più ingiusto e più deleterio, quello della burocrazia e dei preposti a quegli enti che dovrebbero tutelare questi uomini e queste donne. Ancora attendo di capire perché l’Aterp ed i suoi preposti non riescono a cogliere, fino in fondo, la loro vera essenza e la fondamentale importanza che rivestono, o meglio potrebbero e dovrebbero rivestire, in questi contesti.Ogni palazzo all’interno della “Ciampa” è un’icona di storie singole e collettive, di ricerca di attenzione e di voglia di dignità, di disattenzione ed incuria pubblica.Oggi vorrei evidenziare quella della palazzina ove risiede una donna lametina, settantenne, che abita lì al terzo piano. Abbiamo fatto delle foto perché le immagini rendono più di mille parole…Appena entriamo notiamo che esiste l’ascensore… poi nel premere il tasto ci accorgiamo che non accade nulla: è lì da anni fermo, immobile, come la burocrazia più deleteria … ancora imballato… perché dopo averlo acquistato, nessuno ha mai pensato di metterlo in funzione…“A che serve – avranno pensato quelli dell’Aterp – un ascensore lì dove vi sono anziani e bambini? A nulla… “.

Vorrei vedere, questi burocrati o impiegati, quale sommossa farebbero se nei loro uffici e nelle loro case non funzionassero gli ascensori … anche solo per una settimana…Ma la speranza, la burocrazia lenta e disinteressata, non l’ha davvero uccisa perché ancora c’è chi crede che sia un diritto sacrosanto per le persone con difficoltà motorie usufruire dell’ascensore. Intanto i residenti hanno ben pensato di mettere piante decorose e ancora la statua della Madonnina dinanzi alle porte immobili… chissà forse sperando in un’intercessione divina…Continuando per le scale notiamo un’abitazione con la porta d’ingresso completamente murata al fine i non farvi accedere inquilini abusivi… Si perché, nonostante tutto ciò, vi è chi farebbe “carte false” per avere un tetto lì per la propria famiglia…Dietro i balconi notiamo ricoveri per cani o officine rudimentali.

La signora che ci chiama, è di Lamezia Terme, vive al terzo piano ed ha 70 anni con ovvi problemi di deambulazione ed altri di salute, nella sua casa ci sono allagamenti e enormi infiltrazioni provenienti dai soffitti e dalle pareti. L’aria è irrespirabile; gli infiltramenti copiosissimi compromettono la salubrità e la sicurezza dell’immobile in quanto vicinissimi agli impianti elettrici.  Sopra di lei abita un cittadino rom (ma questo non importa in tale caso, perché la povertà è comune) che non è proprietario e non ha soldi. La signora, alla luce di tale pericolosa situazione, ha contattato di continuo l’Aterp ma, ancora una volta, il silenzio è stato totale. Nulla, nessuna soluzione, solo spallucce e stette di mano al figlio costretto ad andare a Catanzaro più volte invano.Ed allora vorrei, per ciò che concerne l’Aterp, capire se è davvero utile e se alcuni dei suoi dipendenti o funzionari ne hanno davvero compreso il fine ed i compiti istituzionali e sociali… Nel constatare quanto fatto a Lamezia Terme negli ultimi 25 anni, i dubbi sorgono spontanei e le certezze sono all’orizzonte.