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Il grazie di Cesa ai calabresi

La presenza a Lamezia del segretario nazionale Udc per ringraziare i calabresi della sua elezione al Parlamento Europeo
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Anche in Europa starò sempre al fianco dei calabresi, perché non è più tempo di scherzare

Lorenzo Cesa

È un Lorenzo Cesa che ringrazia, che esprime soddisfazione, che promette impegno, che ricorda scelte giuste e meno giuste. É un Cesa che insegue il sogno di un contenitore popolare moderato, quasi una chimera in tempi di polarizzazione feroce. É un Cesa affabile e sorridente, con la cadenza romanesca sempre dietro l’angolo della bocca, che se non è proprio inseribile nella categoria “genuino” poco ci manca, perché è pur sempre la politica bellezza, e in politica si è sempre in costante campagna elettorale.
Di certo in queste prime righe non ci sta la notizia, ma solo parole sull’indiscusso protagonista, ma che i messaggi vengano dopo il fatto sembra pure ingiusto. Ma tant’è: presso la Fondazione Terina a Lamezia Terme, si è tenuto un incontro con il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa, presenti i dirigenti del partito e i simpatizzanti, dopo la sua elezione al Parlamento Europeo, perché proprio in Calabria ha ottenuto il migliore risultato in termini di consensi.

Una sala stracolma, uno striscione alla parete riassume l’intenzione della mattinata e strappa pure una promessa: “Auguri di buon lavoro in Europa sempre vicino alla Calabria”; un buon terzo delle sedie è occupato da giovani, tanti del movimento interno all’Udc, che commentano ironicamente: “Siamo messi a sinistra del palchetto, ma noi stiamo al centro”, e quando commentiamo che dal punto di vista del palco stanno a destra, sorridono sempre compostamente, in puro stile moderato. Eppure, appena arriva Cesa si sgolano in un “Lorenzo! Lorenzo!” da stadio che desta meraviglia nei capoccia distribuiti in sala, ma poco e niente nel Segretario, che a quanto pare è abituato a certi entusiasmi corali.

Ma prima del parlamentare europeo, ci sono i saluti del segretario regionale dell’Udc in Calabria, Gino Trematerra, in una mise casual – giacchetta blu di lino su camicia a righe e pantaloni bianchi – molto diversa da quelle a cui ci ha abituato – giacca e cravatta di rigore – che invece sfoggiano i suoi colleghi di partito.
“La presenza di Cesa in Europa ci onora per quello che può fare per la Calabria”, dichiara soddisfatto, prima di respingere le maldicenze sul clima di discordia che interesserebbe il partito.
A seguire, il capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, Ottavio Bruni, si associa alla strategia difensiva, rivendicando “i voti di Lorenzo Cesa come voti esclusivamente dell’Udc”. Ma dopo il colpo al cerchio, o allo scudo crociato, c’è il colpo alla botte: “La gestione regionale ha avuto luci ma anche ombre che hanno offuscato risultati positivi”, come il recente parere favorevole sull’atto Calabria Verde, “un fiore all’occhiello” ribadisce Bruni. Riservandosi però di discettare sulle ombre.
Quando a prendere la parola è il presidente del Consiglio regionale, Franco Talarico, la platea si lascia andare ad un applauso scrosciante, come per dire “dopo Lorenzo ci sei tu”, ma era pur prevedibile un’accoglienza calorosa in casa propria. Anche il presidente sottolinea “l’importanza di una personalità come Cesa al parlamento europeo”, perché è da quel contesto che nascono “occasioni di sviluppo per la nostra terra”. E in questo senso anticipa i prossimi lavori in Consiglio per procedere all’approvazione dei fondi comunitari, non prima però di gongolare per la recentissima approvazione dell’assestamento di Bilancio che mette in campo risorse per 132 milioni di euro “nell’interesse di tutti i calabresi”.

Lorenzo Cesa, dicevamo, ringrazia la Calabria per aver creduto in lui, e la classe dirigente per la concretezza con cui la gestisce. Promette “di essere sempre al fianco dei calabresi, perché non è più tempo di scherzare” e riguardo alle grandi riforme l’impegno è per il Senato, il lavoro e la legge elettorale: dal fondo si sente “Le preferenze!”, e dal pulpito si risponde “Si farà battaglia”.
E Lorenzo Cesa rivendica la scelta dell’Udc nel 2008 di andare in solitudine, nonostante le tante proposte di ministeri, e si rammarica dell’accordo con Monti: “Un ingrato con il nostro partito – confessa – voleva che scomparisse la nostra storia, ma a quanto pare è scomparso lui”.
Ma se Cesa è qui per correggere il tiro delle sue proposte sulla Calabria, non può però esimersi dal raccontare il suo grande progetto di “costruzione di un’area democratica e cristiana, un’area di centro popolare e non populista, di responsabilità e alternativa alle sinistre”. Un centro di gravità moderata.