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Il ministro Orlando li ignora e l’intera famiglia Congiusta rinuncia al voto

Molti calabresi pronti a restituire le proprie tessere elettorali per aderire alla protesta
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Una settimana fa era stato il papà di Gianluca Congiusta, il giovane imprenditore ucciso dalla ‘ndrangheta a Siderno nel 2005, a restituire la tessera elettorale al ministro della Giustizia, dando vita ad una protesta civile contro il vuoto legislativo che consente ai “boss di comandare dal carcere” utilizzando missive che per legge non possono essere usate come prove nei processi.
Il silenzio che è susseguito al gesto di Mario Congiusta ha convinto anche la mamma e le due sorelle di Gianluca ad unirsi alla protesta: da ieri infatti, Donatella Catalano, Roberta e Alessandra Congiusta – rispettivamente “ madre e sorelle di Gianluca Congiusta, vittima innocente della ‘ndrangheta e dell’indulto” – così le tre donne firmano la loro lettera al ministro Orlando – hanno inoltrato anche le loro rispettive schede elettorali “indignate – si legge- dall’indifferenza del suo ministero e delle altre istituzioni preposte a dare risposte e certezze ai cittadini specie in tema di sicurezza e repressione della criminalità organizzata.”
La notizia, che il papà dell’imprenditore trentaduenne assassinato ha prontamente riportato in rete sulla sua pagina facebook, ha trovato subito la solidarietà e il sostegno di un buon numero di calabresi disposti a privarsi anche essi del diritto di voto sancito dalla Carta Costituzionale per aderire all’iniziativa.
La partecipazione della rete, ma anche di chi conosce personalmente i Congiusta ed è da sempre vicina alla loro tragedia, sta portando in queste ore la famiglia a valutare una raccolta di tessere elettorali da parte di chi volesse, spontaneamente, unirsi alla protesta.
Sul social network, accanto ad esternazioni come: «Dovremmo consegnarle tutti, le tessere elettorali, perché i primi mafiosi sono proprio i politici!» c’è anche chi, pur comprendendo e rispettando la scelta dei Congiusta, continua a credere che il voto rimane pur sempre l’arma più importante che il cittadino ha per ribellarsi e scrive:«Io preferisco “votare contro” piuttosto che non votare, magari sposta poco ma anche questa è una forma di resistenza, altrimenti hanno già vinto! Ed io non voglio accettarlo!».