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Il progetto d’internazionalizzazione Argentabria

Il rivoluzionario metodo calabrese per la valorizzazione dei rifiuti che però verrà applicato in Argentina
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Siamo ormai purtroppo abituati a sentir parlare di fughe di cervelli, e le varie eccellenze calabresi che per potersi affermare sono costrette ad abbandonare il suolo natìo non destano oramai più scalpore.

Questo è anche il caso di un rivoluzionario processo tecnologico calabrese (e lametino) riguardante la valorizzazione dei rifiuti: Argentalia, inserito nel contesto di un progetto d’internazionalizzazione che mira al “Trasferimento di Innovazione Tecnologica e gestionale nel settore del trattamento e gestione dei rifiuti, sicurezza del territorio in Argentina“, di nome Argentabria.

A promuovere il progetto è stata la Camera di Commercio Italiana a Buenos Aires che, sulla base di alcune attività già sviluppate, ha tenuto numerosi incontri sia con le Istituzioni argentine e calabresi, sia con il mondo della ricerca scientifica presente in Calabria, valutando in maniera positiva un futuro rapporto con l’Argentina.

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Ing. Fagà

A illustrarci meglio il progetto è l’ingegnere lametino Francesco Antonio Fagà, membro della direzione tecnica del Centro Studi DEI (Desarollo Etico Intenacional) esecutore del progetto d’internazionalizzazione Argentabria e ideatore del metodo di valorizzazione dei rifiuti Argentalia.

Prima d’ogni cosa chiariamo il termine “internazionalizzazione”:

«L’internazionalizzazione è un processo che consente alle imprese di entrare nei mercati esteri senza abbandonare l’impresa originaria e il territorio dove questa è storicamente localizzata, nello specifico in Calabria o in Italia. Non abbandonare il territorio in cui l’impresa è nata, ma trovare nuovi spazi di mercato prima non raggiungibili, per avere così maggiori sbocchi per i propri servizi e quindi più ricavi.

Non abbiamo nessuna presunzione di andar lì e far nostro tutto il mercato, ma di certo abbiamo intenzione accaparrarcene una fetta importante. Non andremo in Argentina da colonizzatori, anzi, noi cercheremo di far crescere e sviluppare un sistema economico come quello argentino che è in via di sviluppo, e che quindi ha bisogno di molte risorse energetiche, e parte di essa può essere prodotta anche dai rifiuti con un metodo di gestione adeguato.».

Il progetto verrà applicato nell’area della Provincia di Buenos Aires, un’area che conta sedici milioni di abitanti e una superficie più grande di quella dell’Italia:

«Il concetto è di ridare vita ha qualcosa che altrimenti sarebbe morto. Bisogna cambiare il modo di vedere il rifiuto: da problema a risorsa. Nella provincia di Buenos Aires le problematiche sono  legate al sistema di gestione locale dei rifiuti, che si ferma al conferimento dei rifiuti in discarica provocando anche delle gravi serie di problemi ambientali. Attualmente l’idea di valorizzazione dei rifiuti in Argentina è minima, per questo noi abbiamo ideato un processo di valorizzazione dei rifiuti, che inizi dalla raccolta differenziata e termini in impianti di valorizzazione. Hanno ora la possibilità di compiere degli investimenti in questo settore per migliorare l’aspetto della gestione dei rifiuti.».

Ed è qui, in questo percorso di valorizzazione e di recupero, in questo processo di trasformazione che porta i rifiuti a divenire risorsa e fonte di guadagno, che s’inseriscono le genialità dei brevetti calabresi.

A valle, dopo lo smaltimento dell’umido e secco, e poi ancora la separazione del secco, avremo le cosiddette “materie prime seconde”, ed ecco le eccellenze calabresi e la loro capacità di dar nuova vita a ciò che era, altrimenti, destinato alla discarica: c’è chi mescolando gli oli usati con dell’essenza di bergamotto produce saponi, altri che dagli pneumatici usati realizzano condotte fognarie, altre ancora che dai fanghi di depurazione producono mattonelle, e questi sono solo alcuni esempi delle possibilità delle imprese della nostra Calabria.

La soluzione del problema dei rifiuti, oggi, in Argentina è soprattutto percepita nell’abbattimento delle quantità di rifiuti da collocare in discarica; una visione limitata che risponde esclusivamente a un problema di tipo ambientale, continuando a vedere i rifiuti nell’ottica di un problema e non di risorsa.

Il progetto Argentabria ha perciò proposto con Argentalia un modello di soluzioni tecnologiche capace, in maniera progressiva, di abbattere i volumi dei rifiuti in discarica fino al 90-95% e di produrre un notevole introito economico derivante dal risparmio e dalla vendita dei prodotti di riciclo.

Il modello proposto è quello d’impianti composti in due parti:

  • Modulo1, che dividerà il secco (che potrà già essere riciclato) dall’umido;
  • Modulo2, trattamento anaerobico, con produzione di energia, della frazione organica.

Nel breve periodo, l’introduzione del Modulo1, consentirà un abbattimento dei rifiuti in un 50% in peso e un 60% in volume, con la produzione di materie prime seconde. Si tratta di una tecnologia relativamente semplice, molto diffusa in Italia e in Europa, costituita da una serie di “separatori”, automatici ma anche manuali, e di nastri trasportatori.

Questa tecnologia permette di separare la frazione organica, detta “tal quale”, da quella secca: questa parte secca sarà ulteriormente selezionata per tipologia di materiale e predisposta per essere avviata al recupero; la frazione organica sarà avviata al Modulo2 che consentirà un abbattimento del 90% dei rifiuti in discarica e produrrà acqua depurata, gas ed energia resa sia in forma elettrica e sia in forma termica.

«Attraverso l’attuazione del processo Argentalia, e della valorizzazione dei rifiuti sia secchi sia umidi, si produrrà reddito, valore aggiunto, oltre a rispondere subito al primario problema argentino ovvero le troppe discariche. Si passerà dal 100% in discarica, ad avere solo il 6%, quindi il 94% dei rifiuti non sarà accatastato in discarica ma rigenerato e messo nuovamente sul mercato. L’obiettivo è raggiungere questa quota in quattro anni, già il primo anno, però, ridurremo i rifiuti in discarica al 15%».

In fondo questa non è un’innovazione ma semplicemente il recupero di una vecchia maniera di vedere le cose. Se pensiamo alla società di cinquant’anni fa, vedremo che non si buttava via nulla e tutto veniva riciclato: i rifiuti organici alimentavano allevamenti di galline e maiali, le bottiglie di vetro venivano restituite a fronte di un incentivo, la parte secca sostanzialmente non sussisteva perché non esistevano gli imballaggi. Noi dobbiamo quindi tentare di porre rimedio a un problema che ci siamo sostanzialmente creati da soli.

Ma come convincere ora i cittadini ad attuare la raccolta differenziata?

Il metodo Argentalia si definisce sistema “win to win”, vinciamo tutti. Il cittadino che fa la differenziata avrà come benefici una riduzione sulla tassa dei rifiuti, l’impresa che attua questi sistema ne trarrà dei vantaggi e con una differenziata maggiormente diffusa l’azienda avrà meno lavoro preliminare da svolgere e sarà quindi più produttiva.

«Il produttore di rifiuti è un produttore di materia prima, non dovrebbe, quindi, pagare ma essere pagato. Uno dei primi benefici di Argentalia è una notevole, drastica diminuzione della tassa sui rifiuti, questo avviene quasi immediatamente, e non esiste miglior incentivo che toccare la tasca dei cittadini.

Se, per esempio, il costo dello smaltimento in discarica di una tonnellata di rifiuti è mediamente di 100 euro, tralasciando i danni per l’impatto ambientale, alla fine del processo quella stessa tonnellata di rifiuti – valorizzata – avrà un valore di 50 euro! Non più un costo ma un guadagno! L’investimento iniziale si ripagherà quindi da solo nel tempo.».

Alcuni comuni in Calabria, come: Cittanova, Ricadi, Roccella, hanno concretizzato un metodo per la gestione dei rifiuti ideato dall’architetto Nicola Tucci, presidente e membro della direzione tecnica del centro studi DEI, raggiungendo percentuali di raccolta differenziata pari al 65/70%, vedendo così la tassa sui rifiuti diminuire sensibilmente.

Con la differenziata si dimezza il costo del conferimento del rifiuto in discarica, rispetto ai rifiuti “tal quale”: questo è il primo beneficio della differenziata.».

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L’approccio con il quale il progetto Argentabria sbarcherà in Argentina è definibile etico e non aggressivo. Non c’è l’intenzione di comportarsi come corsari, aggredendo il mercato, sottraendo risorse e fuggire via, ma andar lì con profondo rispetto della cultura, dei luoghi e della gente che ci vive.

«La volontà è di cooperare con gli argentini cosicché loro possano trarne vantaggi e tecnologia, e noi, esportando le nostre conoscenze e innovazioni, ricavare degli utili da questo processo d’internazionalizzazione per aziende che devono però restare nella nostra Calabria, con i loro operai e tecnici.

Noi non vogliamo creare una nuova emigrazione, il nostro intento è mettere insieme soggetti italiani e soggetti argentini.

Molto importante per creare questa sinergia si è rivelata la somiglianza etnologica che c’è tra argentini e italiani, nonché la figura del nostro Papa italo-argentino.».

Ricapitolando quindi: l’obiettivo del progetto Argentalia è realizzare questi sistemi di valorizzazione dei rifiuti e riuscire a risolvere i seri problemi con i quali la provincia di Buenos Aires deve a oggi convivere.

Il progetto d’internazionalizzazione Argentabria, invece, ha come finalità di innescare un dialogo fra la rete d’imprese calabresi e italiane e i soggetti pubblici argentini, per favorire il trasferimento d’innovazione tecnologica, con conseguenti scambi culturali e progettuali.

Tutto ciò serve, ovviamente, agli argentini per arginare l’insorgenza del problema discariche e imboccare una nuova strada che porti a un sano riciclo, ma serve anche noi per dar nuova vita al nostro mercato oramai asfittico.

Il proponimento generale è però un cambiamento di mentalità: abbandonare l’idea che vuole il rifiuto solo come spazzatura, e capire che esso invece può rappresentare un bene di valore e una fonte d’energia.

In conclusione due battute sulla gestione dei rifiuti a Lamezia e la loro raccolta differenziata:

«A Lamezia la differenziata nasce e muore in poco tempo, perché non è stata attuata senza una pianificazione adeguata. Il porta a porta non è la soluzione ad ogni problema, ci vuole il porta a porta dove può essere effettuato e la raccolta di prossimità, coi bidoni, in altre parti. A Lamezia si è voluto attuare un porta a porta spinto, il che ha portato a un aumento dei costi di gestione di questo sistema.

Bisogna pianificare una raccolta differenziata, a sua volta differenziata in tipologie di raccolta.

 A valle noi non abbiamo nessun impianto pubblico di valorizzazione, ci sono solo alcune piattaforme private che fanno la scorporazione delle parti secche in materie prime seconde, e queste risultano fra le imprese più fiorenti della nostra piana, ci sarà un motivo no?

Al comune di Lamezia noi avevamo regalato il progetto dell’attuazione del metodo Argentalia nell’area del lametino, sui ventotto comuni, dimostrando, dati alla mano, che nel nostro territorio era possibile realizzare un sistema virtuoso di questo genere, ci sono tutti i presupposti per farlo.

 Il comune è possessore dei rifiuti, e se possiedi rifiuti sei ricco. Dai noi invece i rifiuti sono vissuti come un dramma: la città è sporca, le discariche sono piene, si continua a piangersi addosso, a incolpare agli altri, senza mai attuare soluzioni concrete.».

 

  • Francesco Antonio Fagà

    Precisiamo che Centro Studi DEI ha regalato alla LameziaMultiservizi, e non al Comune di Lamezia, uno studio di prefattibilità per la gestione dei RSU nell’area di 28 comuni del lametino.