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Il Punto. Ecco gli effetti della guerra: ed il mondo è in una nuova guerra

Dalle immagini dei bambini uccisi alle riflessioni del Santo Padre
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Bisogna soffermarsi dinnanzi alle atrocità più violente, come mostra la foto che abbiamo scelto di pubblicare e che ci fa piangere il cuore.

Bisogna anzitutto fermarsi per un bel po’, riflettere, pregare, piangere perché un cuore che piange, quando si hanno davanti agli occhi questi casi, è un cuore che ama.

Le centinaia, anzi, le migliaia di bambini “ammazzati” atrocemente e che inzuppano con il loro sangue innocente l’assetata terra desertica di quelle zone di guerra sono non bambini di altri, ma sono nostri figli.

Siamo giunti ad un punto di non ritorno.

Il Santo Padre, visibilmente e comprensibilmente addolorato, ha fatto un riferimento ben preciso:

Oggi siamo in guerra dappertutto”.

Ed è proprio così.

Prosegue il Papa: “.

Il mondo è in guerra e si fanno queste crudeltà.

Oggi i bambini non contano. Una volta si parlava di una guerra convenzionale. Ma oggi una bomba ammazza l’innocente col colpevole, colpisce il bambino con la mamma invece degli obiettivi militari”.

Con le immagini crudelissime che teniamo davanti ai nostri occhi volutamente, penso che le parole, qualsiasi tipo di parola, sia inopportuna.

Per ogni cristiano, i cui fratelli vengono atrocemente uccisi in ogni angolo del mondo, è l’ora di decidersi; cioè “come” essere cristiano. Non il cristiano di comodo, di facciata, o chiuso nelle proprie case e nei propri egoismi; oppure chiusi nelle sagrestie.

Il cristiano deve offrire una testimonianza forte e lo deve fare specialmente chi ha subito una durissima prova e vuole liberarsene per gridare al mondo: “io sono cristiano nuovo, cristiano vero. Gesù è venuto per me, per te che stai anche nella prova. E Gesù si aggrega a coloro che pregano, che soffrono, che muoiono”.

Ritornando al Santo Padre e alle immagini dei bambini uccisi, mi piace riportare questa sua riflessione, profonda per come lo sono tutte le sue:

Fermarsi e pensare al livello di crudeltà al quale siamo arrivati”.

“Si può fare – spiega – uno studio empirico e il risultato è da spaventare un po’”.

Pensiamo, esorta, alla tortura: oggi è uno dei mezzi quasi ordinari nei conflitti, utilizzata anche dai servizi di intelligence e nei processi giudiziari.

Eppure è un peccato contro umanità, oltre che un delitto.

Per i cattolici è un peccato grave, mortale. Ma è di più: un atto contro l’umanità”.

Nei vostri media – conclude Francesco rivolto ai vaticanisti – mi piacerebbe che faceste riflettere su questi temi: come vedete il livello di crudeltà e come vedete la tortura. Ci farebbe bene a tutti”.

Ecco perché c’è bisogno di fermarsi, di riflettere e meditare, di pregare, soprattutto: sempre con questa immagine dinnanzi ai nostri occhi, unita all’immagine della Croce di Cristo.