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“Il respiro del mare”, un libro di Sergio Ruggiero

E’ stato presentato in una piacevole serata sul lungomare di Falerna Marina
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Anno 1571, la flotta della Lega Santa, coalizione militare promossa da Papa Pio V, parte alla volta di Lepanto. Le galee dei vari stati che all’epoca formavano l’Italia, solcano il mediterraneo, l’una accanto all’altra, uomini che fino a poco tempo fa si combattevano l’un l’altro, viaggiano ora sotto lo stesso vessillo, e si apprestano alla guerra mossi forse da fini differenti, ma guidati dalla stessa volontà: bloccare l’avanzata dell’islam dell’impero ottomano.

 

Fra le varie imbarcazioni dirette a Lepanto, una galea, “La luna di Napoli”, parte anche da Amantea, con a bordo una quarantina di uomini e a capo il nobile Scipione Cavallo.

 

Questi lo sfondo e l’ambientazione del romanzo “Il respiro del mare”, scritto dall’architetto amanteano Sergio Ruggiero, presentato mercoledì 13 agosto sul lungomare di Falerna Marina, per merito dell’associazione La Bacianca.

 

Tessere completanti l’immenso mosaico che Ruggiero realizza sono i personaggi che s’inseriscono in questa realtà storica: incontriamo così il protagonista Sbardo, giovane pescatore che non sorrideva mai, “basso, nerboruto e con le gambe storte, taciturno, riflessivo nel comportamento”; Petrilishca, un bellissimo ragazzo, alto e forte, e con un coraggio da leone, un personaggio un po’ “sbafando” esattamente l’opposto di Sbardo, due personaggi agli antipodi l’uno dall’altro, opposti fin da ragazzi che si ritroveranno poi a combattere spalla a spalla; Mariella, la giovane amata da Sbardo, ragazza col volto deturpato da bambina in misteriose circostanze e con il dono di saper ascoltare il vento per ricavarne ispirazione per le romanze; la “Curandera“, la strega, personaggio accattivante, capace di coniugare sacralità e blasfemia, additata come eretica fornirà prova d’immensa umanità proteggendo fino alla fine Mariella che aveva cresciuto in casa sua come una figlia.

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L’intrigo delle vicende personali s’intreccia così con il corso degli eventi storici. Nell’intarsiatura della storia vengono incisi anche i nomi di questi giovani, e l’amore e l’amicizia riescono a farsi spazio nella cupa angoscia della guerra, a spazzar momentaneamente via le violenze di uno scontro sanguinoso e violento e brillare radiosamente nel cielo del romanzo.

 

 

Un’opera che può essere avvicinata con approcci differenti: da romanzo storico, certamente, ma anche romanzo d’amore, d’avventura, un romanzo mistico grazie ai molti riferimenti all’esoterismo e alla chiesa, un’opera illustrativa capace di catapultare il lettore nel 1500.

 

“Il respiro del mare” riesce a far viaggiare nel tempo e nello spazio: se da una parte ci offre la ricostruzione storica dettagliata di quel periodo, dall’altra ci consente un viaggio nelle bellezze del mare, consegnandoci la bellezza del fragore delle onde e mettendo di fronte i nostri occhi il porto e le locande di Amantea, con i loro odori e i loro colori, senza mai tralasciare la precisione storiografica.

 

Il romanzo usa sapientemente il dialetto senza mai scadere nella banalità: le parole dialettali inserite nella rievocazione delle tradizioni popolari e nella rappresentazione di miti e leggende, nel discorso diretto ma anche nella semplice narrazione, conferiscono forza al contenuto, caratterizzando il romanzo.

 

«L’episodio della battaglia di Lepanto riveste un ruolo molto importante nella storia di Amantea, dando origine a una lunga serie di racconti che sono stati tramandati dalla tradizione orale. Con l’uso del dialetto ho voluto sottolineare l’appartenenza popolare del romanzo e rimarcare il riscontro che questo episodio ha avuto nella collettività di Amantea.», queste le parole dell’autore, Sergio Ruggiero.

 

Il romanzo è, quindi, un connubio tra la piccola storia popolare e la grande storia della battaglia di Lepanto, che assume importanza assoluta nel romanzo diventando, al contempo, ambientazione della piccola storia. Miscela sapiente di fatto storico e racconto popolare.

 

Protagonisti del romanzo non sono i potenti, i forti, i ricchi, ma sono i più umili: è il romanzo della gente semplice, dei più poveri, persone normali che hanno però dei connotati di unicità, consegnando alla storia quei tratti di epicità che sono propri del coraggio, dell’altruismo e dell’amore.

 

Le descrizioni dettagliate nei particolari, riescono bene a dipingere le scene, immergendo completamente il lettore nel vortice degli eventi, senza mai risultare ingombranti o pesanti per la lettura.

 

L’incalzare degli episodi, le peripezie dei protagonisti sono ben strutturate in un graduale incalzare che condurrà, senza stagnazioni causate da noia, la lettura alla sua conclusione e il lettore alla chiusura del cerchio degli eventi e della trama.

 

Un’abbondante e preventiva attività di lettore ha consentito all’autore di affinare e migliorare le proprie capacità narrative, egli stesso, infatti, sostiene:

 

«Sono un modesto scrittore ma un buon lettore. Ho analizzato le varie fonti esistenti, documentandomi sia sulla storia locale, sia per quanto riguarda gli avvenimenti principali. Per scrivere un’opera del genere bisogna studiare dettagliatamente, un romanzo storico deve essere scritto con scrupolo.».

 

La mission dell’autore è di ricordare che la Calabria ha una grande storia e che anch’essa ha avuto un ruolo attivo nel corso della storia.

Spesso però la storia non si ricorda di noi e la Calabria vien dimenticata; uno dei traguardi che questo romanzo raggiunge è anche questo porre la Calabria al centro della grande storia.