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Il restauro della Matrice finirà per Natale?

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Passeggiando per le vie del centro storico di Sambiase, camminando in direzione di quella che una volta era nominata ‘a chjiazza, ovvero il largo antistante alla chiesa Matrice – cuore pulsante dell’antica Sambiase – mi accorgo che l’impalcatura edile che imprigionava l’antico duomo sambiasino è stata rimossa.

Intitolata a San Pancrazio, la chiesa madre di Sambiase è la seconda chiesa più grande di Lamezia Terme, subito dopo la Cattedrale. Non si hanno notizie sicure circa la sua fondazione, di certo c’è che già un documento risalente 1595 la menziona con il nome di chiesa Arcipretale di San Pancrazio e attesta che fu costruita per volere dell’Università di Sambiase

La Chiesa Matrice cadde in rovina per il terremoto del 1638, ma fu riedificata poco dopo. Era, però, a una sola navata, quella ora detta del SS. Sacramento. Nel 1735, narra la tradizione, infierì una terribile carestia e alcuni filantropi, per dare lavoro ai poveri, riedificarono, ampliandola, la Chiesa Matrice, che divenne, dice un cronista del tempo, una delle più belle e vaste della Calabria.

Da poco più di due settimane, come riferitomi da alcune persone della zona, quindi, il ponteggio che nascondeva la facciata romanica della chiesa è stato rimosso, concedendo così, nuovamente, la possibilità di poter ammirare questo bell’esempio di arte neoclassica. Anzi, di più, perché ora la facciata principale è stata completamente ripulita dalla sporcizia che la ricopriva, divenendo ancor più suggestiva e regalando riflessi e giochi di luce che prima non erano neanche lontanamente immaginabili.
Affascinato dalla possibilità di poter far gioire i miei occhi della vista di questo rinnovato patrimonio storico lametino, continuando a passeggiare, affretto il passo, avido d’arte, ma non appena son più vicino alla Matrice mi accorgo che molte delle attrezzature usate si trovano ancora di fronte la chiesa, ai piedi della scalinata. Assi e pedane di legno, sabbia, tubature e impalcature in ferro, tutti ammassati alla base del duomo, alcuni appoggiati alla statua del nostro storico patriota Giovanni Nicotera, racchiusi da una rete rossa.

La facciata restaurata ha davvero tutt’altro aspetto: ripulita dal grigiore di fuliggine e smog, offre ora a chiunque si imbatta in essa, per errore o per pura passione, una facciata immacolata, liscia, splendente di  candore e avvolta dall’alone di sacralità propria dell’arte. Mi avvicino. Il campanile non è stato ancora omaggiato da nessun restauro. Se ne sta lì, ingabbiato nel ponteggio, con le sue pareti ancora sudice che contrastano aspramente con la ripulitura della facciata principale. Scavalcando la rete rossa che racchiude l’area dei lavori, cerco segni di rinnovo nei portali. Quest’ultimi andrebbero cambiati, ma ciò non è ancora successo. Ciò che però più mi salta agli occhi è il cartello con i dati dei lavori, dove è precisamente indicato che le operazioni di restauro sarebbero dovute terminare il cinque settembre (05/09/2014)! Be’, questa data non è evidentemente stata rispettata.

La gioia per la facciata nuovamente svelata lascia quindi il posto al rammarico per dei lavori che già da un po’ dovevano essere terminati, e che invece non sono forse neanche a metà. Alcune persone, dai tavoli del bar di fronte la Chiesa, mi informano che i lavori non sono molto regolari, e che, dopo aver riparato il solaio, da pochissimo hanno iniziato le operazioni per la sostituzione dell’antica pavimentazione.
La ristrutturazione di una pavimentazione così antica come quella della chiesa Matrice è un intervento delicato, che va fatto con zelo e attenzione, non bisogna dimenticare che sotto i pavimenti di una chiesa antica si può trovare di tutto: tesori, antichi testi, e anche (sono solo ipotesi ma non inverosimili) resti umani, visto le antiche usanze di seppellire i defunti nei luoghi sacri delle chiese.

Oltre ai lavori sulle pavimentazione interne, sono da effettuare (come da progetto) anche lavori su scale e rampe, su vetrate e finestre e sui loro infissi, e sugli impianti di illuminazione, di messa a terra, e elettrici. Previsti anche il restauro conservativo e consolidamento del portone principale e di quelli laterali, e il restauro conservativo-funzionale del coro ligneo (composto da varie essenze di legno: castagno, pino rosso e noce nazionale) risalente agli inizi del XVIII secolo e situato dietro l’Altare Maggiore, ridandogli visibilità e funzionalità, riportando l’Altare Maggiore in fondo all’area absidale, sotto la grande tela raffigurante San Pancrazio (al posto dove si pensa fosse originariamente collocato). Fra i lavori figura anche lo spostamento dell’antico pulpito in marmo ospitato nella navata centrale.

Con i lavori di restauro che già dovevano essere terminati e i vari interventi che ancora ci sono da effettuare, mi sembra giusto riprendere l’interrogativo di alcuni vecchietti che siedono al bar qui vicino: «la Matrice sarà pronta per Natale?».