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Il risveglio ideale delle coscienze

Una serata all’insegna del cinema e delle riflessioni circa il valore della memoria attiva nella lotta alla mafia.
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È stato organizzato venerdì 26 luglio, dall’associazione Risveglio Ideale, un cineforum itinerante dal titolo trascinante ed emblematico di “Parliamone”, nello scenario estivo e stellato di Piazza Italia a Lamezia Terme; in particolare è stato proiettato il film La mafia uccide solo d’estate, a cui è poi seguito un dibattito sul tema della comunicazione e la trasmissione della testimonianza in merito alle problematiche del consenso della società civile nei confronti della criminalità organizzata.

La mafia uccide solo d’estate

un messaggio delicato ma comunque tragico e lancinante, da replicare nelle coscienze fino in fondo

Il film, interpretato e diretto da Pierfrancesco Diliberto, più noto come Pif, è una sorta di racconto di formazione, in cui la necessità di narrare la mafia si veste di un approccio leggero e ironico ma per niente banale, per cui l’urgenza di raccontare pagine drammatiche della storia italiana – in cui il contatto con la mafia è basato soprattutto sulla connivenza – viene trasmessa allo spettatore come fosse un messaggio delicato ma comunque tragico e lancinante, da replicare nelle coscienze fino in fondo.
Così il ragazzino protagonista s’appresta a crescere in questa cultura siciliana impregnata profondamente dell’idea che la criminalità non sia altro che un esercizio necessario di potere, che non rientra mai nella propria sfera familiare, un gioco delle parti in cui non è mai chiaro il bene e il male, quando appunto il male si fa finta di non vederlo, valutandolo come un accidente di percorso, perché poi in una posizione grottesca gli adulti confidano che la mafia uccide solo d’estate. Ma i sogni e le speranze di Arturo si alimentano della storia di quei giorni, degli omicidi del giudice Rocco Chinnici, del commissario Boris Giuliano, del Generale Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; e superato il fascino comico (ma non tanto) per la figura di Giulio Andreotti, il ragazzo giunge a formulare il pensiero rivoluzionario di ricorrere alla memoria impressa sulle targhe per combattere il silenzio e guidare il risveglio delle coscienze.

Parliamone

Si sente nell’aria lo stesso clima che anticipava il tempo delle stragi

Angela Napoli

A moderare il dibattitto che ha dato seguito alla proiezione del film, il direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, il quale ha evidenziato la genialità del film di Pif nell’aver saputo coinvolgere lo spettatore a tal punto da far comprendere il dramma della mafia insinuarsi “nel vizio della memoria”. Da qui il collegamento quasi automatico con il muro di disinformazione tirato su dal cattivo giornalismo, lo stesso che utilizza maldestramente le parole per denigrare, ad esempio, l’impegno dei magistrati (“vengono tacciati di protagonismo”) e dei giornalisti veramente liberi (“li chiamano fedeli alle procure”).
A seguire Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso a Palermo nella strage di mafia del 1992, ha iniziato il suo intervento con un elogio alla figura di Angela Napoli, consulente della commissione parlamentare antimafia, presente anche lei al dibattito, definendola “una delle poche in politica degna di fare il nome di mio fratello, appartenente ad un’idea di destra che era la stessa a cui era vicino Paolo, una destra che oggi non esiste più”. Lì per parlare ancora del sogno di Paolo, è particolare il ricordo dell’ultima telefonata al fratello giudice, il quale dopo insistenti inviti di Salvatore a partire per rifugiarsi altrove, gli rispondeva stizzito: “Perché sei scappato tu, chiedi agli altri di farlo?”. Salvatore Borsellino conferma poi la verità amara di quelle parole, quando confida di aver vissuto nel nord Italia in realtà in cui la mafia non si esprimeva con evidenza, ma c’era eccome, viste alcune rivelazioni di connivenza anche in quei contesti apparentemente immuni.
Giorgio Lo Feudo, docente di filosofia del linguaggio e semiotica del testo presso l’Università della Calabria, ha sottolineato tecnicamente l’importanza della comunicazione – in particolare qui come strumento veicolante del messaggio del film – di saper trasmettere allo spettatore il desiderio a sua volta di “riparlarne”, di modo da sollecitare “una sorta di mobilitazione sociale” che porti ad un’operazione di testimonianza attiva, senza confini.
Angela Napoli, presente anche in qualità di presidente di Risveglio Ideale, ha confidato la sua sensazione di “sentire nell’aria lo stesso clima che anticipava il tempo delle stragi”, un sentimento per cui tanti l’accusano “di essere catastrofista”; prima di tutto l’onorevole, oggi come allora, riconosce la medesima traccia nella trattativa Stato-Mafia e nell’isolazionismo a cui sono stai relegati alcuni magistrati, uno per tutti “il  Procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho”.
A conclusione del dibattito, Luciano Regolo, direttore de L’Ora siamo noi, blog di informazione nato come fenice dalle ceneri de L’Ora della Calabria, ha ricordato la mission dell’informazione in quel risveglio delle coscienze “che il film di stasera ha così ben rappresentato, soprattutto nel finale”; e ripensando ai giorni tristi della chiusura del giornale di cui era direttore, non ha potuto fare a meno di indicare l’indifferenza con cui alcune testate regionali (Gazzetta del Sud e Il Quotidiano) hanno trattato la notizia. Ricollegandosi ancora al film, ha infine lanciato un appello a “recuperare quella dignità” che restituisca ai meridionali, e ai calabresi in primis, la possibilità di consegnare ai propri figli una società migliore, fondata sulla presa di coscienza che è la morte di quella dignità l’omicidio peggiore di cui è mandante la criminalità organizzata.