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Il “servizio” nella logica di Gesù e l’apertura alla sincerità del cuore nel segno della vera Misericordia

Commento giornalistico alla XXIX Domenica del Tempo Ordinario- E si respira già aria di “Giubileo” !
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Offriamo sul tavolo bandito in Cielo la nostra sofferenza, le nostre prove, ma anche tutta la nostra gioia e tutta la nostra esultanza, perché anche Lui – il nostro Signore Gesù – è “disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosci il patire” ( Is 53,2 ); ma l’elemento principale, fondante di tutta la storia della salvezza, è perché – prosegue sempre il Profeta Isaia, “dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità”.

Inizia con la lettura di questo brano del Profeta Isaia la liturgia della Parola della XXIX Domenica del Tempo Ordinario, che apre così la finestra sul capitolo 22 del Vangelo di Marco, laddove ascoltiamo molti cristiani – che si ritengono degli “arrivati”- invocarlo così:  “Signore, non mi importa degli altri, guarda me e preferisci me se ti chiedo di farmi stare alla tua destra o alla tua sinistra”. Non c’è frase più oscena che possa far indispettire Gesù. Eppure, la stessa richiesta la fecero addirittura Giacomo e Giovanni: “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Ma le cose non stanno proprio così: è invece il servire Dio “con lealtà e purezza di spirito”; ed il modello di tale servizio è Gesù Cristo nel suo sacrificio della croce, dove ha portato a compimento la volontà del Padre.

Il Vangelo ha capovolto il concetto di potere e di primato. La grandezza è nel servizio, ed il servizio si esplica nella gioia e nella sincerità di cuore, questa forza liberante e creatrice che ci spinge ad accostarci, come sottolinea l’Apostolo Paolo nella sua Lettera agli Ebrei, “ con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno”.

Non c’è via migliore per essere abbracciati dalla Misericordia del Padre che è quella della sincerità del cuore”.

Padre Ermes Ronchi, proprio a Lamezia per l’apertura dell’Anno Pastorale in Diocesi, ha sottolineato e ripetuto:

Tu vuoi la sincerità del cuore”; l’unica condizione per passare dal peccato al perdono è la sincerità”.

Allora non ci resta che metterci al servizio ed accogliere a primo acchito, con fiducia e – ripeto – con gioia all’invito rivolto dal Vescovo di Lamezia, monsignor Cantafora :

 Chiesa di Lamezia, per amore del tuo popolo, non tacere. Annuncia senza stancarti la misericordia. Esci e rivivrai.” 

Oppure raccogliamo un altro invito, quello che ci pone il Salmo 95 che pregheremo sempre in questa Domenica liturgica:

“ Date al Signore, o famiglie dei popoli,

date al Signore gloria e potenza,

date al Signore la gloria del suo nome.

Portate offerte ed entrate nei suoi atri”.