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Il Tribunale per i minorenni di Roma: acrobazie legali sulla pelle dei bambini

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La sentenza del Tribunale per i Minorenni di Roma fa un salto di qualità nell’ottica della ridefinizione dell’istituto dell’adozione. È quanto afferma l’avvocato Giancarlo Cerrelli, Consigliere Centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani.

I giudici del Tribunale romano con la sentenza odierna – afferma Cerrelli – hanno inventato un nuovo artifizio giuridico per giustificare quello che giuridicamente è difficilmente giustificabile.

I giudici romani hanno spostato la finalità dell’adozione intesa come tutela del best interest of the child, verso un’adozione del desiderio.

Questa ennesima sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma – continua Cerrelli – è uno schiaffo a quelle coppie di coniugi che attendono di poter donare una famiglia a un bimbo che non ce l’ha, ma che devono assoggettarsi a controlli stringenti e a mille ostacoli burocratici.

Sembra, invece, che alcuni giudici stiano favorendo un percorso privilegiato di adozione che è orientato a riconoscere delle situazioni di fatto che ad arte sono predisposte dai richiedenti, senza che sia fatta una valutazione seria del best interest of the child.

Il provvedimento – conclude Cerrelli – sposa una prospettiva adultocentrica molto concentrata su un preteso diritto della coppia omosessuale alla genitorialità adottiva – che non sussiste invero nemmeno per la coppia eterosessuale -, sicché il provvedimento finisce con lo spendere poche righe piuttosto superficiali proprio sull’interesse delle persone di età minore adottande, che costituisce il limite invalicabile dell’applicazione dell’istituto adottivo e che, in realtà, viene per nulla o molto poco indagato e valorizzato nel caso concreto.