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Il trionfo di Cristo sulla morte: sintesi del Messaggio per la Santa Pasqua 2020 consegnato alla Chiesa di Dio che è in Lamezia Terme.

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Il Messaggio pasquale rivolto dal Vescovo Monsignor Giuseppe Schillaci mette in primo piano il dramma subito, ed ancora in corso, dalla pandemia che ha improvvisamente spazzato via un’epoca storica per aprirne un’altra nuova, se il nuovo ci sarà: come, quando, con quali prospettive, presenti e principalmente futuro.

“Non potremo vivere i riti della Settimana Santa come gli altri anni, ma nessuno ci impedisce di proclamare, magari con uno stile nuovo, la nostra fede nel Signore Risorto.

Nel tempo del coronavirus, come i primi cristiani, ciò che più ci sta a cuore, in ogni occasione della nostra esistenza personale e comunitaria, è cercare di raccontare a tutti con e nella nostra vita la gioia e la bellezza della nostra fede in Gesù Cristo” . A richiamare la tragica conseguenza determinata dal coronavirus è il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, S.E. Mons. Giuseppe Schillaci nel  suo primo Messaggio pasquale. E, quindi, essendo proiettato nella nuova realtà storica mondiale, scattano tutti gli interrogativi ad essa legati, ricordando che – “questa calamità ci ricorda la fragilità della nostra esistenza creaturale e soprattutto la certezza, inscritta nel nostro essere umani, di dover morire: pensiero che tutti ci rattrista”. Dinnanzi al popolo confuso,  smarrito, incerto, emerge una delle tante finestre aperte sulla visione del dramma; iniziando con quella della “paura” : “ paura dell’annientamento del nostro essere e della nostra identità, della nostra storia; la paura di dover rinunciare e quindi abbandonare per sempre quegli affetti e quei legami che fanno e strutturano la nostra esistenza umana; la paura di dover rinunciare con la morte ,anzitutto, alle persone che ci hanno amati e  che amiamo” . Il Vescovo così prosegue: “Non c’è solo la paura per la mia morte, ma anche la paura per la morte dell’altro. Soprattutto quando l’altro è più piccolo, più vulnerabile, più indifeso, più fragile. Una società che riesce a prendersi cura dei più indifesi sviluppa quegli anticorpi che la rendono sempre più umana, benevola, accogliente, inclusiva. Questo momento di crisi, di difficoltà generale, forse ci ha resi più consapevoli che siamo tutti una grande famiglia, che siamo tutti nella stessa barca, che è fondamentale da parte di tutti, a partire dal nostro piccolo, adoperarci per il bene in ogni ambito della vita e cercare sempre quello che unisce mai quello che divide e ci divide gli uni dagli altri”.

Sul tema centrale della paura, Monsignor Schillaci indica altri necessari passaggi che formano un “unicum” della realtà presente :

In questo tempo di prova per tutti, noi come cristiani, contempliamo nostro Signore Gesù Cristo. Lasciamoci mettere in questione dalla sua umanità, in particolare come si rivela nel momento cruciale della sua passione: Egli ha avuto paura, non l’ha nascosta, anche se non si è lasciato paralizzare e vincere da questa. L’ha manifestata a se stesso e al Padre.

Il Signore, quella paura, l’ha fatta propria, l’ha attraversata, non l’ha fuggita

Durante questa suprema prova, purtroppo, non ha trovato conforto e sostegno umano nei suoi discepoli, ma è stato abbandonato e lasciato solo: “tutti lo abbandonarono e fuggirono” (Mc 14,50).

Nella sua vita non ha cercato altro che la volontà del Padre fino alla fine e senza fine. La volontà del Padre è che tutti gli uomini siano salvi “-Sofferenze, prove, paure che fanno sostanzialmente emergere anche  la concreta determinazione di camminare al passo di una umiltà e di una concretezza disarmanti; nella sua vita, Gesù ha dato tutto di Se. “Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato” (GS 22).

Per questo il Signore Gesù sa capire le nostre debolezze, le nostre fragilità, le nostre sofferenze e le nostre paure.

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno” (Eb 4, 14-16).” Una situazione, questa,  in cui Monsignor Schillaci intravede la ricchezza dei lineamenti parallelamente umani e divini, riposizionando al centro della riflessione il tema della paura. “Sì, la paura trova la risposta nella Risurrezione di Cristo. È incontrata dalla luce di Pasqua. Le lacrime sono asciugate dalla Buona Notizia. Il Risorto ci dà appuntamento oltre e fuori della nostra paura. I cristiani, che si lasciamo docilmente condurre dalla parola e dall’esempio del Signore Gesù, non possono cedere alla paura, ad un clima che favorisce la paura, così come neppure a coloro che, anche subdolamente, alimentano e strumentalizzano questo sentimento umano; non lasciamoci, dunque, prendere e vincere dalla paura!

E conclude il suo stupendo Messaggio pasquale nella evidente indicazione di avvicinare l’uomo a Dio e Dio all’uomo: “ Anche noi”, evidenzia quindi, “ lasciamoci raggiungere dal Cristo Risorto che, mettendosi accanto a ciascuno di noi, sostiene il nostro cammino e ci aiuta a leggere tutti questi eventi: il coronavirus, le morti, le paure, le angosce, le solitudini, le povertà, il nostro essere soltanto umili e fragili creature, il nostro non essere onnipotenti. È Lui, il Signore Risorto, che ci mette nelle condizioni di vivere in modo diverso la realtà, la nostra vita, e ridonarle sempre un significato nuovo. È Lui che fa nuove tutte le cose (cfr. Ap 25, 5).

Gesù il Signore è il significato profondo della nostra esistenza, egli è “l’Alfa e Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Ap22,13). Per questo San Paolo ci ricorda che “se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1 Cor 15, 14).

È come se dicesse ancora, a noi oggi, se Cristo non è risorto la nostra vita non ha senso, non ha senso lavorare, affaticarsi per tante cose, amare, impegnarsi per la giustizia, lottare per i più poveri, per la pace e la fratellanza tra i popoli. Il cristianesimo non si regge senza questo avvenimento.

Il Signore cammina con noi, lotta, soffre, vive con noi. Per questo mi piace affermare insieme con il nostro Papa: “La sua resurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparirei germogli della risurrezione. È una forza senza uguali” (EG 276).

Abbiamo urgente bisogno di questa forza senza eguali. Aneliamo a risorgere noi, ma anela a risorgere tutta l’umanità.

Abbiamo bisogno di questo principio vitale!


IL TESTO INTEGRALE DI QUESTO MESSAGGIO E’ STATO INTEGRALMENTE PUBBLICATO IN ALTRA PAGINA DI “ LAMEZIA LIVE”, ASSIEME AL TESTO DELLA PREGHIERA CHE ACCOMPAGNA IL MESSAGGIO.