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Importanti ritrovamenti archeologici a Monasterace

Scoperte dieci buche rituali scavate nel terreno, contenenti, oltre a ceramiche, lucerne e monete, falangi umane. Chi erano i Brettii
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È una Calabria che sta riportando man mano alla luce la “Calabria che era”, la Calabria delle civiltà e della cultura, la Calabria dei greci, dei romani e dei brettii. Si, proprio dei Brettii, come ancora è venuto alla luce nelle ultime ore presso le Terme Ellenistiche di Monasterace, dove – durante una campagna di scavi archeologici – sono state scoperte dieci buche rituali scavate nel terreno, contenenti, oltre a ceramiche, lucerne e monete, falangi umane.

Un po’ di storia non guasta: quando i bretti si stabilirono in Calabria, trovarono altre popolazioni già residenti, come i coloni greci e altri popoli pre-italici. Gente di stirpe sannita, si stabilirono dunque in Calabria attorno al IV secolo a.C..

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Originariamente erano pastori nomadi, ma man mano diventarono popolo sedentario, ed iniziarono a costruire piccoli villaggi distanti pochi chilometri l’uno dall’altro, intervallati da roccaforti chiamate Oppida, nuclei urbani fortificati, nelle quali si riunivano le classi sociali più elevate, come i guerrieri, i magistrati e forse i sacerdoti.

Con il sorgere di varie altre città. Costituirono la “Confederazione Brettia”, che vide elevata come capitale Cosentia, l’attuale Cosenza.

Le loro mire espansionistiche portarono alla conquista di varie città, come Temesa, Terina ed Hipponion, fallendo però la conquista di Kroton. I greci tentarono di resistere in ogni modo all’avanzata Brettiia, arrivando perfino a chiedere aiuto ad Alessandro il Molosso, re d’Epiro e zio di Alessandro Magno. I brettii si avviarono alla loro decadenza con l’arrivo dei romani; tutto questo, però, dopo una continua serie di attacchi e di lotte contro l’impero romano. L’ultimo attacco violento si registrò nel ’71 a.C., quando Spartaco venne accerchiato e sconfitto dal console Marco Licinio Grasso, nei pressi del fiume Sele.

Chiuso qui il sintetico ma necessario riferimento storico, il ritrovamento avvenuto nei pressi di Monasterace è di grande importanza e di fondamentale aiuto ad ulteriori studi che si stanno facendo e che dovrebbero essere intensificati, non soltanto nella zona di Monasterace. Temesa e Terina, su tutti.

Il ritrovamento, unico nel suo genere non solo in Magna Grecia – ha detto l’archeologo Francesco Cuteri – consentirà di definire in maniera più concreta la sfera rituale e del sacro dei Bretti, presenti nell’antica Kaulonia.