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IRAQ 11 anni di fallimenti e disastri occidentali

L'Occidente fa finta e chiude gli occhi
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Il fallimento della politica occidentale in Iraq è sotto gli occhi di tutti.

Bisogna essere ciechi per non vedere che dall’invasione dell’Iraq, nel 2003, che pose fine al regime di Saddam Hussein e successivamente alla sua vita per impiccagione, è stato un susseguirsi di fallimenti e disastri.

Eliminando il “Rais”, pensavano di aver regolato i conti con il passato, un passato molto scomodo per i paesi occidentali che nella loro totalità avevano fatto affari con lui, avevano chiuso entrambi gli occhi per non vedere lo sterminio dei curdi portato avanti dal regime di Baghdad.L’attuale “guerra settaria” che oppone in Iraq l’estremismo sunnita, che si presenta come ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria), guidato da Abu Bakt Al Daghdadi, e la componente sciita, rappresentata dal governo di Nouri Al Maliki, sta portando distruzione e morte. Gli islamisti sunniti dell’ISIS, dopo la conquista della città di Mosul, hanno dichiarato di aver catturato qualche migliaio di soldati iracheni, a Tikrit, e di averne giustiziato almeno 1700 (con tanto di foto sul web) e, con la loro inarrestabile avanzata, sono sicuri di marciare presto su Baghdad.

I guerriglieri dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, che in pratica sono la variante di Al Qaida, molto attivi in Siria, i quali si distinguono per la ferocia con cui uccidono, sgozzano e crocifiggono, godono dell’illimitato sostegno dell’Arabia Saudita e dei ricchi donatori degli Emirati.Nella sua guerra anti-sciita ed in particolare anti-iraniana, l’Arabia Saudita, non riuscendo a vincere in Siria dove Assad è saldamente al potere, concentra la sua azione destabilizzante contro la parte più debole dei filo-iraniani nel mondo arabo, costituita dallo stato iracheno.

Il riavvicinamento che da qualche tempo l’Arabia Saudita ha operato verso i ribelli baatisti, coordinati dall’ex vice Presidente di Saddam Hussein, Izzat Ibrahim Al Douri, che sono composti, per la maggior parte, da ex ufficiali e soldati dell’ex esercito iracheno, è all’origine del successo militare delle forze sunnite, inquadrate e strutturate come un vero esercito che ha messo in fuga quello del governo iracheno.Gli Stati Uniti, sebbene “tutori” dello stato e del governo di Baghdad, non osano muovere un dito in sua difesa e allacciano relazioni con l’Iran, sicuri che sarà quest’ultimo a intervenire in difesa delle comunità sciite. Infatti l’Iran ha già inviato due battaglioni di Pasdaran, che sono stati dispiegati a difesa dei luoghi sacri, agli sciiti.

Nel contempo gli americani sanno che il progetto, saudita e dell’Isis, di dividere il paese in tre entità comunitarie: sciita al sud, sunnita al nord, curda ad est, può anche andar bene sia per loro che per Israele, avendo, inoltre, l’assicurazione dell’alleato Saudita di tenere lontano l’ISIS da eventuali azioni anti-americane.

Di fronte a tutti questi avvenimenti, quale sarà la sorte della comunità Cristiana?  In Iraq, come nel resto del mondo arabo, la comunità più debole ed indifesa è infatti proprio quella cristiana, soprattutto a nord del Paese, nella città di Qaraqosh, a circa 45 km da Mosul dove i 40mila cristiani vivono momenti di grande trepidazione e terrore, esposti, come sono, alla violenza degli jihadisti o alla loro clemenza.

Un tempo, prima che i valichi del nord passassero sotto il controllo dei radicali islamici, i profughi cristiani avevano una via di fuga e una speranza di salvezza raggiungendo la vicina Siria. Oggi anche questa via è loro preclusa.
Come al solito, di fronte ai più di 3mila morti e oltre 10mila profughi dell’ultimo mese, in Iraq, l’Occidente e gli organismi internazionali continuano a fare da spettatori.