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Iraq: lo Stato Islamico e i suoi complici

Noi facciamo costruire le loro moschee, loro preparano le nostre tombe
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Dal 7 agosto 2007 gli Stati Uniti sono tornati in Iraq, ma solo dal cielo. I media celebrano l’Obama “umanitario” che bombarda le postazioni dei terroristi islamici dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria o Levante).

Dalla lettura del testo integrale del “Discorso alla Nazione” (08/08/2014) emerge tutta l’ipocrisia del presidente degli Usa, Barack Obama, e quello che è il reale progetto per la regione. I motivi dell’intervento americano in Iraq, a detta del Presidente USA, sono attacchi aerei mirati per l’avvicinamento dell’avanzata dell’ISIS alla citta curda di Erbil, dove è di stanza personale diplomatico e militare americano, ed evitare che si spingano verso Baghdad dove ha sede l’Ambasciata Americana. In seguito parla di “sforzo umanitario per contribuire a salvare migliaia di civili”.

Da giugno e anche prima, gli Stati Uniti e gli Organismi Internazionali, che oggi improvvisamente si travestono da umanitari, sono stati a guardare gli eccidi, le crocifissioni, le esecuzioni di massa e oltre 1 milione di profughi. Nei loro progetti l’Iraq deve cessare di essere una Nazione e diventare un paese smembrato e costituito da tre entità statuali: curdo a nord; sunnita ad ovest; sciita ad est. Non a caso gli Stati Uniti sono intervenuti non tanto per distruggere l’ISIS, ma per ricordargli di stare lontani dal Kurdistan e dando loro libertà di manovra e di “massacri” in tutto l’Iraq settentrionale. Questo attacco è stato preceduto da una immediata campagna umanitaria e dalla denuncia dei crimini jiahidisti che avvenivano da tempo, ma che sono stati portati alla ribalta nei giorni scorsi a giustificazione dell’attacco.

Se la politica israeliana consiste nel “divide et impera”, che si traduce nella frammentazione dei vicini Stati arabi, rendendoli deboli ed in guerra tra di loro, l’ISIS è l’attore che meglio realizza questi interessi, che coincidono, a volte, con diverse sfaccettature, con quelle degli USA, Turchia, Arabia Saudita (maggior agente destabilizzante) e Qatar. Non è un segreto che chi ha allevato e reso forte l’ISIS, siano stati, in primis, il braccio armato degli Stati Uniti nella regione, e cioè Arabia Saudita e Qatar.

Il supporto USA – NATO all’ISIS viene incanalato attraverso gli alleati segretamente più fedeli dell’America: Qatar e Arabia Saudita. Global Research – 14 giugno 2014

Attraverso gli alleati come l’Arabia Saudita e il Qatar, l’Occidente ha sostenuto gruppi ribelli militanti che si sono, da allora, mutati in ISIS e altre organizzazioni collegate ad Al Qaida. Daily Telegraph-12-06-2014

Un recente rapporto pubblicato dal World Net Daily afferma che gli Stati Uniti hanno addestrato gli appartenenti all’ISIS nel 2012 in una base nella città giordana di Safawi, mentre uno dei centri di addestramento si trova anche in Turchia vicino la base aerea di Incirlik.
Addestrati per combattere contro Assad in Siria, ora vengono rivolti contro l’anello debole dell’asse sciita, l’Iraq. Ed è veramente curioso notare come gli appartenenti allo “Stato Islamico” vengono etichettati come “gruppo ribelle” in Siria e “gruppo terrorista” in Iraq, ma senza un cambio di sostanza.

È semplicemente abominevole e vergognoso che i Paesi che apparentemente si presentano come paladini della libertà e dell’immancabile “democrazia” siano poi gli stessi aguzzini dei popoli medio-orientali, capaci di vendere l’anima al diavolo per un barile di petrolio; di barattare la vita di centinia di migliaia di esseri innocenti per interessi geopolitici; di affidare il ruolo di “interlocutori” ad un’accozzaglia di esseri che sembrano usciti dagli inferi e che uccidono, massacrano, stuprano, sgozzano, rivendicano diritti divini e califfati con la complicità degli occidentali, Stato Italiano compreso.

Di fronte a tanta crudeltà, forse le parole non bastano più a descrivere gli orrori che gli stessi mandano via internet per farci vedere come vengono trattati gli “infedeli”. È giunto il tempo di togliere la maschera all’ipocrisia della politica, delle conferenze di pace gestite e ordite dagli stessi che fanno la guerra e sui quali cade la responsabilità dell’innocente sangue versato di quella gente, di quei cristiani, con il quale stanno tracciando i confini del nuovo e “democratico” Medio-Oriente.
Noi, nel nostro Paese, permettiamo loro di costruire le moschee dalle quali incitano all’odio e alla violenza, auspicando la distruzione di quel che resta della nostra civiltà, e loro, in cambio, bruciano le chiese, sterminano e costringono all’esodo le nostre comunità cristiane, e preparano la nostra tomba.