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La Chiesa di San Francesco, ora Santa Maria Maggiore

Quarto percorso della nostra ricostruzione storico - turistica: "LAMEZIA e' ..."
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La chiesa-convento di San Francesco presenta una storia ricca di fascino e che fa la trafila nel corso dei secoli, ad iniziare dall’epoca sicuramente antecedente al 1200 .

Gli storici, in questa indicazione, sono d’accordo nel collocare al 1240 l’anno in cui fu portata a compimento la gestione del convento di San Francesco con l’annessa chiesa da parte dei Benedettini di Sant’Eufemia. Quindi, l’anno di costruzione della struttura in questione risale comprensibilmente ad anni precedenti, se non addirittura anche di qualche decennio.

Proprio nel 1240 re Federico II, riscattando il convento, ne fece dono ai Minori Francescani, il cui Ordine era stato fondato appena 32 anni prima da San Francesco d’Assisi, subito approvato nell’anno successivo da Papa Innocenzo III.

La gestione del convento passò, da allora, di Ordine in Ordine, tanto che nel 1462 esso figura dell’Ordine degli Osservanti e, nel 1594, dell’Ordine dei Riformati.

Dal 1638, l’anno del terrificante terremoto, agli eventi per così dire di natura istituzionale, fecero da riscontro quelli legati ad eventi catastrofici . Il 27 marzo di quell’anno, appunto, l’evento sismico fece crollare gran parte del convento e della chiesa, proprio mentre i numerosi fedeli erano intenti a seguire le funzioni religiose collegate al Giubileo.

Tra i pochi scampati alla morte, ci fu la Principessa Giovanna d’Aquino che, anche in segno di voto, contribuì poi alla riedificazione della chiesa.

L’alluvione del 1792 provocò lo straripamento del torrente Piazza, che fece registrare altri danni e lutti In quella circostanza ,molte persone riuscirono a porsi in salvo in quanto fecero in tempo a trovare riparo arrampicandosi affannosamente lungo l’ampia scalinata, al termine della quale è situato l’ingresso alla chiesa ed allo stesso convento.

Quasi identico disastro avvenne nel 1876, quando lo stesso turbolento torrente spazzò via la chiesa di Santa Maria Maggiore che sorgeva dove attualmente c’è la piazzetta di Santa Maria, a ridosso di piazza Mazzini; fu così che i parrocchiani di quella chiesa trovarono riparo all’interno della chiesa di San Francesco e ,da allora, viene conosciuta col nome di Santa Maria Maggiore, anche perché il parroco del tempo -don Gennaro Vecchi- riuscì ad avere l’autorizzazione a celebrarvi le funzioni religiose da parte dell’Amministrazione comunale , titolare di un diritto d’uso avuto dieci anni prima (1867).

Al posto del convento, trasformato nel 1808 in quartiere delle truppe francesi e nel 1818 a caserma della gendarmeria, è stata insediata la sede della Casa penitenziaria sin dal 1877, annessa proprio alla chiesa stessa, per come lo fu fin dall’inizio.

Essendo una delle più antiche chiese di Lamezia, è ben evidente che essa conservi delle opere d’arte di notevole interesse; ad iniziare -fin dall’ingresso- dal magnifico portale, di pietra calcarea sagomata, risalente certamente ad epoca molto remota.

Più di recente è la presenza dello stupendo mosaico che domina la facciata della chiesa e che raffigura San Francesco d’Assisi, fatto costruire per interessamento del parroco don Antonio Pileggi.

Splendido anche lo stile barocco che impreziosisce la struttura, al cui interno si possono ammirare diversi dipinti :

la Natività, a sinistra dell’entrata, mentre sulla parte destra dominano due affreschi riportanti le figure di Santa Chiara d’Assisi.

Nel presbiterio , il Cristo Morto tra le braccia di Dio Padre, o “Trinità dolente”; è una riproposizione del quadro in olio su tela dipinto da Francesco Coltelli (1759), il cui originale è esposto nel Museo diocesano.

Mentre -alzando lo sguardo in direzione del soffitto- si ammirano tre dipinti che raffigurano San Francesco d’Assisi in estasi, l’Immacolata e la Morte di San Francesco. I dipinti vengono sicuramente attribuiti (tranne quello dell’Immacolata) a due autori famosi nel tempo e nella pittura sacra : Colelli e Costanzo. Situate ai due lati dell’altare maggiore sono due statue di pregevole e sicuramente storica fattura: quella che riporta le sante Chiara di Assisi e Rosa da Viterbo.

Molto pregevole la statua della Madonna dell’Assunta, tra le più antiche tra quelle che esistono in tutta la Diocesi, e che domina la parte centrale dell’altare maggiore; essa è stata restaurata proprio di recente e magnificamente restituita al suo splendore d’origine, grazie all’interessamento del parroco don Osvaldo Gatto.

Sono pure di una certa importanza artistica le statue di Sant’Anna, della Madonna del Carmine e del Sacro Cuore.

Nella cappella a fianco dell’altare maggiore domina un imponente Crocifisso ligneo, di pregevole lavorazione e d’epoca decisamente molto remota.

Per ultimo , resta da evidenziare che la chiesa ospita una bella e molto espressiva statua di Santa Rita da Cascia, la cui devozione è particolarmente sentita nel mese di maggio, con larga e fruttuosa partecipazione di fedeli provenienti anche da altre parrocchie e da altri Comuni del lametino.

Così come sono pure molto seguite e suggestive la Novena dell’Immacolata e l’Adorazione della Santa Croce al Venerdì santo.