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La Chiesa Irachena alza la voce

A Mosul si muore, a Baghdad cristiani e musulmani pregano insieme
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Dopo l’appello di papa Francesco sulla persecuzione dei cristiani in Medio-Oriente e in Iraq, ricordando la tragedia che essi stanno vivendo a Mosul, si è, ancora una volta, alzata la voce dei rappresentanti della Chiesa irachena.

Il Patriarca della Chiesa Siro Cattolica, Ignace Joseph  Younan III, ha denunciato  che “l’Arcivescovado a Mosul è stato bruciato totalmente, così  come i manoscritti e la biblioteca. Ai pochi cristiani rimasti è stato imposto di convertirsi all’Islam, pagare la jizya, la pesante tassa che grava sugli infedeli, o essere uccisi.”.

Tutto ciò mentre a Baghdad, dopo la Messa domenicale del 20 luglio 2014, un gruppo di musulmani, uomini e donne, si è riunito davanti alla Chiesa di S. Giorgio per condannare gli attacchi subiti dalla comunità cristiana di Mosul, e hanno portato la loro solidarietà e vicinanza, condannando le atrocità commesse dallo “Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (o Levante)” (ISIS). Alcuni di loro si sono presentati davanti alla chiesa con un cartello con su scritto “Sono un cristiano iracheno”. Subito dopo la messa, hanno cantato insieme l’inno nazionale ed hanno pregato insieme secondo i propri riti.

Di fronte a questo gesto di luce e di speranza, Sua Beatitudine Mar Louis Raphael Sako li ha ringraziati ed ha avuto parole molto dure verso i terroristi dell’ISIS e delle loro azioni a Mosul: “E’ una vergogna e un crimine cacciare persone innocenti dalle proprie case e confiscare le loro proprietà perché sono “diversi”, perché sono cristiani. Il mondo intero deve ribellarsi contro queste azioni abominevoli”.

Lo stesso Patriarca, in una Lettera indirizzata “A tutti coloro che hanno a cuore l’unità nazionale dell’Iraq”, ricorda alle comunità musulmane che “l’agire del sedicente Stato Islamico è contrario al Corano e danneggia la grande storia comune di impegno di tutti gli iracheni per la nazione”, condannando tutte le atrocità commesse in nome della religione.

Qualche settimana fa, gli islamisti, arrivando a Mosul , dopo aver sbaragliato l’esercito iracheno, hanno commesso ogni genere di violenza sulla comunità cristiana e sciita, e circa 1700 soldati iracheni sono stati massacrati nell’arco di due giorni, attraverso vere e proprie esecuzioni sommarie che il mondo ha potuto vedere sul web, dove sono state postate dai terroristi. Successivamente, le case dei  membri delle comunità cristiane  e sciite sono state marchiate con una “N”(nazareni) le prime, con una “R”(rejectors-traditori) le seconde.

Il mondo, soprattutto quello occidentale, tra i responsabili di questa situazione, sembra aver rimosso, dopo meno di un mese, queste tragedie e i suoi morti, ma in Iraq e Siria si continua a morire come a Gaza.