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La Concattedrale di San Benedetto a Lamezia ha iniziato a vivere la sua storia

Il Cardinale Parolin: diventatene i protagonisti.
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La Concattedrale di San Benedetto a Lamezia ha iniziato a vivere la sua storia

Soltanto una fede provata e contemplata garantisce un futuro costante di gioia e di appartenenza a Gesù che salva, portandoci con Se, come fa il un padre o una mamma nei confronti di un figlio che lo si attende con un cuore pentito e contrito. E’ questo, nella dovuta sintesi, il senso di un colloquio tra due giovani “dispersi” nella grandiosità dell’area esterna alla Concattedrale di San Benedetto, l’imponente struttura di culto fortemente voluta in questo angolo della Calabria dal Papa emerito, Benedetto XVI, e dal titolare della Diocesi di Lamezia Terme, monsignore Luigi Cantafora.

Un segno ed un senso che fino alle ore 22, circa, di ieri sera ( lunedì 25 marzo) è stata sommersa da un fiume di emozioni e di sensazioni , in special modo quando le luci si sono spente,  quasi come per lasciare spazi dovuti agli interrogativi che misticamente erano avvolti in una nube  di incenso che oltrepassava i confini della Concattedrale, per poi disperdersi nell’Infinito di Dio.

I due giovani a colloquio, ai quali se ne erano aggiunti  frattanto altri, fino a formare un bel gruppo, si chiedevano a voce alta e rotta dalle emozioni del momento: “ Ma  io ne farò parte di questo insieme di gioia, che ci invita a vivere l’unicum straordinario della vera fede cristiana? “-

Ed ancora :” faremo parte di questa porzione di popolo che ha riconosciuto la presenza di Dio Padre, chino e commosso sulle piaghe bisognevoli di cure, di quelle cure che solo Lui può dare? Saremo un insieme di popolo in cammino, sospinto da una carità vissuta e praticata; una carità che è frutto della Misericordia divina in quanto Dio non  gode delle nostre fragilità umane, ma le raccoglie e  se le porta via, fino alla Vetta del Golgota , poggiandole sul costato di Cristo Suo Figlio. Sotto quella Croce si forma l’identità cristiana e lì c’è il Cristo-Amore che ci conduce all’infinito di Dio.

“ Signore, io vorrò amarti”, pregavano quei giovani  col cuore gonfio per un “depositum fidei” che tocca, disarma, cancella, guarisce, nel mentre, dall’interno della chiesa – concattedrale, Sua Eminenza Parolin invitava tutti a ripetere più volte  questa preghiera, breve quanto efficace. “ Lui è qui. Lui non ci abbandona mai. Lui si fa carico delle nostre prove e ci ricolma di quella gioia che solo Lui può garantire.

La grande affluenza di pubblico e di fedeli, dopo quattro ore di rispettoso silenzio, sta ormai abbandonando l’area esterna alla Concattedrale, dove si sono  posti nell’urna dell’Eternità i segni sacramentali previsti dal cerimoniale eucaristico.

In alto c’è la luna che accompagna il cammino di ritorno, mentre ancora i giovani dialogano  sulla grandezza infinita di Dio, ripetendo vicendevolmente: ”Nulla è allora impossibile a Dio!”.

Una fra le tante suore, riconoscendomi, mi ha dato il segno della pace, aggiungendo: “ E’ bello stare qui, vero? . “ Signore, chi arbitrerà nella tua tenda?”

  E via con le tante risposte che – di rimando – ci si scambiava a ritmo continuo:

“ Chi cammina senza macchia ed opera la giustizia; chi va incontro alle pecorella che s’era smarrita e che è stata ritrovata per riportarla nell’Ovile; chi condivide i problemi del prossimo e del più bisognoso; chi non cede alle sensazioni del pessimismo; colui che non si arrende mai; chi è umile, solidale; che ha perdonato, chi sente il bisogno di inginocchiarsi davanti al Tabernacolo. Tutto questo mentre  ci si scambia la gioia per gli spazi che sono stati ripuliti nel nostro cuore, spazi vuoti, spazi di sofferenza che ora è stata definitivamente cancellata;  spazi riempiti dal silenzio meditato e contemplato. Il Cardinale Parolin ha impostato su questa traccia il senso della sua presenza a Lamezia, proponendo alcuni impegni – tra i tanti – da adempiere  nella saggezza, nella speranza, nella gioia. A chi è rivolto tale invito? A chi cammina nella carità fraterna; a chi scopre la centralità dei valori umani; a chi riempie quegli spazi vuoti sull’esempio dei santi e dei martiri, alcuni dei quali sono stati posti all’interno dell’Altare maggiore come reliquie fino all’Eternità di Dio.

Il tutto non finisce qui, ma parte da qui. E ci vorrà veramente coraggio per sostenere i numerosi impegni dovuti alla manutenzione delle ampie strutture  ed alla gestione delle attività a supporto della benefica presenza a di questa incantevole Con-cattedrale.

La luna ha frattanto compiuto più della metà dell’emiciclo a lei assegnato dal Dio Creatore.

I giovani, finito il colloquio, si sono divisi per raggiungere le rispettive abitazioni. E la storia si ferma qui. Il resto lo vedranno i posteri.

  • Invece di aiutare i poveri con giá 22 chiese a lamezia sistemano i preti …

  • Se nn ce’ l’agibilita’ dovrebbero arrestare le mummie

  • Ma questo, ma quello, ma quest’altro non va bene mai niente

  • DELLA SERIE DELLE ELUCUBRARITA’ ..
    SE NON SI FANTASTICA
    NON C’E’ VERITA’
    “”CONCATTEDRALE””
    GRANDE STUPIDITA’
    PER INDICARE UNA REALTA’ ..
    QUANTO PIU’ SEMPLICE E REALE CHIAMARLA .. CON IL NOME CHE COMUNEMENTE SI DA’ .. “” CHIESA DI SAN BENEDETTO””
    BELLO .. LINEARE .. SEMPLICE E IMPONENTE
    COME IL SANTO CHE LO HA…..

  • Si
    ma il collaudo e l’Agibilita’ ?
    Come ha potuto il Commissario del Comune di Lamezia Terme entrare in una struttura mancante di tutti i certificati, in quanto ancora cantiere, tra cui Agibilità……….
    Potere di Dio…………..

  • Come a Lamezia, e a Lamezia Terme non a Lamezia

  • Bravissimo l’architetto .
    Portighese che ha progettato questa Chiesa .complimenti