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La differenza tra Progresso e Civiltà

di Stefano Greco
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“Tra il progresso e la civiltà, scelgo la civiltà; tra Steve Jobs e Platone, scelgo Platone”.

Così recita un aforisma dello scrittore Roberto Gervaso, pubblicato di recente sul Quotidiano Il Messaggero. Al di là della sua radicalità, la citazione mi offre lo spunto per ragionare sulla differenza tra questi due concetti cardine della storia umana e per domandarmi soprattutto se un’azienda innovativa debba essere promotrice di progresso o di civiltà, oppure di entrambi. “Progressus”, in latino, significa “cammino”, “passo in avanti in direzione di un miglioramento, di un incremento”.

Quando Neil Armstrong, il 20 Luglio 1969, posando per la prima volta un piede umano sulla luna, disse: “Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”, conferì a quell’azione il valore simbolico di un enorme progresso del genere umano. Tuttavia, in quegli stessi anni, un regista del calibro di Stanley Kubrick, attraverso film immortali come “2001: Odissea nello spazio” (1968), “Arancia Meccanica” (1971) o “Full Metal Jacket” (1987), si domandava sistematicamente se quello che noi definiamo “Progresso” coincide con un certo livello di Civiltà. La risposta fu negativa. In una delle tante scene di violenza gratuita del film “Arancia Meccanica”, il clochard aggredito dalla banda dei “Drughi” esclama esplicitamente: “A cosa serve andare nello Spazio se poi esistono persone come voi?”. Dunque, con buona pace dei dizionari dei sinonimi e dei contrari, “Progresso” e “Civiltà” sono due concetti molto diversi tra loro che forse presentano più divergenze che punti in comune.

Il Progresso esprime la natura tecnica dell’uomo, il suo cammino incrementale, lineare, verso applicazioni sempre più sofisticate, fruibili tuttavia soltanto da quella parte della popolazione mondiale che se le può permettere dal punto di vista economico. Il Progresso è anche uno strumento di autoaffermazione di un potere politico distruttivo, nel momento in cui quest’ultimo preferisce applicare le tecnologie alla produzione di armi o alla circolazione deregolamentata di capitali illegali e prodotti finanziari tossici.

La Civiltà, invece, è la capacità dell’uomo di esprimersi attraverso la “Cultura”, intesa come l’insieme dei diritti, delle espressioni artistiche, musicali, letterarie, etiche e sociali che hanno una valenza universale ed arricchiscono il “Patrimonio dell’Umanità”. Questa “Cultura” non va confusa con le singole “Culture” delle varie popolazioni contraddistinte ognuna da storia, lingua, religione, usi, costumi, tradizioni, convezioni, folklore. Civiltà è dunque lo sviluppo e la diffusione, su scala planetaria, di quel senso civico che ci consente, come esseri umani, di abitare il mondo nel rispetto reciproco, nella pacifica convivenza e nella cura dell’ambiente considerato come il nostro bene comune primario. Il Progresso, inteso nella sua accezione illuministica di razionalità abbinata al metodo scientifico, è l’insieme dei passi compiuti da qualcuno per risolvere i problemi e migliorare la qualità della vita di una parte soltanto della popolazione mondiale, spesso a detrimento di quell’altra che ne diventa vittima. Il Progresso ingloba nella sua visione il nefasto concetto di “crescita illimitata”, la Civiltà, invece, si àncora ai valori più ecologici ed inclusivi di “evoluzione armonica”, “rispetto per le persone e per l’ambiente”, “sviluppo sostenibile”, “pace universale”.

Lo sforzo del Progresso si concentra sull’applicazione tecnica, quello della Civiltà nell’offrire ad ogni uomo risorse intellettive e spirituali fondamentali per capire come stare al mondo nel modo migliore possibile, per il tempo di vita che è concesso ad ognuno di noi.

La filosofia, la letteratura, la poesia, la musica, le arti visive, il teatro, le scienze umane offrono all’uomo la possibilità di trascendere la sua natura tecnica per arrivare a scoprire il vero senso della vita: godere del giorno, apprezzare quello che si fa, quello che si è e quello si ha, nel fondamentale rispetto degli altri.

A cosa serve avere tanti amici sul social network se poi non salutiamo neanche il nostro vicino di casa?

A cosa serve finanziare spedizioni spaziali su Marte se milioni di persone continuano a morire di fame?

A cosa servono supertecnologici aerei da guerra se nei bagni delle nostre scuole manca la carta igienica?

Le Aziende, fino ad oggi considerate “Motori di Progresso”, dovrebbero iniziare a porsi in questa nuova prospettiva di “Agenti di Civiltà” nel mondo, come Organizzazioni artefici di un’ innovazione che non sia solo tecnica o tecnologica ma soprattutto etica, relazionale, solidale, collaborativa e disponibile per tutti gli abitanti del pianeta Terra. Un’ Istituzione o un’Azienda che vogliono “Fare Civiltà” in modo concreto, devono abolire paradigmi distruttivi come quelli di “crescita”, di “risorse umane”, di “profitti illeciti ma tollerati”, di “sfruttamento legalizzato dei lavoratori”, di “PIL” inteso come unico indicatore di benessere di un popolo.

Tornando alla citazione iniziale, posso dire che a me Steve Jobs è simpatico per cui auguro che, a partire da oggi, Progresso e Civiltà siano le due facce della stessa medaglia al “valore civile”, da assegnare a chi risolve i problemi del mondo e/o a chi riesce a far comunicare le persone come mai è accaduto nella storia dell’uomo.

In sintesi, Progresso e Civiltà sono da intendersi come due modus operandi complementari, in continua e proficua osmosi conoscitiva al servizio di tutti e che non devono mai escludersi vicendevolmente o porsi tra loro in maniera antagonistica e conflittuale.

Soltanto un memorandum finale:

“Ci sarà un buon governo solo quando i filosofi diventeranno re o i re diventeranno filosofi”.
Parola di Platone.

 

Fonte: Stefano Greco, Psicologo, Specialista di Management e Formatore