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La Ferro si scaglia contro l’antimafia di parata

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Il 10 novembre si sarebbe dovuto tenere un incontro-dibattito sulla legalità fra i candidati a Governatore della Calabria. Essso non potrà tenersi, non per colpa del Centro Studi Lazzati, organizzatore dell’iniziativa, ma difficoltà riconducibili a far coincidere le varie disponibilità dei diversi candidati, ognuno con i propri impegni. Il Centro studi, preso atto delle difficoltà prospettate alla realizzazione del confronto, auspica che i candidati a Governatore come quelli a consigliere facciano conoscere agli elettori la loro valutazione sulla legge Lazzati, ripresentata con le necessarie modifiche e conforme al testo originario impegnando iscritti e i propri parlamentari per la sollecita calendarizzazione e definitiva approvazione in parlamento. A tal proposito la candidata di Forza Italia, Wanda Ferro, dichiara

Si mettano al bando a riguardo il codice etico della Bindi (inutile perché privo di sanzione), le contursioni di chi scrive solo romanzi sulla mafia, di chi auspica la riapertura del carcere dell’Asinara e l’abolizione del divieto della reformatio in peius in appello se a proporre l’impugnazione è solo l’imputato.Liturgie queste dell’antimafia di parata. Come le navi della legalità, le gerbere gialle, la monotona litania della costituzione di parte civile nei processi di mafia, i frequenti attentati simulati, il danneggiamento alla lattuga di chi lotta la mafia, le pillole e le targhe anti n’drina. Il Centro studi si concentra ora sull’evento del giorno dopo presso la Corte D’appello di Palermo. La legge Lazzati è importantissima per le competizioni elettorali e lo è in particolare a Lamezia ove già la mafia ha incominciato a far rullare i suoi tamburi. Quelli dell’antimafia non rullano. Forse perché mancano i battitori?