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La filosofia di Platone: Il mito della caverna

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Platone, figlio di Aristone del demo di Collito (in greco antico: Πλάτων, Plátōn; Atene, 428/427 a.C. – Atene, 348/347 a.C.), è stato un filosofo greco antico. Assieme al suo maestro Socrate e al suo allievo Aristotele ha posto le basi del pensiero filosofico occidentale. Nacque ad Atene da genitori aristocratici. Sulla sua nascita esiste una leggenda di Speusippo riferita nell’opera Il banchetto funebre di Platone, secondo cui Platone sarebbe stato in realtà figlio del dio Apollo, e perciò anche fratello di Asclepio, «medico del corpo, come dell’anima immortale lo è Platone».

Diogene Laerzio ( uno storico greco antico, vissuto sotto l’Impero Romano. La sua opera Vite dei filosofi è una delle fonti principali sulla storia della filosofia greca.),  afferma che nel 390 a.C. circa, Platone giunse una prima volta in Magna Grecia dove fece la conoscenza del pitagorico Archita di Taranto. Numerose fonti antiche documentano i suoi successivi viaggi in Sicilia. Nel 388/387 a.C. vi si recò con l’intenzione di studiare da vicino il vulcano Etna. Lo storico greco  afferma che il filosofo ateniese si sia recato nel suo primo viaggio siciliano presso i crateri etnei. Alla sua testimonianza si aggiungono quelle di Ateneo e di Apuleio.

La filosofia platonica costituisce una tappa fondamentale dell’intera storia della filosofia occidentale, che si riconosce di lui debitrice. Nietzsche, ad esempio, nonostante la sua opposizione al socratismo e al platonismo, arriva a definirlo «il figlio più bello dell’antichità»; il filologo tedesco Wilhelm von Christ, invece, nell’atto di redigere la sua Geschichte der griechischen Literatur, qualifica Platone come «un bellissimo gioiello».

Come disse Ralph Waldo Emerson:

« In lui trovate ciò che avete già trovato in Omero, ora maturato in pensiero, il poeta convertito in filosofo, con vene di saggezza musicale più elevate di quelle raggiunte da Omero; come se Omero fosse il giovane e Platone l’uomo finito; eppure con la non minore sicurezza di un canto ardito e perfetto, quando ha cura di avvalersene; e con alcune corde d’arpa prese da un più alto cielo. Egli contiene il futuro, pur essendo uscito dal passato. In Platone esplorate l’Europa moderna nelle sue cause e nella sua semente, il tutto in un pensiero che la storia d’Europa incarna o dovrà ancora incarnare. »

Il mito della caverna è uno dei miti più noti della Repubblica di Platone contenuto nel settimo libro dell’opera. E’ la descrizione narrativa del percorso conoscitivo del filosofo, il quale, nella sua ricerca della verità, si stacca dal mondo sensibile per raggiungere le idee e il Bene, e ritornare quindi tra gli altri uomini per governare la città nel modo migliore.

  1. La caverna, ovvero il mondo della conoscenza sensibile: la caverna è un luogo angosciante, dove i prigionieri, incatenati fin da fanciulli, scorgono soltanto alcune ombre proiettate sulla parete che sta loro di fronte. Essi ritengono che le ombre siano l’unica e vera realtà esistente e non possono immaginare ciò che accade alle loro spalle.
  2. Il viaggio verso la luce: nella seconda parte del mito, Platone immagina che uno schiavo venga liberato dalle catene e trascinato all’esterno della caverna. Dopo aver scoperto che né le ombre che vedeva quando era incatenato, né gli oggetti portati lungo il muro e proiettati sul muro costituiscono la vera realtà, egli sarebbe abbagliato dalla luce del sole e solo poco per volta imparerebbe dapprima a discernere gli oggetti del mondo autentico e alla fine a guardare direttamente il sole (l’idea somma del bene).
  3. Il ritorno nella caverna: invece di rimanere a contemplare in solitudine il sole e il mondo reale, cioè il Bene e la verità, lo schiavo liberato decide di tornare nella caverna, per comunicare agli altri prigionieri ciò che ha visto e per aiutarli a liberarsi a loro volta della prigionia. I suoi occhi, però, faticheranno a riadattarsi al buio ed egli sarà deriso dagli altri schiavi, che si convinceranno che la luce esterna gli abbia rovinato gli occhi e quindi non gli crederanno. E alla fine, infastiditi dal suo tentativo di scioglierli e di portarli alla luce del sole, lo uccidono (è l’uccisione del filosofo: l’allusione a Socrate è evidente).
  4. La spiegazione del mito: Platone ricorda che l’impegno del filosofo verso i suoi simili è accolto il più delle volte con diffidenza, poiché chi ha raggiunto i più alti gradi della conoscenza fatica a tornare ad occuparsi delle cose ordinarie della vita: egli apparirà “ridicolo” a chi è immerso totalmente nella vita sensibile. Tuttavia, la “missione” del filosofo è degna del massimo rispetto.

Secondo alcuni autori si deve a Platone e alla sua scuola anche lo sviluppo della matematica e la fondazione del pensiero scientifico.

 

 

fonte: StudiaRapido