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La morte in diretta: sul web il video degli ultimi istanti di vita di Mango diventa virale

Baccini: «Siamo una società di guardoni senza alcun rispetto»
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Già la morte è crudele di per sé, quando poi è ripresa dal vivo (dio, che paradosso!) e divulgata senza alcuna pietà in rete arrivando ovunque fino ad essere condivisa sui social network, diventa ancora più spietata e devastante. È quello che sta succedendo in queste ore in seguito alla morte improvvisa di Pino Mango, uno tra i cantanti più raffinati del nostro panorama musicale.
Mango, che aveva compiuto 60 anni da un mese, è morto intorno alla mezzanotte di ieri, stroncato da un infarto, mentre si esibiva al PalaErcole di Policoro per un concerto di beneficenza intitolato “Solidarietà e integrazione: insieme costruiremo un mondo a colori”.
mango
Il video che ferma i suoi ultimi istanti di vita e che ancora adesso continua ad essere visionato, documenta esattamente quello che è successo: in scaletta c’è “Oro”, il brano del 1984 che ha consacrato la sua carriera. Mango è seduto alla tastiera e sta suonando.
Partono le prime note e lui prende ad intonare la canzone nel suo consueto modo, accarezzandola.
Nella voce non si sente alcuna incrinazione, non c’è una stortura, non una stonatura, nessuna nota sbagliata. E’ l’armonia di sempre, quella a cui ci ha abituato nel corso della sua quarantennale carriera. Quello che non ci si aspetta accade in un attimo: all’improvviso Mango smette di suonare e interrompe il canto. Chiede scusa ai presenti perché – questo lo si intuisce – c’è qualcosa che gli impedisce di continuare; si volta, guarda fuori dal palco e cerca qualcuno, poi con un cenno della mano chiede aiuto. La band accorre ma lui resta cosciente ancora pochi secondi quindi si accascia. Il suo braccio sinistro si abbatte sulla tastiera. L’ultima nota di ‘Oro’ è il suono sinistro, cupo, che si spande nell’aria dai tasti che ha involontariamente colpito. Mango se n’è andato così, ieri sera, sul tardi, davanti al suo pubblico, alla gente che lo amava.
“E’ morto come tutti gli artisti sognano di andarsene via” “è morto facendo la cosa che più amava fare” …“E’ stata una buona morte. E’ spirato sul palco…” sono questi i commenti che si susseguono il giorno dopo, oggi cioè, su tutte le bacheche di facebook e gli account di twitter.
Perfino Francesco Baccini che lo conosceva di primo acchito lo ha scritto: «E’morto sul palco … Da vero artista … R.I.P»
Poi, come me, anche lui ha fatto l’errore di cliccare su quel terribile video che subito lo ha portato a sfogare la sua amarezza su facebook «Questa società di guardoni – ha scritto – ha perso letteralmente il buon gusto e il rispetto per la vita altrui».
Perché il punto è proprio questo: perché deve accadere? Perché qualcuno – che a giudicare dalla sua presenza al concerto un minimo di ammirazione per Mango doveva pur avercela! – debba poi sentire anche il bisogno di caricarne in rete il video che lo riprende mentre muore? Non dovrebbe essere sconvolto anche solo per aver assistito di persona ai suoi ultimi istanti di vita? Perché non siamo più capaci di fermarci un attimo prima? È così faticoso pensare alle conseguenze che questo gesto potrebbe provocare, che sicuramente provocherà, nei due figli, molto giovani, del cantante, che come chiunque altro al mondo navigano in rete?
Cosa aggiunge questo video alla morte di Mango? Cosa dovrebbe rappresentare? La prova che è realmente morto perché altrimenti non ci avrebbe creduto nessuno?
Che razza di gente siamo?
moglie
Ma nella morte di Mango non c’è solo questo aspetto che ferisce chiunque abbia un minimo di rispetto per il Creato. Sono anche le stucchevoli frasi di circostanza degli addetti ai lavori, di chiunque abbia le chiavi di questo ‘magico mondo’che si ricorda della tua esistenza solo quando hai il cattivo gusto di lasciartela alle spalle.
E’ Enrico Ruggeri, colpito dalla perdita dell’amico, a sollevare la questione senza nasconderne lo sdegno: «Pino Mango era una delle voci più belle che avevamo. Sono sgomento, addolorato, non ho parole. Ora leggo belle frasi da giornalisti che non andavano da anni a un suo concerto, radio che non passavano le sue nuove canzoni e discografici che non avevano più voglia di investire su di lui. Per fortuna la gente continuava a seguirlo e ad amarlo. Un abbraccio, Pino, ovunque tu sia riposati, hai fatto grandi cose».
E di cose grandiose Mango nella sua vita, ne ha fatte davvero tante: aveva cominciato ad esibirsi a 7 anni a Lagonegro, il paese della Lucania dove era nato poi nel 1975 era andato a vivere a Roma dove aveva inciso il suo primo album per la RCA Italiana. In quel periodo Patty Pravo e Mia Martini, folgorate dall’estensione vocale di questo ragazzo, si innamorano dei suoi brani ed entrambe decidono di inserirli nei rispettivi album. Negli anni ’80 inizia a lavorare con la Fonit Cetra. Nel 1984 presenta un provino a Mara Maionchi: il testo originario era scritto da suo fratello Armando ed il titolo era “Mama Woodoo”. Mogol riscrive di sana pianta il testo che diventa“Oro”, la canzone che dà inizio alla sua carriera e trent’anni dopo, purtroppo, diventerà la colonna sonora della sua morte fisica.
Negli anni che seguono pubblica diversi album e partecipa più volte al festival di Sanremo: nel 1985 con “Il viaggio” non vince ma ottiene il premio della critica; nel 1986 partecipa con “Lei verrà” e si aggiudica il disco d’oro con oltre 150.000 copie vendute. Mango è anche un prolifico autore: scrive per molti colleghi tra cui Loretta Goggi per la quale nel 1986 firma la sigla del festival “Io nascerò”, scrive “Re” per la scandalosa Bertè che tutti ricordiamo a Sanremo in versione pre-maman. Con Lucio Dalla scrive “Bella d’estate” la canzone che venderà ben 350.000 copie e lancerà Mango in tutta Europa. Nel 1990 Mango torna a collaborare con Mogol e con il fratello Armando per l’album “Sirtaki”(che venderà mezzo milione di copie solo in Italia),e che contiene due brani che diventeranno altrettante hit: “Nella mia città” e “Come Monna Lisa”.
Mango continua a scrivere anche per altri artisti, come Mietta, pubblica altri album (“Come l’acqua” del 1992, “Mango” del 1994, “Dove vai” del 1995, “Credo” del 1997). Nel 1998 torna a Sanremo in coppia con Zenima e presenta “Luce”.
Con la produzione si ferma fino al 2002 quando pubblica “Disincanto” un album nel quale affiora una nuova vena compositiva e dei testi più personali. Grande successo ottiene il brano “La rondine”. Nel 2004 arriva il disco “Ti porto in Africa”, poi nel 2005 “Ti amo così”, che contiene il brano “Il dicembre degli aranci”, dove duetta con la moglie Laura Valente.
Torna a Sanremo nel 2007 col brano “Chissà se nevica” e si classifica quinto. Nel 2008 pubblica il disco di cover “Acchiappanuvole”. Collabora con i big della canzone italiana, poi nel 2011 pubblica il ventesimo album “La terra degli aquiloni”. Il suo ultimo lavoro è dello scorso maggio scorso: “L’amore è invisibile”, con tre inediti e cover di Sting, U2, De Andrè, Battisti, Bonocore, Minghi, Don Backy, Beatles, Bowie, Pino Daniele, oltre ad una canzone della tradizione sarda.
Poi ieri, l’ultima tappa della sua vita a Matera, dove tutto si ferma.
Mango lascia la moglie, Laura Valente, una bravissima collega con cui stava insieme fin dal 1985 e due figli: Filippo quasi 20 anni e Angelina, 15.
La camera ardente del cantante è stata allestita nella villa di Lagonegro
I funerali saranno celebrati mercoledì 10 dicembre, alle ore 11, nella Chiesa Madre di Lagonegro, la città lucana in cui viveva con la sua famiglia. Per quel giorno, il sindaco, Domenico Mitidieri, ha proclamato il lutto cittadino.