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Cittadino Agricoltura

La multinazionale S. Pellegrino evidenzierà sull’etichetta dei suoi prodotti imbottigliati la presenza minima del 20% di succo di frutta.

Lo dichiara il presidente del gruppo consiliare del Ncd, Giovanni Arruzzolo.
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“Esprimo sincera soddisfazione per la decisione della multinazionale S. Pellegrino di evidenziare sull’etichetta dei suoi prodotti imbottigliati destinati al consumo umano la presenza minima del 20% di succo di frutta”.

Lo dichiara il presidente del gruppo consiliare del Ncd, Giovanni Arruzzolo.

“Una battaglia in corso da decenni che ha visto impegnate le rappresentanze delle categorie agricole, osteggiata sempre dalle multinazionali del settore, che avevano penalizzato le nostre produzioni agrumicole provocando una crisi pericolosa, a rischio estinzione dei nostri prodotti e delle nostre aziende. E’ certamente un punto fermo – prosegue Arruzzolo – , un primo paletto che argina taluni strapoteri nazionali e internazionali sempre contro il Mezzogiorno e le sue produzioni tipiche, da cui far ripartire una efficace campagna di sostegno e di promozione dell’agrumicoltura della Piana di Gioia Tauro, indebolita non solo dagli effetti perversi di talune logiche di mercato, ma anche da annate meteo inclementi che ne hanno messo a dura prova la tenuta e la voglia di intraprendere degli agricoltori, in moltissimi casi, piccoli e medi proprietari terrieri che da quella terra hanno saputo estrarre negli anni reddito e dignità umana. Voglio anche esprimere il mio sostegno alla Coldiretti che in questi anni ha sempre combattuto una battaglia di principio e di verità sulla qualità dei prodotti agricoli destinati al consumo umano, un obiettivo che adesso inizia a prendere consistenza. In un’epoca in cui – dice ancora Giovanni Arruzzolo – e le conclusioni dell’Expo lo confermano, il genere umano tende a ritornare ai consumi agroalimentari compatibili con i cicli delle stagioni, accrescere la percentuale di succo naturale nelle bevande sospinge i prezzi ed il valore delle produzioni agrumicole verso livelli più accettabili dopo decenni di costanti disvalori, con le arance che non raggiungevano, o superavano in molti casi i sette centesimi al chilogrammo. Adesso – conclude Arruzzolo – dopo il momento della naturale euforia, è necessario che la nostra Regione, con le rappresentanze delle categorie produttive del settore, elabori quel necessario rilancio per mantenere le condizioni minime finalizzate al mantenimento dei fondi destinati all’agrumicoltura, stimolando le nuove generazioni a proseguire, con strumenti nuovi e migliorativi, il lavoro dei padri che ha garantito benessere a migliaia di famiglie per centinaia di anni”.