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La personale fotografica di Mario Cresci a Lamezia

Lo Studio Gallery del fotografo lametino Domenico Mendicino ospita una mostra fotografica di un artista importante e particolarmente vicino alle visioni concesse dal contesto meridionale.
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Il suo approccio a tratti visionario e disimpegnato fa del suo sguardo sulle cose e sulle persone l’angolatura migliore per richiamare l’arte dal suo punto di vista

L’Associazione Culturale P-Art (Art in progress) di Lamezia Terme presenta la mostra fotografica “Mario Cresci – Tempi di Ieri Spazi di Oggi”, a cura di Tonino Sicoli e Manuela Scimò. L’inaugurazione avverrà sabato 05 luglio alle ore 18,30, presso lo Studio Gallery di Domenico Mendicino a Lamezia Terme. La mostra resterà aperta fino al 30 settembre, secondo i seguenti giorni e orari: dal martedì al sabato, dalle 16,30 alle 19,00.
L’evento nasce da un’idea dell’Associazione P-Art in collaborazione con i curatori: Tonino Sicoli, Direttore Artistico del MAON – Museo d’Arte dell’Otto e Novecento (CS) e del Museo del Presente di Rende (CS), e Manuela Scimò, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e promotrice culturale da sempre attiva nel territorio.

Nato a Chiavari (Ge) nel 1942, oggi docente di “Teoria e metodo della fotografia” all’Accademia di Brera di Milano, Mario Cresci ha esposto in diverse importanti gallerie e in alcune edizioni della Biennale di Venezia, da quando negli anni Sessanta ha prestato ascolto alla sua verve artistica passando con misura e leggerezza stilistica dal disegno, alla fotografia, all’installazione.
Gli scatti presenti alla mostra sono segni di un invito a conservare immutato nel tempo i paesaggi viventi di un modo di vita tradizionale e sociale, istanti capaci di catturare volti autentici e luoghi vissuti nelle regioni del Mezzogiorno italiano. Da qui i presupposti etnici e antropologici dietro immagini volutamente dedicate all’esperienza di quegli spazi, che non solo restituiscono al viaggio una forma bislacca di memoria, come fossero diapositive del cuore, ma donano allo sguardo un significato collettivo che ne fa un cenno storico e conviviale.
Le figure di cui il mirino di Cresci si è così appropriato sono anche esperimenti curiosi, grazie ad una componente grafica che accompagna i suoi lavori, e grazie all’approccio a tratti visionario e disimpegnato che fa del suo sguardo sulle cose e sulle persone l’angolatura migliore per richiamare l’arte dal suo punto di vista.