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La povertà aumenta e le famiglie sono costrette a ricorrere a varie escamotage: ma fino a quando?

Preoccupanti gli indicatori forniti dal Centro Studi Unimpresa
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Se a livello nazionale gli indicatori economici – finanziari segnalano un vertiginoso aumento della povertà nelle famiglie, nelle Regioni del Sud la situazione si prevede comprensibilmente più accentuata e più drammatica.

Lo segnala uno studio portato avanti dal Centro Studi di Unimpresa che pone tale povertà ad una soglia del 25%, segnalando come sono diventate sempre più numerose le persone che hanno fatto ricorso a varie forme di sussidi: dai sostegni pubblici destinati a chi perde il lavoro ai finanziamenti personali chiesti per spese impreviste e non coperte con i redditi; dalle moratorie sui mutui alla richiesta di anticipo del trattamento di fine rapporto (Tfr) utilizzato anche per le spese di tutti i giorni; dal sistematico ritardo nel pagamento delle tasse e alla crescita delle rateizzazioni delle cartelle esattoriali ai versamenti fatti con denaro prestato o regalato da familiari.

Tutto questo per effetto di un aumento del costo dei servizi pubblici, aumento che ha influito sulla formazione di varie emergenze; tra queste – quella principale – riguarda la perdita del posto di lavoro che, ovviamente, ha provocato una salita dei sussidi pubblici dalla cassa integrazione straordinaria alle varia indennità erogate per la disoccupazione.

Poi ci sono i prestiti personali: si tratta di finanziamenti chiesti in banca non per comprare abitazioni, automobili, elettrodomestici né per fare viaggi, ma necessari a sopperire alla mancanza di liquidità, dal momento che gli stipendi non bastano più.

Sempre sul versante del credito è rilevante il fenomeno delle moratorie sui mutui, cioè gli accordi tra il ministero dell’Economia e le associazioni che rappresentano gli istituti volti a congelare temporaneamente le rate.  Altro aspetto importante è l’aumento delle richieste di anticipo del Tfr, peraltro oggetto di un provvedimento inserito nella legge di stabilità per il 2015.

Per quanto riguarda le tasse, i Caf di Unimpresa hanno rilevato il sistematico ritardo nel versamento delle varie imposte, da quelle sugli immobili all’Iva e all’Irpef, specie per artigiani e liberi professionisti. Chi ha ricevuto una cartella esattoriale, poi, con sempre maggiore frequenza fa ricorso agli strumenti di rateizzazione offerti dall’amministrazione finanziaria, recentemente portati da 6 a 10 anni.

Sorge spontanea, per ultima, la considerazione di fondo, che è contenuta nel rischio di una crisi sempre più galoppante: quali altri appoggi avranno un domani le famiglie che diventano sempre più povere?