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La processione di Oppido Mamertina e l’inchino vero

La giusta decisione del Vescovo di Oppido-Palmi ha innescato una profonda riflessione. Il Punto
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Nel  territorio della Diocesi di Oppido-Palmi non si svolgeranno mai più processioni, e questo a tempo indeterminato. Ovvero, secondo i tempi e le consuetudini ecclesiastiche ciò significa, detto senza mezzi termini, che non se ne faranno mai più.
Perché? Perché dovrà prima esser estirpata la radice mafiosa e ‘ndranghettista, e poi – eventualmente – riprendere.

Le vicende dell’inchino della Vergine Maria (e non alla Vergine Maria) al mafioso o, meglio, al capo mafioso di turno, hanno creato nella società, e non solo in quella di Palmi-Oppido, o in Calabria, quanto in tutta la Penisola, delle variegate riflessioni che sono tutte a difesa della integrità morale e spirituale della Santa Madre Chiesa.

La Madonna non s’è inchinata al diavolo ed al male, ma il suo inchino e la sua venerazione, soltanto nei confronti delle Persone della Santissima Trinità

S’è abbassata e si abbassa dinanzi alle persone colpite da sofferenze fisiche e morali per trasmettere il suo Amore di Misericordia e di Amore, e per ricordare che il Male si vince con il Bene. La Madonna schiaccia sempre la testa del serpente.
Il mafioso impersoni fica il Male, di cui se n’è “innamorato” follemente, liberamente ed orgogliosamente, e non si inchina verso nessuno, anche se lo deve fare non solo nei confronti del Divino in generale, quanto dinanzi alle Forze dell’Ordine, ai Magistrati, ai collaboratori di giustizia, alle persone verso le quali hanno aperto ferite inguaribili.
Le  immaginette sacre, le statuine sacre, il testo dei Vangeli o della Bibbia sono, per la cultura mafiosa, come quegli elementi usati da altra pericolosa schiera di persone per le loro “messe nere”.

La scelta del Vescovo è finalizzata – come ha dichiarato il Vicario della Diocesi di Oppido-Palmi, monsignor Giuseppe Acquaro – ad avviare una profonda riflessione sullo svolgimento delle processioni dopo quanto accaduto a Oppido Mamertina

Ma è il momento, buono e necessario, che dalle riflessioni si consolidi una ri-conversione da parte di tutti, perché nessuno è senza colpe  e senza  peccati. Coloro che si ritengono tali devono avere il coraggio – dinanzi a Dio e agli uomini – di scagliare la prima pietra.

In sostanza, è quello che sta invocando Papa Francesco da quando è sulla soglia di Pietro: il ritorno alla Casa del Padre che non deve essere frainteso come il passaggio all’altra vita, bensì come attuazione pratica, concreta, decisa, gioiosa e visibile in questa società che Bauman definisce con un termine molto appropriato: “società liquida”.