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La sua scultura come espressione alta dell’arte: Giuseppe Casale

A Pianopoli una mostra di alcune sue opere
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Si dice, ed i fatti concreti lo dimostrano sempre puntualmente, che i più grandi artisti, o scrittori, o, comunque, esponenti della cultura e delle professioni in genere  vengono apprezzati e celebrati “post mortem”, iniziando un cammino di più attenta analisi e di concreto studio sul “personaggio” (perché tale diventa, post mortem, ovviamente!) che è tutto al contrario di quel famoso “personaggio in cerca d’autore”, perché Autore è diventato lui stesso.

È proprio così, come tanti esempi ci dimostrano, l’ultimo – in ordine di tempo – lo si è scoperto con l’inaugurazione – avvenuta a Pianopoli –  della mostra artistica dedicata a Giuseppe Casale, scomparso nel 2005.

La sua scultura privilegiava il legno, che lui trasformava abilmente e mirabilmente in figure artistiche molto espressive e tali da suscitare emozioni e commozione, allo stesso tempo, perché il suo genio artistico- prima di sprigionarsi nelle opere modellate dalle sue abili mani- si sincronizzava con i battiti e con la voce del cuore.

Il cuore detta, le mani modellano, la mente coordina.

Molti e tutti  importanti sono i suoi capolavori: dal “Cristo in croce” al “Ratto delle sabine”; da “San Giorgio a cavallo” a “l’Amazzone”; dal “Cristo accogliente” a tante altre opere, tutte come se volessero evocare gli attimi pregnanti di un popolo  sofferente, qual è – appunto – quello calabrese.

Oltre alla mostra delle opere di Casale i visitatori, all’interno dell’area espositiva, hanno potuto altresì ammirare  i quadri della pittrice lametina Nadia Barberio, le foto di Raffaella Filippa di Pianopoli e della fotografa lametina  Romina Di Spena.