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La Uil sollecita diritti e benessere operatori di polizia penitenziaria

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Ripetutamente e con copiosa corrispondenza la UILPA Penitenziari ha invitato le articolazioni locali e regionale dell’Amministrazione penitenziaria calabrese a dare compiuta esecuzione alle direttive perentorie e cogenti del Capo del DAP, quali, in particolare, la nota n. GDAP-0206745-2012 del 30 maggio 2012, la nota n. GDAP-003697-2013 del 29 gennaio 2013 e la circolare n. 3649/6099 del 22 luglio 2013, reiterate con nota n. GDAP-0140584-2014 del 15 aprile 2014 e con lettera circolare del Direttore generale del personale e della formazione n. GDAP-0144378-2014 del 17 aprile 2014, soprattutto al fine di assicurare che “i carichi di lavoro – intesi come numero di turni lavorativi e compiti individuali – non superino la soglia della forza disponibile e delle capacità soggettive”. Nella quasi totalità delle sedi penitenziarie della Calabria, infatti, dette disposizioni non sono neppure assurte ad enunciazioni di principio, ma paiono non essere state neanche considerate dai Dirigenti penitenziari interessati, quasi come se fossero inattuabili, insensate, da eludere e/o da scartare. Difatti, pur attestando di aver “aperto” i detenuti per più ore al giorno, quasi sempre nelle realtà l’utenza viene “rinchiusa” all’aperto, vale a dire nei cortili passeggi, o comunque in altri ambienti sotto la strettissima sorveglianza statica degli appartenenti alla Polizia penitenziaria e senza alcuna offerta trattamentale aggiuntiva. Fatta parziale eccezione, forse, per la Casa di Reclusione di Laureana di Borrello e la sezione a “regime aperto” presso la Casa Circondariale di Paola, i modelli organizzativi degli istituti penitenziari, per quel che riguarda l’operatività della Polizia penitenziaria, non hanno subito evoluzioni ed, anzi, l’azione condotta dall’Amministrazione sotto lo slogan “rivoluzione normale” in Calabria si è tradotta in una specie di “involuzione eccezionale” (cfr. nota UILPA Penitenziari Calabria n. 266/13 del 13/12/2013). La vigilanza continua ad essere imperniata ed organizzata su posti di servizio statici, indipendentemente dal numero di operatori a disposizione, ed i carichi di lavoro per ciascun appartenente al Corpo di polizia penitenziaria – intesi sia come numero di turni lavorativi sia come compiti individuali – sono enormemente lievitati. Peraltro, sebbene nel ruolo degli Agenti e degli Assistenti uomini del Corpo si registri in regione un esubero rispetto alle piante organiche di cui al decreto ministeriale del 22 marzo 2013 e, ciononostante, si vantino numerosissimi distacchi in entrata da fuori regione (soprattutto in relazione alla messa in funzione della CC di Reggio Calabria-Arghillà e del nuovo padiglione presso la CC di Catanzaro) e di fatto da più di un anno sia stata dismessa la Casa Circondariale di Lamezia Terme, i servizi della Polizia penitenziaria sono quasi CarcereLameziasempre articolati su tre quadranti orari giornalieri con la previsione di lavoro straordinario programmato (spesso senza preventiva contrattazione con le Organizzazioni Sindacali) ed i diritti, anche costituzionali, degli operatori vengono costantemente compressi e mortificati quando non addirittura negati. Allora delle due l’una: o la quasi totalità dei Dirigenti penitenziari ed il Provveditore regionale della Calabria sono incapaci o riluttanti nello gestire le risorse umane messe loro a disposizione secondo le direttive impartite o le piante organiche della Calabria e le consequenziali istruzioni diramate sono gravemente errate. Nell’uno e nell’altro caso si ritiene che le SS.LL. non possano più far mancare i diretti, urgentissimi e tangibili interventi di competenza che restituiscano credibilità all’Amministrazione e mirino al coinvolgimento degli operatori in un progetto condiviso di perseguimento, autentico, degli obiettivi istituzionali. Anche perché se in qualche misura ci si aspettava dall’attuale Dirigenza dell’articolazione calabrese dell’Amministrazione penitenziaria il mancato riscontro di corrispondenza sindacale (cfr. note UILPA Penitenziari Calabria n. 139/14 del 08/09/2014 e n. 163/14 del 16/10/2014), di certo non si prevedeva che la stessa sorte potesse toccare a missive inoltrate dai Direttori degli istituti penitenziari. Il Direttore della Casa Circondariale di Vibo Valentia, infatti, in una riunione con le Organizzazioni Sindacali locali tenutasi il giorno 21 u.s., ha dichiarato di non aver potuto procedere a convocare queste ultime per la revisione del modello organizzativo a causa dell’“assenza del previsto assenso degli Uffici Superiori” (in particolare è stato affermato che il PRAP non avrebbe riscontrato alcune richieste) (cfr. verbale di riunione del 21/05/2014). Si invitano pertanto le SS.LL., ognuna per quanto di rispettiva competenza, a farsi concretamente carico di quanto segnalato anche attraverso l’offerta di documentazione probante e ad intervenire con celerità affinché in Calabria si ripristino condizioni di legittimità per quel che concerne l’organizzazione dei servizi della Polizia penitenziaria, ponendo altresì fine alla costante promanazione di segnali e atti deleteriamente contraddittori che disorientano il personale dipendente e sviliscono la stessa azione amministrativa nel perseguimento dei preminenti interessi della collettività.