Notizie, cronaca, sport, eventi della Città di Lamezia Terme

Cittadino Agricoltura

La vendemmia: una tradizione senza fine

Tradizioni e sensazioni in questo viaggio nella memoria
,
2.55K 0

Odore di mosto, sapore di uva appena raccolta, braccia stanche e sporche di acini schiacciati, scarpe piene di terra, è questa la vendemmia, e a casa mia ancora si fa come una volta. Mio padre come i miei zii, tengono molto alle tradizioni di famiglia e hanno ereditato da loro padre questa bella esperienza. La raccolta dell’uva avviene solitamente attorno alla metà di settembre, quando dopo un anno di cure e assistenze al vigneto, ci si appresta tutti ad andare in campagna. Un tempo più che adesso, questo momento era vissuto davvero come una festa.

Ci si organizzava dal giorno precedente, mia madre e mia zia Angela preparavano il pranzo che avremmo consumato lì nella casella, la casa mattoni e cemento, mentre zio Eugenio e papà, preparavano il carrello appendice, caricandolo di cassette, bascula, carriole, e tutti gli attrezzi del mestiere. Di solito si partiva la mattina presto, per evitare il caldo delle soleggiate giornate di settembre e una volta arrivati nella località Daniele, gli adulti andavano a lavorare nel vigneto mentre noi bambini giocavamo nella campagna.

Ricordo ancora che zio Eugenio ci aveva costruito una torretta di legno dalla quale si poteva vedere tutta la nostra terra e anche quella dei nostri vicini, lì giocavamo tutti noi cugini. Era davvero un momento gioioso per la nostra famiglia.

Quando i grandi avevo finito di raccogliere e caricare le cassette colme d’uva – ricordo aveva un colore nero e i grappoli erano grossi e pesanti – si portava nella nostra cantina di Bella. Lì tutto è ancora rimasto quasi immutato dai tempi di nonno Salvatore, papà conserva ancora delle botti costruite da lui. Bene una volta in cantina si scaricava l’uva che era pronta per essere macinata con una macchina che separava il raspo dagli acini che cadevano a loro volta in una grossa vasca di plastica e vi rimanevano per qualche giorno a fermentare, ecco quello era il mosto.

Durante i giorni di “riposo” lo si andava a mescolare con un grosso attrezzo fatto alla base di ferro e con il manico di legno e contemporaneamente se ne rilevava il grado di alcolicità che serviva da indicatore per far capire quando doveva schiacciato nel torchio. Ecco che da quella pressatura usciva quello che sarebbe poi divenuto il vino che veniva raccolto e travasato nelle botti. Lì sarebbe rimasto alcuni mesi per far sì che avvenisse il processo di maturazione. Poi intorno a dicembre/gennaio dopo un primo travaso in occasione della festa del Natale, a tavola durante il pranzo si degustava il vino Palazzo. Era davvero un soddisfazione poter assaporare il lavoro di un anno, in un bicchiere.

Certo oggi le cose sono un po’cambiate, qualcuno non può più prendere parte a questo momento, qualcun altro è fuori per lavoro, ma chi è rimasto conserva ancora gelosamente questa bellissima tradizione, continuandola a tramandare con amore e dedicandosi al lavoro con passione e dedizione.

 

cassette-uva