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La Via della Bellezza. Ragionare sull’arte

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Il 6 luglio, in occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Maria Goretti nella Chiesa a Lei intitolata, Alleanza Cattolica ha organizzato una mostra espositiva dal titolo “La Via della Bellezza. Ragionare sull’arte.”

Il percorso espositivo ha voluto dare seguito  agli appelli lanciati da Papa Francesco, proponendo una serie di testi di Benedetto XVI, fondamentali per invitare alla bellezza. Perché la chiamata alla bellezza è universale e fa parte di quel nucleo intimo della persona umana che la costituisce come tale.

Il Magistero della Chiesa propone una interpretazione della storia, traendo i suoi argomenti da varie scuole di pensiero cattolico. Una, quella detta controrivoluzionaria, ritiene che almeno dalla fine del Medioevo, sia in atto un profondo processo di scristianizzazione, che chiama Rivoluzione. Per andare a Dio si passa normalmente dal vero, dal buono e dal bello. Ma dal momento che la Rivoluzione ha reso difficile capire il vero e il buono oggi può essere più agevole partire dal bello. Questo spunto – caratteristico di esponenti della scuola contro-rivoluzionaria come il brasiliano Plinio Correa de Oliveira (1908-1995) – è passato anche nel Magistero della Chiesa.

In un documento del 2006 sulla bellezza del Pontificio Consiglio della Cultura, La Via pulchritudinis, leggiamo che oggi «una certa abitudine alla bruttezza, al cattivo gusto, alla volgarità, si vede promossa sia dalla pubblicità sia da alcuni “artisti folli” che fanno del brutto un valore, al fine di suscitare scandalo».

Per il Papa Emerito Benedetto XVI il criterio ultimo per capire se siamo di fronte alla vera bellezza, e per fruirne nel modo corretto, consiste nel chiederci se la bellezza creata cui ci troviamo di fronte è un segno trasparente che ci permette di risalire alla Bellezza increata, Dio. Perché la vera bellezza è «una via verso il Trascendente, verso il Mistero ultimo, verso Dio».

Dunque anche sulla bellezza si possono e si devono enunciare giudizi. Il pensiero corrente non fa altro che propagandare la nota formula che «non è bello quello che è bello, è bello quello che piace». Evidente espressione di un relativismo assoluto.

Al contrario, il bello è veramente bello se ci guida al vero e al bene. Diversamente si tratta di una bellezza falsa e vuota, che presto o tardi finisce per rovesciarsi in apologia del brutto e del volgare come spesso ci  troviamo a constatare.

In un’epoca di Rivoluzione e di crisi, allora, quale bellezza oggi?

Il fatto che sia Benedetto XVI che Papa Francesco citino anche artisti vissuti nell’epoca moderna come il pittore bielorusso, di religione ebraica, Marc Chagall, se non significano certamente che intenda esaltarne ogni opera – e ogni idea -, mostrano però come egli sia convinto che un’arte «amica della Chiesa¸ non sia impossibile neppure oggi. Gli esempi del grande scultore Henri Charlier (1883-1975), tra l’altro legato alla scuola contro-rivoluzionaria, e del servo di Dio Antoni Gaudì (1852-1926), architetto catalano candidato alla beatificazione, sono una bella conferma di questa tesi.