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L’ambientalista Bevilacqua scrive al Papa, per tutelare gli abeti calabresi

Non distrugga l'albero di Natale, ma lo valorizzi
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LETTERA A PAPA FRANCESCO SULL’ABETE CALABRESE IN PIAZZA SAN PIETRO.
Lamezia Terme lì 07.12.2014

AL SANTO PADRE
Papa Francesco
Città del Vaticano
Roma

Oggetto: alberi di Natale in Piazza San Pietro. Una proposta ecologica per il futuro.

Santo Padre,
quest’anno, per la seconda volta in poco tempo, un grande abete bianco (Abies alba) proveniente dai boschi della Calabria, campeggerà in Piazza San Pietro come albero di Natale. La stampa ne ha dato ampia notizia. La volta precedente fu nel 2006. L’abete odierno, appartenente ad una specie pregiata e tipica dell’Appennino, proviene dal Parco Regionale delle Serre e pare sia alto ben 25 metri. La sua età si aggira intorno ai trecento anni. Quello del 2006 era un albero della stessa specie, ma proveniente, invece, dal Parco Nazionale della Sila ed era ancor più alto e vetusto. Nella precedente occasione scrissi all’allora Papa Benedetto XVI la lettera che allego (allegato 1), per conto di cinque grandi associazioni calabresi: il W.W.F. Fondo Mondiale per la Natura, Italia Nostra, il Club Alpino Italiano, il Fondo per l’Ambiente e la Fondazione Napoli Novantanove. Non c’è tempo, questa volta, per raAbete_Alberoccogliere l’adesione di quelle e magari di altre associazioni, ma so che quanto sto per dirLe, è condiviso da molti. Chiedevamo, allora, al Suo predecessore di mettere fine al sacrificio annuale di una conifera secolare proveniente da varie parti del mondo per farne un albero di Natale in Piazza San Pietro. Comprendevamo e comprendiamo il desiderio di tante Nazioni, Regioni, Province di fare un dono al Papa, che, una volta posto in Piazza San Pietro abbia visibilità universale. Ma non capiamo come sia possibile che ancora oggi, pur dinanzi alla grande sensibilità dimostrata dall’opinione pubblica e dalla Chiesa verso i problemi dell’ambiente (cosa della quale ringraziamo affettuosamente proprio Lei, Santo Padre, che porta il nome di un Santo che fu il più grande propugnatore della riconciliazione tra l’uomo ed il creato, e che tanti messaggi importanti ha già lanciato in questa direzione), si perpetui l’usanza di addobbare la piazza più importante della Cristianità con un albero morto, abbattuto in luoghi dove esso viveva in tutta la sua bellezza e maestà. Per di più, nei casi riguardanti la Calabria, in aree protette come i parchi delle Serre e della Sila, dove la natura dovrebbe essere rigorosamente protetta. Le Serre, in particolare, sono sede di una Certosa, quella di Serra San Bruno, fondata da San Bruno di Colonia, visitata sia da Papa Giovanni Paolo II che da Papa Benedetto XVI. Proprio San Bruno, tra il 1095 ed il 1096, descrisse la natura delle Serre in una lettera al confratello Rodolfo, con toni immaginifici: “Abito un eremo abbastanza lontano d’ogni parte dall’abitazione di uomini; cosa potrei dire, degno della sua amenità, clima e felicità, o della pianura ampia e bella, distesa in lungo tra i monti, dove sono prati Bevilacqua_Francescoverdeggianti e floridi pascoli? O chi potrà significare sufficientemente la veduta dei colli che da ogni parte s’innalzano dolcemente e il rifugio delle fresche valli con l’amabile abbondanza di fiumi, ruscelli, fonti? Ma perché indugiare a lungo su tali cose? Altri, certamente, sono i piaceri dell’uomo saggio, di gran lunga più gradevoli e più utili, poiché divini. Ma tuttavia l’animo, troppo debole, affaticato da una disciplina troppo rigida e dalle applicazioni spirituali, molto spesso con queste cose si risolleva e respira. Se, infatti, l’arco è continuamente teso, si allenta e diviene meno atto al suo compito. Quanta utilità e gioia divina rechino la solitudine e il silenzio dell’eremo a coloro che li amano, lo sanno solamente quelli che ne hanno esperienza. Qui, per gli uomini stanchi è possibile che ciascuno ritorni in sé e coltivi sollecitamente i germi delle virtù e goda in letizia dei frutti del Paradiso. Qui è conquistato quell’occhio, per il cui sereno intuito lo sposo è preso dall’amore con il quale mondo e puro si contempla Dio.” Nel 2006 proponemmo al Papa che, dopo le feste, l’abete proveniente dal Parco Nazionale della Sila non venisse distrutto o rottamato, ma che il suo tronco e i suoi rami, opportunamente lavorati e trattati, servissero per creare una struttura artificiale da usare ogni anno come albero di Natale in Piazza San Pietro senza consentire altri inutili sacrifici di grandi conifere, né in Calabria né altrove. Le rinnovo quella richiesta sperando che essa trovi finalmente accoglimento: questo ulteriore, bellissimo abete proveniente dalla Calabria non venga distrutto e serva per lo scopo già allora auspicato. Sarebbe una piccola azione simbolica che, se ben comunicata, potrebbe avere un notevole valore educativo.

Con tanto affetto, tanta gratitudine, tanta devozione.

Francesco Bevilacqua