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LAMEZIA ARCHEOLOGICA – SITI E SCAVI ARCHEOLOGICI

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GLI SCAVI DI TERINA

Gli studi ed i numerosi ritrovamenti localizzati attorno all’area di Sant’Eufemia Vetere, nelle immediate periferie della città di Lamezia Terme, hanno sempre più convinto la generalità degli studiosi che la città di Terina – la “genitrice” di Lamezia Terme- di fatto è sprofondata di qualche spanno sotto la superficie di quel pur sempre misterioso terreno.

Importanti sondaggi sono stati intensificati nel giugno del 1997 e, quasi come perfettamente “sintonizzati” l’un l’altro, gli scavi hanno dato esiti molto soddisfacenti, tanto che hanno convinto la Soprintendenza archeologica della Calabria  a fermare in quel posto le proprie attenzioni.

I primi resti venuti alla luce appartengono ad un tessuto urbano risalente quasi sicuramente al IV secolo a.C. , e ad una strada che ha tutte le caratteristiche delle strade interne proprie delle città greche.

L’importante sito archeologico è situato ad appena due chilometri uscendo da Sant’Eufemia Vetere , nonché ad un chilometro di distanza dal Bastione di Malta, altra struttura che è parallelamente collegata alla storia affascinante di questa porzione di territorio della Calabria.

ABBAZIA BENEDETTINA DI SANT’’ EUFEMIA E LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

La storia di questo sito storico, di cui se ne tramandano ancora i segni, ha origine certamente nei primi secoli.

La valorizzazione di tale struttura, che fu “distrutta dai cattivi abitatori del luogo”, la si deve soprattutto all’interessamento di Roberto il Guiscardo nel 1062 e da questi concessa in dotazione all’Abate di un monastero benedettino che- appena sorto- lo si volle intitolare a Sant’Eufemia e che ebbe , oltretutto, il privilegio di godere della immunità, nel senso che non poteva essere attaccato da nessuna azione esterna di disturbo nei confronti di tutti coloro che si trovavano al suo interno. Il sito era così intitolato a Sant’Eufemia, in onore della vergine e martire di Cappadocia, della quale l’Abbazia conservava il cranio.

L’Abbazia fu anche nota per avere ospitato le spoglie mortali della madre di Roberto, signora Fredeselinda. Venne distrutta dal violento terremoto del 27 marzo del 1638, che rase quasi interamente al suolo anche gran parte del nucleo abitato di Lamezia Terme.

Fu riedificata a qualche chilometro di distanza nel 1931, dove è l’attuale villaggio di Santa Eufemia Vetere, ed attualmente conosciuta come chiesa di San Giovanni Battista.

Nel piazzale antistante sono interessanti le quattro colonne di marmo appartenenti all’antica Abbazia.

Andando all’interno della chiesa, si può scorgere nella parete meridionale destra una lastra di marmo con epigrafe in latino, che indica il luogo dove hanno riposato le ossa di Santa Eufemia e di altri santi , i cui resti erano frattanto provenuti da Rodi a seguito dell’espugnazione dell’Isola da parte dei turchi.

L’altare maggiore è intitolato a San Giovanni, come viene messo in risalto da una tela raffigurante lo stesso santo e che in molti vogliono attribuire al pennello di Mattia Preti. Anche altre due tele, di dimensioni più piccole, sarebbero opera del noto artista di Taverna, ma non se ne hanno prove sicure; così come rimane nel dubbio se varie opere di Mattia Preti sarebbero state effettivamente ospitate nella chiesa di San Giovanni Battista.

La testimonianza più autorevole sul dipinto che anche oggi domina sull’altare centrale è stata lasciata dallo studioso Mons.Valensise che, nel curare un opuscolo nel 1899, così scrive :”In essa (chiesa) il maggior altare è intitolato al Precursore, e la tela che questo rappresenta, se non è, come si vorrebbe far credere, del Cav .Mattia Preti, poiché nell’impasto dei colori manca il cenericcio, proprio di questo celebre artista, è certo opera di assai pregevole pennello”.

I due dipinti esposti sulle pareti laterali della chiesa, che hanno anche un certo valore se non altro storico, rappresentano, uno, la Madonna e , l’altro, Sant’Eufemia.

Un discorso a parte merita la presenza di uno stupendo Crocifisso situato sulla parete laterale a destra di come si entra in chiesa, a fianco della piccola cappella con il Santissimo. Bisogna subito premettere che non si sono trovate descrizioni precise nei vari documenti esistenti; ma si racconta attraverso la “vox populi” che si tramanda di generazione in generazione che il Crocifisso dovrebbe risalire almeno a qualche decennio prima del terremoto del 1638; anche questo, così come quello che è esposto e venerato nella chiesa cattedrale, sembra essere stato ritrovato sotto un cumulo di macerie provocate dal noto sisma tellurico, ma privo della testa.

Ecco perché è quasi certo che la sua lavorazione è fatta tutta su legno, ad eccezione del capo, sicuramente aggiunto successivamente e lavorato con altro materiale. In base a questa indicazione, il Crocifisso esposto nella chiesa di San Giovanni Battista dovrebbe risalire attorno al 1600 / 1700.

Di età abbastanza remota sono le due campane : una è del 1655 e l’altra del 1668, oggi restaurate.

Si completa la descrizione del luogo ove esistono i due siti storici (Abbazia di Terina e chiesa storica di san Giovanni Battista) aggiungendo doverosamente che in tempi non tanto remoti e, comunque tra il 1940 – 1960, proprio sotto il terreno che ospita l’attuale villaggio di Sant’Eufemia Vetere sono venuti ripetutamente alla luce, nel corso di scavi per operazioni agricole, diversi reperti (tra cocci, monetine e altro materiale) che sono andati per la maggior parte dispersi, nonostante una appassionata e scrupolosa attenzione profusa dal giornalista – scrittore Enrico Borrello.