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Lamezia non ha una cultura delle terme

C’è ancora tempo per riparare ai lunghi periodi di fermo?
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Se doveste chiedere il perché non attrae l’idea di impiantare una iniziativa turistica nei pressi dell’area termale di Caronte, mi guarderete stralunati negli occhi, quasi come per dirmi: “ bene che vada, sei una persona abbastanza patetica!”. E vi spiegherebbero anche il perché, senza pensarci troppo su.
Ed allora, analizzando, i punti di vista sarebbero per lo più i seguenti.

Il primo è che la città e del suo comprensorio non hanno una vocazione termale. Ciò significa che non c’è l’interesse e, se esso nasce e si sviluppa nel breve periodo, nel lungo, va scemando. I fatti testimoniano questo!

Attenendosi alla preziosa risorsa quali sono l’acqua sulfurea ed i fanghi derivati, non conta proprio vantarsi di un servizio termale ben fatto, curato da esperti di lunga professione, oppure che le strutture ed i macchinari sono moderni ed efficaci; oppure che le cure sono efficaci e spesso anche miracolose, proprio come avviene da secoli, e  ciò non da semplici invenzioni o elucubrazioni. Tutto questo lascia il tempo che trova e, se vogliamo essere supportati da pratiche testimonianze, immaginiamo – chiudendo gli occhi  ed aprendo il cuore –  come si sarebbe potuto sviluppare un avveniristico progetto termale se – anziché Caronte in Lamezia Terme- avremmo avuto al suo posto o Chianciano, o Fiuggi, o qualche altra realtà termale, anche non troppo rinomata, dove, ad accompagnare l’offerta termale, ci sono strutture ed iniziative collaterali: alberghi, ristoranti, attrezzature sportive e di svago, commercio sviluppato in zona, spettacoli e manifestazioni artistico – culturali, e così via di seguito.

Tutto questo, e più di questo, è mancato da sempre a Caronte!

Eppure, sarebbe bastato un piccolo sussulto che avesse dato sfogo ad iniziative concrete come quelle sopra accennate per avere potuto godere di una struttura in grado di assicurare occupazione e lavoro, salute e benessere, come Chianciano e sicuramente più di Chianciano. E questo perché, a differenza ad esempio dell’azienda termale toscana, la città termale di Lamezia si sarebbe potuta appoggiare su doni preziosi ed incredibili che altri non hanno: dall’azzurro mare alle spiagge sconfinate; dalle amene colline che la circondano alle tante perle turistiche che sono ad un tiro di schioppo; dai servizi di trasporto ( ferrovia, aeroporto, autostrada ) alle affascinanti escursioni turistiche.

Ed invece, niente di tutto questo! Sapete qual è stata la risposta da parte delle Istituzioni pubbliche per poter sviluppare una concreta politica termale? Un solo cartello indicatore “Terme Caronte” che fa capire da dove inizia, o finisce, l’area termale; e poi una sorta di “piscina del popolo”, nota in loco come “gurna”, alimentata da acqua calda e sulfurea che fuoriesce dal ventre del monte S.Elia. È questa una attrattiva popolare che tutto è tranne che propiziatrice di effetti benefici per il corpo, anzi, potrebbe essere al contrario!

A Chianciano Terme, in evidenza di sconci come questi  di Lamezia, si sarebbero vergognati.

S’è mai chiesto qualche Amministratore locale (o il politico di turno), sia di destra che di centro o di sinistra (se ancora fossero in vita queste distinzioni), perché la località termale di Caronte sia stata considerata nei secoli come una località “mordi e fuggi”, riservato a clienti prevalentemente della provincia o, in piccoli casi, della Regione?

Un interrogativo, questo, che servirà non a far nascere covi di discussioni e di polemiche sempre sterili ed inopportune, quanto a rimboccarsi le maniche e ammettere, tutti insieme: Signori, qui si fa Lamezia (Terme) o da qui i nostri giovani sono destinati a fuggire altrove.