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Lamezia Terme – CHIESA SANTA MARIA DEGLI ANGELI –

Proseguiamo con la pubblicazione dei rimanenti capitoli della bozza del volume in corso di pubblicazione : "Conoscere Lamezia per poterla amare" ( del giornalista Giovanni Maria Cataldi)-
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Lamezia Terme – CHIESA SANTA MARIA DEGLI ANGELI –

Se a qualcuno dovesse venire in mente di stilare una speciale classifica che tenga conto della maggiore affluenza di fedeli nel corso dell’anno liturgico, non dovrebbe pensare più di tanto nell’indicare la chiesa di Santa Maria degli Angeli, situata nel quartiere alto di Nicastro, proprio a fianco della struttura che ospitò il vecchio nosocomio di Lamezia.

Tale chiesa domina su quello che è chiamato comunemente “colle di Sant’Antonio”; e, guardando in prospettiva, offre una suggestiva panoramica sulla ubertosa Piana di Sant’Eufemia a sinistra e, a destra, il vecchio Castello Normanno, avendo -sulla sinistra- l’altro naturale prolungamento della Piana, in direzione Catanzaro.

La chiesa, elevata a Parrocchia nel giugno del 1969 da Mons.Palatucci, sorge sulle rovine di una chiesa preesistente sempre denominata “Santa Maria degli Angeli” ed andata distrutta a seguito del terremoto del marzo del 1638, unitamente al Convento dei Padri Cappuccini che era situato a monte, leggermente più a destra di quello attuale.

L’immediata opera di ricostruzione, che rifece il Monastero completamente a nuovo ed unito alla stessa chiesa, è quindi immediatamente posteriore al 1638. Appena due secoli più tardi, ovvero nel 1887-1888, i Padri Cappuccini -su interessamento del loro Padre Guardiano Giovambattista Monterosso- allargavano il sacro edificio, costruendo l’ala sinistra, ivi includendo la Cappella dedicata a Sant’Antonio di Padova.

Altri lavori di conservazione e di abbellimento della struttura sono stati portati a termine in questi ultimi decenni, con il ritrovamento di resti umani appartenenti certamente agli stessi religiosi deceduti in Convento ; i resti sono ora stati sistemati in due nicchie separate, sul pavimento,  coperte con lastroni di vetro battuto che danno testimonianza visiva di questi ritrovamenti.

La Cappella del Santo è dominata dalla pregevole statua dello stesso, di ottima fattura napoletana del 1685, anno in cui l’allora Superiore del Convento, Padre Antonio da Olivadi- successivamente beatificato-, coronò il suo sogno consistente nel vedere la chiesa retta dai Cappuccini arricchita dalla figura del loro Sant’Antonio.

Qualche anno più tardi, il 1746, il Santo di Padova venne proclamato da Carlo di Borbone Protettore di Nicastro, non sapendo però che tale “investitura” risaliva a molti anni prima, tanto che la relazione ad Limina redatta da Mons. Angeletti il 1726 metteva così testualmente le cose in chiaro :”I Patroni principali della città di Nicastro sono i Principi degli Apostoli Pietro e Paolo; compatroni sono : San Tommaso d’Aquino e sant’Antonio da Padova”. Una puntualizzazione, questa, che è ricorsa di frequente nelle omelie del Vescovo, Mons.Vincenzo Rimedio, allorquando fu costretto ad intervenire ripetutamente per correggere una inesatta interpretazione sulla collocazione del Patrono della Città.

  • Altare Maggiore : assieme al ciborio in legno, costruito nel 1742 da due Padri Cappuccini (Ludovico da Pernocari e Francesco di Chiaravalle), domina il dipinto ad olio presumibilmente dello stesso anno, raffigurante la Madonna dell’Assunta avente ai suoi piedi San Francesco d’Assisi ed il Pontefice Innocenzo III, il quale ultimo- durante gli anni del suo pontificato (1198-1216)- concesse le ben note Indulgenze della Porziuncola.