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Lavoratori Terina, Piccioni (Sinistra Italiana): basta tisane calmanti dalla Regione

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Riceviamo e pubblichiamo

L’appello di tutte le forze sindacali e del comitato lavoratori della Fondazione Terina dei giorni scorsi ci mette di fronte alla realtà di una Regione immobile, che si limita a gestire le situazioni di protesta eclatante con una politica degli annunci rassicuranti senza produrre alcun risultato. Se oggi i lavoratori annunciano l’ennesima mobilitazione, significa che ancora tutto è fermo. Non è più tollerabile.

Ci sarà tempo per andare a investigare le responsabilità del passato. Oggi dobbiamo guardare ai lavori e alle loro famiglie, ai quali va la mia personale solidarietà e quella del comitato promotore di Sinistra Italiana in Calabria. Siamo vicini a loro. Comprendo lo stato d’animo di chi da mesi e mesi vive il dramma  della totale incertezza sul presente e del futuro, vite di lavoratori e famiglie in balia di una politica incapace di trovare soluzioni. Non siano i lavoratori a pagare le stravaganze di una classe dirigente regionale che in questi anni, con progetti spesso fumosi, ha creato illusioni e attese che poi si sono scontrati con la realtà. Oggi il primo obiettivo è tutelare i dipendenti e le tante professionalità che in questi anni si sono formate alla Fondazione Terina. Oliverio e Viscomi prendano al più presto la situazione in mano: non una soluzione tampone per rasserenare gli animi, ma attuare la legge regionale del 2013 e portare avanti il processo di riforma e rilancio della Fondazione.

Sono trascorsi quasi 10 mesi dal consiglio comunale che abbiamo tenuto a Lamezia sulla vicenda della Fondazione. Pur consapevoli che il nostro Comune non può fare molto per risolvere la situazione se non sollecitare la Regione, noi consiglieri comunali abbiamo approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui abbiamo messo nero su bianco una sola richiesta, la stessa che oggi viene fatta dai lavoratori e dai sindacati: applicare l’art 13 della legge regionale n.24 del 16 maggio 2013 sul riordino degli enti regionali.  Una legge che mira a due obiettivi fondamentali: salvaguardare i posti di lavoro e riorganizzare la Fondazione concentrando le attività di ricerca e collegandole alla filiera agroalimentare, un settore che sappiamo quanto sia strategico nella nostra Regione.

Perché su questa strada già tracciata non si fanno passi avanti? A che punto è l’attivazione del laboratorio fitopatologico regionale che il vicepresidente della Regione Viscomi aveva annunciato a maggio scorso? Quali sono i nuovi compiti della Fondazione Terina e dove andranno i lavoratori non più funzionali alla mission scientifica della Fondazione? La politica regionale dia risposte strutturali, non tisane calmanti. L’immobilismo della Regione produce tutto quello che i sindacati e i lavoratori stanno denunciando più volte in questi mesi: stipendi non pagati, lavoratori che non sanno quando e in quali altri enti regionali saranno trasferiti, una mancata riorganizzazione che fa sì che la Fondazione continui ad esistere sulla carta e in una grande struttura abbandonata a se stessa senza alcuna prospettiva di sviluppo all’orizzonte.