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Le donne partigiane: La Liberazione dell’Italia avvenuta il 25 aprile del 1945

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Un omaggio a tutti coloro che si sono battuti per la resistenza contro il governo fascista e l’occupazione nazista. Tra loro c’erano molte donne partigiane che hanno dato un contributo fondamentale per la vittoria, eppure se ne parla sempre poco.

LiberazioneLe combattenti che hanno lottato per la Liberazione dell’Italia furono 35 mila, delle quali quasi 5 mila furono arrestate e torturate, oltre 2 mila vennero deportate in Germania e quasi 3 mila fucilate o impiccate. Vogliamo ripercorrere alcuni momenti della Liberazione, rendendo omaggio a queste donne che hanno scelto di battersi per i valori della libertà e della democrazia, anche a rischio della propria incolumità.

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”, diceva Pietro Calamandrei. Un valore del quale erano ben consapevoli gli italiani che il 25 aprile del 1945 si riversarono per le strade delle città sotto un cielo uguale, ma diverso, e che rifletteva la ritrovata libertà di essere se stessi, di esprimersi, di non aver paura, di scegliere, di vivere senza i vincoli assurdi imposti dal regime.

L’anniversario della Liberazione dal nazifascimo, una scadenza molto importante per la nostra storia, che abbiamo scelto di celebrare attraverso la testimonianza di una donna, la reduce dai campi di sterminio nazisti Liliana Segre, in omaggio alle tante donne il cui impegno nella guerra di Liberazione è stato spesso taciuto. Una testimonianza toccante e da togliere il fiato in cui Segre, internata a soli dodici anni, ripercorre la propria storia: l’avvento delle leggi razziali in Italia.
Un giorno a tavola mio padre mi disse che non potevo continuare ad andare a scuola e in quel momento mi sono sentita una diversa, espulsa dalla mia classe senza un motivo
Poi l’arresto e le esperienze nei carceri di Varese, Como e San Vittore a Milano, fino alla partenza per Auschwitz:  dove ho incontrato solo mostri e dove siamo arrivati in 605 e siamo tornati in 20″.
Infine, l’arrivo degli americani e il ritorno a casa, definito tristissimo: Pochi giorni dopo la Liberazione ero 32 chili e nei quattro mesi successivi non ho fatto altro che mangiare, ingrassando di dieci chili al mese”.

Disagio che chi non ha vissuto quell’esperienza non riusciva a comprendere e che la porterà a chiudersi in un silenzio assoluto  “che mi ha difesa molto”. Una realtà, quella delle deportazioni da Milano verso i lager nazisti, ripercorsa dal film “E come potevamo noi cantare”. Milano 1943-45, le deportazioni” (il cui titolo riprende il primo verso della celebre poesia di Salvatore Quasimodo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la Repubblica,