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Le Nozze di Cana danno inizio alla Comunità cristiana.

Il commento al Vangelo della seconda domenica del Tempo ordinario.
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La Parola di Dio messa in risalto in questa Domenica liturgica del Tempo Ordinario e che spazia sull’episodio delle nozze di Cana, ricorda che è da questo tempo che “ l’operatività” di Gesù si fa concreta, tangibile attraverso una rivelazione che troverà la sua fonte ed il suo culmine nella morte, l’ora di Gesù.

Anche l’adesione dei discepoli a Cristo ha una storia: la fede comincia a sbocciare proprio a Cana. Qui nasce un nuovo rapporto con il Cristo e, di conseguenza, un nuovo rapporto fra di loro.

«Gesù — si legge nel Catechismo degli adulti — non compie miracoli per esaltare se stesso o procurarsi la fama di guaritore e di profeta potente. Rifiuta anzi di favorire l’entusiasmo della folla alla ricerca di miracoli; né vuole alimentare le aspettative nazionalistiche di quelli che attendevano un “profeta” liberatore politico.

Ai miracoli che compie, Gesù dà un senso preciso. Risana quei lebbrosi, non tutti i lebbrosi; ridà la vista a quei ciechi, non a tutti i ciechi; fa camminare quel paralitico, non tutti i paralitici; rianima dalla morte Lazzaro, la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain, non tutti i morti.

Ma i miracoli di Gesù non si riducono a gesti automatici o magici. Egli richiede prima di tutto la fede e intende farla crescere nel cuore dell’uomo: “La tua fede ti ha salvato”… dice ripetutamente alle persone guarite… Solo la fede permette di intravedere che Dio è presente in mille modi a fianco e nel cuore dell’uomo per la giustizia, la liberazione e la salvezza».

Giovanni, il precursore di Gesù,  è il punto di congiunzione tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento; ed è perciò che il profeta annuncia la fedeltà di Dio nonostante le nostre fragilità ed i nostri conseguenziali peccati. La Comunità che segue l’insegnamento di Gesù è invitata a tramandare nel tempo la sua unione indissolubile ed è proprio da questo momento in cui Dio si unirà indissolubilmente e per sempre all’umanità. Questa unione definitiva sarà Gesù.

“Perciò”, evidenzierà San Paolo nella seconda Lettera agli Efesini, “ procurate di operare in perfetta armonia con il volere del vostro vescovo, come già fate”. Una Chiesa senza Vescovo non è la Comunità – espressione di Colui che l’ha voluta e che la incoraggia, la sostiene, la fa navigare tranquilla anche se il mare a tratti diventa burrascoso.

Còn tali prerogative e con tali prospettive, anche ciascuno di noi à invitato a vestire con l’abito nuziale e partecipare alla Festa, uniti a Maria che ci accompagna nel viaggio: “Fate tutto quel che Lui vi dirà”!