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Le nuove sfide che ci attendono sulle prospettive di una nuova “ questione meridionale”

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Sono ormai trascorsi oltre cinque giorni da quando siamo rimasti attratti dai fuochi pirotecnici del Capodanno e che ci sono apparsi identici a quelli degli anni passati e mandati precipitosamente in archivio, come se avessero dato un certo fastidio.

Qualcuno dei miei amici mi ricordava, tra il serio ed il faceto, che un Capodanno vale l’altro, o – meglio -che un Capodanno non è altro che il richiamo ( nostalgico?) a quello che si saluta come se niente fosse accaduto.

Nell’uno o nell’altro caso, il tempo del ricambio appare simile al tempo delle stagioni, in un alternarsi di eventi, fatti, persone che si sintonizzano sul quadrante simbolico della vita. Eppure, se ci facciamo caso, con l’arrivo del nuovo anno, si sono sempre fatti propositi ( bugiardi ) di coltivare belle speranze, come – ad esempio – che non avvengano mai più fatti di violenze inaudite, ma anche perdite improvvise di vite

umane : quelle che hanno riguardato qualcuno tra i nostri cari. Ma includiamo anche la perdita di posti di lavoro che di fatto spalancano le porte a povertà assolute.

Gli scambi di auguri di un Capodanno non sono allora altro che segni di speranze tradite e violentate , sostenute da un “ in bocca al lupo” , come se il mettersi tra le fauci violente di un lupo affamato dipenda dal caso o dalla esposizione della bandiera bianca, segno di nostre sconfitte  e di nostre rese definitive.

Il noto proverbio “ aiutati che Dio ti aiuta” ci ricorda, appunto, come la vera risposta al cambio di passo intrapreso con il Capodanno sia un collant tra la forza ed il coraggio di collaborare alla realizzazione di un anno migliore ed a dimensioni umane, unica strada questa -per vivere fin dal l’immediato una nuova stagione.

Mai come in questo momento si sente impellente il bisogno di avere una Calabria ed una Lamezia convintamente incanalate sulla strada dello sviluppo in tutti quei settori che saranno più congeniali, attraverso la riproposizione di una nuova “ questione meridionale” dinnanzi allo spettro di una disertificazione generalizzata. Una “questione meridionale” che diventerà vincente solo quando i valori etici da imprimere ai “ lavori in corso” siano la base solida su ogni passo da sostenere su tale percorso della rinascita.

L’anno appena iniziato saprà allora affrontare il nodo delle sfide, supportate sulle ali di nuovi entusiasmi e con un rinato coraggio di cambiare?