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Le ragioni del NO referendario in un qualificato incontro organizzato a Borgia

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Un incontro proficuo quello organizzato a Borgia dalla Lista Civica “Nuova Borgia”, con i consiglieri comunali Giovanni Maiuolo e Marta Cristofaro e dal “Comitato per il No”, con la presidente Isabella Cossari, al quale sono stati invitati a conferire il Centro Studi “Arturo Perugini” nella persona del consigliere comunale lametino Giancarlo Nicotera ed il “Movimento Cinque Stelle” con l’On.le Paolo Parentela.

Un dibattito serrato che ha offerto ai cittadini diversi spunti di riflessioni anche alla luce di suggestivi spot elettorali, a detta degli intervenuti, a volte completamente slegati dalla realtà.

Ha portato i saluti istituzionali il vice-presidente della Provincia di Catanzaro Marziale Battaglia.

Sono intervenuti, tra gli altri, Rocco Mungo, Liano Macro e Pasquale Sinatora.

Si sono ripercorsi i momenti ed i contesti storici in cui è nata e si è evoluta sicuramente una delle Costituzioni più belle del mondo, sorta per dare garanzie ad ogni persona in quanto tale.

Una Costituzione fatta da “Statisti e giganti del diritto” eletti a suffragio universale, alcuni dei quali avevano patito il carcere per la lotta e la difesa della libertà di tutti. Un testo scritto in maniera leggibile e comprensibile, rimasto ancora in parte inattuato per mera responsabilità della politica.

Una Costituzione, quella attuale, fatta allora con una maggioranza quasi unanime, che fu sentita e vissuta come una garanzia per tutti.

Si confrontarono e scontrarono ideologie distanti anni luce tra loro che seppero, però, trovare una sintesi nell’interesse della Nazione al punto da far dire a Togliatti: “Il PCI è fuori dal Governo ma non è fuori dalla Costituzione”.

La carta fondamentale del Paese, improntata al giusto contemperamento fra i tre poteri dello Stato e cioè quello legislativo, quello esecutivo e quello giurisdizionale, oggi è fortemente a rischio se dovesse passare questa riforma.

Altri tempi. Oggi a detta dei relatori, invece, ci troviamo dinanzi ad una Costituzione scritta da una esigua minoranza di una parte politica, quasi come fosse un abito confezionato su misura per interessi governativi contingenti e non per il futuro del Paese.

I promotori del No, hanno sviluppato le loro argomentazioni incentrandole sulla falsa abolizione del Senato che, hanno spiegato, rimane in piedi, delegato però a legiferare in maniera confusa e caotica materie importanti, avulse dalle reali necessità delle Comunità regionali e locali.

E ancora, sui presunti risparmi, per i fautori del No, anche questa è una errata propaganda: basti pensare che a fronte di un risparmio di cinquanta milioni di euro dovuto al taglio del numero dei Senatori, ci si troverà dinanzi ad un ballottaggio elettorale che costerà invece trecento milioni; a ciò vanno aggiunti i costi dei soggiorni e dei viaggi e delle trasferte dei senatori part-time, composti da consiglieri regionali nominati e da sindaci (protetti da una inusitata immunità parlamentare) che invece farebbero bene ad occuparsi delle loro Città.

I risparmi si sarebbero potuti produrre con un taglio secco del numero dei parlamentari di entrambe le Camere, nonché, effettuando tagli veri in tantissimi altri apparati ed organi Statali, che oramai rappresentano soltanto veri e propri privilegi della politica.

Altro rischio per i relatori: il potere di una parte politica che, vincendo con una maggioranza esigua, potrebbe eleggere da sola il Presidente della Repubblica, la maggioranza dei Giudici della Corte Costituzionale ed altri del Csm, causando così una vera e propria frattura democratica con un’oligarchia al potere.

Senza dimenticare i cittadini che verrebbero menomati nei loro diritti di proporre iniziative legislative popolari, attraverso l’innalzamento della richiesta di firme che passerebbe da 50.000 a 150.000 e per quanto riguarda il referendum abrogativo, si passerebbe da 500.000 a 800.000 firme.

Altro dato errato è la falsa propaganda sull’immutabilità dell’attuale Costituzione. In realtà essa dal 1948 è stata modificata 15 volte; le leggi costituzionali, 20 volte.

Ultima chicca: l’assoluta astrusità delle norme sui provvedimenti legislativi che da 2 (ordinari e costituzionali) passeranno (ancora non è chiaro neanche ad eminenti Giuristi ed agli addetti ai lavori) a 10 o forse anche a 14. Certo è che si è passati dalla semplicità di 9 parole, all’incomprensibilità di 430.

Ragioni, quelle dei fautori del No, esplicitate con novizia e con grande semplicità, per far sì che i cittadini possano comprendere e scegliere con consapevolezza, al di là di esemplificazioni e spot elettorali di parte.