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“ Linea Verde” ( Rai 1) nel Pollino a raccontare storie di giovani agricoltori che ce l’hanno fatta-

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“ Linea Verde” ( Rai 1) nel Pollino a raccontare storie di giovani agricoltori che ce l’hanno fatta-

Le telecamere di Linea Verde (Rai 1), con Federico Quaranta e Federica De Denaro, nella puntata di ieri, domenica 20 agosto, hanno proposto una visita al Parco Nazionale del Pollino, a cavallo tra Calabria e Basilicata e un viaggio tra il mar Tirreno e il mar Jonio.

Tante le storie di giovani che hanno studiato altrove e hanno scelto di tornare a casa, di investire il loro futuro in una grande risorsa: la terra.

Storie di giovani che ce l’hanno fatta. Specie tra le vette calabro-lucane l’agricoltura è dura, eroica, è difficile muoversi e la tecnologia fatica molto ad affacciarsi,  si fa ancora tutto a mano e le strade sono percorribili con grandissima difficoltà; una terra difficile che per anni ha visto i giovani andare via e oggi invece ha un nuovo fascino.

Tra paesaggi meravigliosi, produzioni e cibi tradizionali come il peperoncino, la liquirizia, la lavanda e il fico, continuano a raccontare la bellezza di un territorio i cui colori uniti al blu intenso del mare, sono degni della tavolozza di un pittore.

L’Agia-Cia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) – che nel maggio scorso a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza)  ha voluto l’evento “Gener@zioni a Sud” – sottolinea la riuscita di un programma televisivo dedicato a  storie di giovani e donne che in Basilicata e in Calabria sono protagonisti di imprese ed attività fortemente innovative, sia pure con solide “radici” nella tradizione, nei comparti agricolo e zootecnico.

Maria Pirrone e Rudy Marranchelli dell’Agia

Vedere e narrare l’agricoltura con altri occhi – sottolineano Maria Pirrone e Rudy Marranchelli dell’Agia –  elevare la testimonianza ad emozione, raccogliere con un taglio che si avvicina ai film del neorealismo e con il rigore dello studio antropologico per dire che esiste un’altra agricoltura. Quella che non va di moda, quella che non fa notizia, quella che tutela la biodiversità, la legalità, la solidarietà. Quella che non pensa solo al mercato, ma si offre come sostentamento, quella che è lontana anni luce dall’omologazione, ma difende la propria identità. Nasce da questa esigenza Bioresistenze, il progetto che abbiamo promosso a San Lorenzo Bellizzi.

Il termine bioresistenze descrive un “sano” rapporto con il territorio dimostrando quanto l’agricoltura non sia solo e semplicemente un azione economica/finanziaria ma, anche, pratica di resistenza alle forme di illegalità, resistenza all’uniformazione (che è appiattimento e non uguaglianza) sia culturale che alimentare, resistenza alla violenza con cui vengono trattate e gestite le risorse naturali, resistenza alla scomparsa di biodiversità.

Al centro esperienze agricole eterogenee, come quelle che raccontate a Linea Verde  che descrivono un patrimonio comune: piccole e grandi, a conduzione femminile, d’imprenditoria giovanile, cooperative che lavorano i terreni confiscati alle mafie, aziende biologiche e biodinamiche, agricoltori che, indipendentemente dai marchi, fanno bene il loro lavoro e nel farlo tutelano e realizzano la democrazia.