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L’irriverenza di Mr Tonypolo

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Riprende la nostra rubrica Music Live Lamezia, un viaggio tra chi nella nostra terra ha deciso di coltivare l’arte musicale. Quinto appuntamento dedicato al rap con uno dei suoi protagonisti, ovvero Antonio Grande aka Tonypolo.

Come ti piacerebbe essere annunciato sul palco? Fai una bella presentazione di Tony P.

Non appena mi hai fatto la domanda le mie sinapsi si sono incanalate verso una sola risposta: vorrei esser presentato come succedeva per l’ormai mitico (quanto trapassato) James Brown che aveva un vecchietto pieno di grinta che cominciava a pronunciare tutti i soprannomi “di battaglia” del mitico re del Funk. E quindi Ladies & Gentlmen Mr.Minnamoro aka (aka sta per sinonimo all’incirca) Mr.Minna, aka Mr.Tel’appoggio ecc. quindi una sorta di citazione delle rime più famose fino ad arrivare aka Mr.Tonypolo.

Quando hai iniziato a rappare?

Ho iniziato all’incirca a 18 anni nel 1996 contemporaneamente o poco dopo l’arrivo delle prime contaminazioni Hip Hop in Calabria che muove i primi passi nel 93’-94’ circa. Molto presto festeggeremo i 20 anni di Hip Hop, insomma ho cresciuto un bambino che ha l’età dei ragazzini che adesso, fortunatamente, adorano questa musica (Rap) e con l’aiuto dei più esperti potrebbero abbracciarne anche la cultura (Hip Hop).

Cosa ti ispira, ti stimola quando scrivi le canzoni? Nel senso, cosa ti fa dire “ora scrivo una canzone su questo”?

Io sono di una scuola molto particolare basata sul “freestyle” che è un modo di fare rap basato sull’improvvisazione e prevede di inventare le parole e le rime al momento: questa “pratica”, legata essenzialmente all’istinto, molto spesso riesce a legare insieme concetti che difficilmente si potrebbero tirare fuori a tavolino. E’come un complicato mix sinestetico della propria memoria più le influenze dall’esterno ed altri fattori che neanche riuscirei a spiegare. Quindi le idee migliori che escono dal freestyle molto spesso diventano canzoni, così è stato per Minnamoro che difficilmente sarei riuscito a concepire progettualmente: quello che esce dalle cose istintive è il risultato di un uso del cervello maggiore e non condizionato da “agenti esterni.”

Quali sono le tue influenze musicali?

Io sono fortemente influenzato da tutta la musica black, ma non nascondo di essermi avvicinato prima al rap e poi alle varie musiche che lo hanno “generato”. Incontrare nell’adolescenza, e poco su di lì, il Busta Rhymes di “the Coming”, “When disaster strike” ed “Extinction level event” ti fa diventare amante del virtuosismo, come incontrare il Redman di “Muddy Waters” il mito Wu-Tang tutto per non parlare del KRS di “The Mc” e “I got next” che ha letteralmente ingrossato il mio orgoglio Hip Hop rendendolo eterno. Poi c’è l’indiscutibile influenza “dei cattivi” cosa ci hanno combinato gl’Onyx con Shut em Down lo sa solo J Vas o gli MOP di 4 alarm Blaze ad esempio e soprattutto il disco che ho trovato di seconda mano in un negozio a Bournmouth – England e mi sono scappate le lacrime: Smooth da Hustler – Once Upon a time in america. Sempre dell’area underground Scarmanga aka Sir Menelik mi ha fatto molto molto male come Nine, che prego ancora di risentire al microfono. L’italia? Beh a dire il vero non ho mai particolarmente gradito i rapper italiani specie da giovane (e fortunatamente si sente) tranne i pochi che non vale la pena neanche di continuare a nominare ogni volta. La maturità mi ha portato ad approfondire le radici della musica black e quindi tutto il Jazz, il funk e il soul che comprendono una serie di mostri sacri che sarebbe impossibile elencare.  

Cosa nei pensi dei reality show? Un rapper lametino per emergere deve seguire l’esempio di Moreno?

Diciamo che a quanto mi ricordo io Moreno è arrivato alla notorietà tramite una famosissima battle di freestyle che ha vinto e che tutti vorrebbero vincere, il tecniche perfette. Da li poi è passato nel mondo del Mainstream e dei reality che influenzano lo spettatore bilanciandosi più sull’intrattenimento che sull’educazione, cioè cercano di attrarre più che di far ragionare diciamo. Starebbe a chi osserva capire come Moreno è arrivato lì, fare propria l’idea che per arrivare lì c’è un percorso da fare e non sognare direttamente di essere lì come spesso capita. Certo i giovani osservatori, nella maggior parte dei casi, non hanno queste armi di lettura e quindi non apprezzo particolarmente i reality e i rapper nei reality in generale ma prendendo le persone giuste e incanalando la cosa più sulla creatività che sull’intrattenimento allora anche un reality potrebbe diventare interessante e ci sono segni importanti di miglioramento in vari format. Quindi auguro a tutti di diventare famosi come Moreno e di fare i suoi soldoni ma spero che se e quando qualcuno ci riuscirà lo farà con un percorso alle spalle.

Nel mondo rap  capita spesso che i vari cantanti se le mandano a dire facendo dissing su dissing.  Qui questo non succede, anzi vi è collaborazione (vedi Ldm, JVas). Sotto questo punto di vista Lamezia è una isola felice?

L’isola felice nell’hip hop non esiste. E’ un movimento giovane, nato da pochi anni, con un appeal fortissimo fra i giovani che di conseguenza pressano per avere il loro spazio. Lamezia Terme è ormai una realtà molto grande, l’hip hop altrettanto,  non sarebbe normale, anzi un pelo ipocrita, definirla un’isola felice. Chiaramente ci sono diverse sfaccettature della “faccenda”. Spesso ci si trova d’accordo con le persone e allora nascono collaborazioni di lunga durata e inter-generazionali come con gli LDM e naturalmente J Vas, che era li con e prima di me nel 1996, prima con il “pioneer” “Copa” nella CBsquad e poi in duo nell’ormai storico Brain in Fire. Per quanto riguarda il settore dissing, avendo erroneamente mutuato il concetto di concorrenza spietata dal mercato, tanto in territorio locale quanto in quello nazionale, la scena hip hop non si fa mancare nulla. Io stesso, essendo una delle persone più in vista, mi “fregio” di averne ricevuti un po’ da diverse generazioni di stron*i. Chiaramente essendo anche uno dei rapper più aggressivi in circolazione, mi so difendere e anche bene.

Nel tuo ultimo video “Minnamoro” fai un omaggio a Ieri Oggi e Domani. Quali le motivazioni? Ci spieghi un po il brano?

L’omaggio a dire il vero lo ha fatto Mario Vitale regista del video che ha anche ideato il concept in base al pezzo di partenza. C’è comunque un sottile filo che spesso si ingrossa e lega lo striptease, o meglio lo spogliarello (trattandosi di cinema italiano al 100%) più famoso della storia del cinema mondiale a Minnamoro. Il pezzo è uno “spaccato sul sessismo” del nuovo millennio e per rappresentarlo il regista ha scelto di citare uno, emh…lo spogliarello d’autore anni ’60 per eccellenza. La cosa mi pare interessantissima, nulla a che vedere con la classica citazione cinematografica ma a mio avviso un continuo intrecciarsi di passato e presente che risulta scoppiettante. Questo “spaccato sul sessismo” non vuole essere assolutamente moralista ma uno sfottò sui modi di fare di tutti, me per primo. Nel pezzo/video sono proprio io a rappresentare questa “smania sessuale” della società, con una certa dose autoironia vado a toccare diverse sfaccettature dell’argomento questo cantico dell’amore del 2014. Non una semplice ricerca di “minna” però, ma quasi una ricerca della donna che ti faccia star bene, addirittura il pezzo si chiude con una promessa “..lo chiameremo Gigi, sarà concepito a Parigi, agitato affamato di minne sempre a fare mungi, mungi

Come ti sei trovato a vestire i panni di Mastroianni?

Mastroianni è l’attore che ha fatto la storia del cinema italiano, la Loren non ne parliamo. D’accordo con Mario ed Erminia Gullo che ha “vestito i panni” della Loren abbiamo scelto, appunto per evitare la citazione classica, un’interpretazione simpatica ed estraniante che si rifà ai gesti principali della scena originale distaccandosene con quella giusta dose di ironia che permette al prodotto di vivere di vita nuova. La citazione agisce così in sottotesto e va a rafforzare decisamente il video di Minnamoro.

Tu sei stato uno dei protagonisti del docufiction “La MusicAnormale”. Cosa ha rappresentato quel documento denuncia?

Quella docufiction sempre di Mario Vitale (n.b. regista di Minnamoro) è stata come una scintilla che ha stimolato, unito e chiarificato la scena musicale indipendente lametina. E’ stato un esperimento che ha dato il via a collaborazioni, intreccio di generi musicali e tutta una serie di risultanti che probabilmente non abbiamo neanche percepito. Inoltre, dopo anni dove regnava una certa schizzinosità di genere nei confronti del musicista che fa un’altra musica, si è creato un incredibile sodalizio fra musiche apparentemente lontane. Fino a non molto tempo fa chi faceva musica con strumenti sdegnava chi faceva musica elettronica e viceversa, ora, anche grazie alla MusicAnormale, si percepisce più un’atmosfera di scena indipendente.

È cambiato qualcosa rispetto a qualche anno fa? Quale è la situazione ora?

Quando abbiamo iniziato a far Rap si suonava molto di più nella Jam e meno nei  locali, lentamente sono crescitute alcune realtà interessanti, anche come locali, e adesso c’è una discreta offerta di locali in cui c’è musica dal vivo. C’è sempre una discreta difficoltà a farsi pagare o comunque a far valere la propria musica a mò di lavoro, ma non disperiamo mai.

Quale potrebbe essere il passo successivo per far crescere ancora di più il fermento musicale?

Tutto quello che va nella direzione di messa in comune delle conoscenze per creare qualcosa di nuovo.

 

In che modo le istituzioni, il comune o chi per esso, dovrebbe venire incontro a voi musicisti, quali politiche chiedete di realizzare?

Mi viene da piangere ogni volta che accosto i due termini (musicisti-politica) ma mi rendo conto che ci deve essere un rapporto. Generalmente, e sottolineo generalmente e a tutti i livelli, la politica tende a valorizzare il musicista e la musica fino a quando può, bene o male, portare acqua al suo mulino. Si potrebbe cominciare dal predisporsi al venire incontro davvero ai musicisti e agli artisti in genere per creare un vero humus artistico territoriale.

La sala prove musicale pubblica potrebbe essere una buona iniziativa?

Si avvicina la campagna elettorale e preferisco che questo argomento venga trattato il giorno dopo l’elezione del nuovo sindaco. Ho partecipato più volte alle discussioni e quello che mi risulta quasi ovvio è il fatto che sarebbe molto utile, un grande segno di modernità, ma certamente, in periodi di crisi non una priorità assoluta.

La  “MusicAnormale”sembra essere stata una fotografia scattata prima di una sorta di rompete le righe. Molti gruppi, infatti, presenti nel docufiction non hanno continuato e non  vi è stato un vero e proprio ricambio generazionale. Condividi questa analisi? Quali sono state le cause?

Purtroppo è il mondo della musica indipendente che è così, quando si è ragazzi c’è una gran grinta, una sorta di riconoscimento social-sessuale che ti porta a cercare esposizione. Poi se non riesci a farci i soldi, o comunque non ti va bene e non hai il riconoscimento che credi di meritare, è anche dura continuare. Capisco chi si è allontantato dalla musica, ma io né lo ho fatto né lo farei mai.  

 

Chiudiamo con la classica domanda finale, quali sono i tuoi progetti futuri?

Molto presto, a Settembre 2014, partirà il laboratorio di Rap chiamato “Chyper Lab” a Palazzo Panariti dove coinvolgerò i giovani rapper in una sorta di allenamento virtuoso che sfocerà in un prodotto finale esplosivo. Nel frattempo aspettando a Dicembre l’uscita del disco ufficiale, usciranno altri due singoli video per preannunciarlo ci sono delle collaborazioni interessantissime anche a livello cittadino in atto ma non ti posso anticipare nulla. Inoltre per professionalizzare la cosa stò per lanciare il merchandising con la Minnashirt (la t-shirt di Minnamoro), i cappellini e più avanti le già mitiche polo che naturalmente si chiameranno tony

 

Ringraziamo Tony Polo e vi lasciamo all’ascolto del suo brano Minnamoro.