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L’UNIONE DEI COMUNI LAMETINI: ORA E’ POSSIBILE.

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Prendo  atto con soddisfazione del  fatto che  si  va  diffondendo  la consapevolezza  nei Comuni del  comprensorio lametino,  che bisogna  costituire  una  aggregazione per opere assieme , rispetto alle problematiche dei servizi e dello sviluppo.

Nel  2oo7  il  Centro Riforme – Democrazia – Diritti che presiedo, organizzò un incontro invitando i Sindaci del comprensorio per sottoporre la proposta di istituire l’ Unione dei Comuni come prevista dalla legge 142 del 1990. Pochissimi i presenti e i partecipanti in parte favorevoli il resto molto scettici.

Non se ne fece nulla. Oggi che si è diffusa  ampiamente la convinzione che è opportuno e utile aggregarsi, senza mettere in discussione o cancellare l’identità e l’autonomia dei singoli Comuni, non c’è che operare a livello istituzionale con gli strumenti legislativi vigenti  (  articolo 32 del  Testo Unico Enti Locali – D.L.Legs. 267 / 2000 ).

Si può avviare da subito il processo di formazione  dell’Unione  –  una entità istituzionale superiore, con competenze ben individuate dalle norme citate e soggetto di delega di funzioni statali e regionali –  da esercitare nell’interesse dei territorio e delle popolazioni con l’utilizzazione di finanziamenti dello Stato e della Regione riservate a questo tipo di operazioni.

Per questa iniziativa un grande ruolo è chiamato a svolgerlo il Comune ed il Sindaco di Lamezia.

Leggo di proposte per l’istituzione della “grande Lamezia”, cioè una sorta di unificazione in un Comune unico – cioè Lamezia – dei Comuni del Circondario. Ma davvero è realistico pensare che i singoli Comuni cancellino la loro identità e rinuncino alla loro autonomia per unificare con Lamezia i territori e le popolazioni?

La stessa cosa dicasi per l’altra proposta avanzata nelle settimane passate:  Lamezia Città Metropolitana.

Le Città Metropolitane sono state istituite a norma dell’articolo  22 del testo unico citato.

Con questo articolo il legislatore nazione ha prima individuato  delle “Aree Metropolitane” . Tale norma così recita. “ Sono da considerar aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti  abbiano con essi rapporti di stretta integrazione territoriale e in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali” . Successivamente, con l’articolo 42 della legge 5/2009, è stato confermato l’elenco delle aree metropolitane sopra elencate aggiungendoci  Reggio Calabria. Tutte queste Città Metropolitane sono state istituite sciogliendo le Province e delimitando i territori aggregando i Comuni contermini alle Città sopra elencate. La Città Metropolitana di Reggio comprende tutta la Provincia e con a capo il Sindaco della città capoluogo.

Allora, quando si proponi la città metropolita di Lamezia, a quale soluzione si pensa? In base alle norme vigenti ci sono dei passaggi legislativi da compiere – deve decidere il Parlamento – e la soluzione  non può che essere una: l’istituzione della Citta metropolitana  con al centro Catanzaro, l’aggregazione dell’intera  Provincia con a capo il Sindaco della Città capoluogo.

Si può discutere in astratto. Ma se Lamezia non vuole perdere altri decenni inseguendo obiettivi irrealistici (la Provincia, proprio mentre si cancellavano di fatto, ora la Città Metropolitana e astrattezze simili) bisogna operare sull’esistente e azionando le leggi vigenti.

Ai Comitati, più o meno festaioli, mi permetto di suggerire  di svolgere una importante funzione: esser di stimolo  per progetti di servizi al territorio (quelli a rete dal gas all’energia elettrico, ai Rsu, quelli per le persone e per una sanità efficiente,  per i servizi scolastici, per la promozione culturale e la valorizzazione dei beni culturali con la realizzazione di “itinerari turistici” culturali e naturalistici, ecc.) e per programmi di sviluppo economico occupazionale

Noi del Centro continueremo a fare la nostra parte come abbiamo sempre fatto.                                                                             on. Costantino Fittante