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L’Uniter di Lamezia Terme riprende le attività culturali interrotte per il coronavirus – (Lina Latelli Nucifero)

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L’Uniter di Lamezia Terme, presieduta da  Costanza Falvo D’Urso,dopo una lunga  pausa dovuta al coronavirus,   riprende le attività culturali attraverso i social media, facebook e whatsapp  con tre appuntamenti per  ripristinare i propri contatti con i soci in considerazione del protrarsi del distanziamento sociale. Il primo incontro virtuale è previsto per Lunedì 11 maggio alla ore 17.30 con il documentarista Ivan Comi che presenterà la sua opera “ I Fari della Calabria – Tra natura e archeologia”. Il termine faro è sinonimo di luce, dalla radice greca Pha  che vuol dire rilucere. In senso figurato è la certezza nel buio, è luce interiore che rischiara i pensieri tristi, incerti, di questi strani giorni gravati da paura e preoccupazioni. «Sono convinta – dichiara la presidente – che l’argomento ci fornirà una certa carica di serenità immaginando panorami mozzafiato che si possono ammirare dai fari della Calabria. Bisogna ricordare però, prescindendo dal significato simbolico, che i fari per secoli sono stati strumenti indispensabili per i naviganti e se oggi il progresso tecnologico ne ha ridotto l’utilità non ne ha cancellato la storia di cui sono ricchi e che ha portato un rinnovato interesse a livello turistico, se convertiti in musei, in sedi di associazioni importanti, in resort e  luoghi di svago». Mercoledì  13 maggio, sempre alle 17.30, la professoressa Gabriella Colistra illustrerà un fatto realmente accaduto in Puglia nel secondo dopoguerra, in occasione di un comizio del famoso sindacalista e politico antifascista Giuseppe Di Vittorio: un feroce e barbaro delitto che nel romanzo “Guardati dalla mia fame” di Castellina e Agus viene raccontato da due voci contrapposte: vittima e aggressore. Ma dove sta la ragione e dove il torto? La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto…” (Manzoni). «Su questa dicotomia, – afferma la presidente –  credo,  si svilupperanno i commenti di Gabriella  Colistra  per farci capire le opposte motivazioni alla base dell’epilogo drammatico. Simile all’episodio pugliese è il terribile fatto di sangue avvenuto a Bronte nel 1860 e raccontato da Verga nella novella “Libertà” a conferma che le tematiche storico-sociali che fanno nascere le lotte di classe in tempi difficili si ripetono quasi identiche ieri come oggi».   La creatività, innovazione e discriminazione di genere è l’argomento su cui si svilupperà la conversazione del professor Francesco Calimeri, fissata per Venerdì 15 maggio alle 17.30. «Definire il concetto di creatività  oggi, per me è un compito arduo, – commenta  la presidente – ma non per Francesco Calimeri  che ci aiuterà a comprendere l’evoluzione continua della rappresentazione della creatività che si arricchisce dell’apporto innovativo di diverse discipline, presenti nel panorama culturale nazionale e mondiale, come sociologia, psicanalisi, psicologia cognitiva, psicologia sociale e altre. Approssimativamente – continua – posso dire che la creatività è la capacità di creare per mezzo dell’intelletto, quindi è un fenomeno soggettivo che diviene sempre più un processo complesso che coinvolge l’innovazione. Innovare significa introdurre qualcosa di nuovo nella nostra realtà, nel nostro vivere quotidiano, significa introdurre aspetti che prima non vedevamo, possono essere oggetti o percezioni di nuove opportunità, ma perché le innovazioni, che l’esperienza rende possibile, si realizzino concretamente, è necessario che chi ha esperienza abbia interesse, capacità e potere di avviare il processo innovativo per il bene comune».