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MAGNAGRAECIA, lotta al centralismo i sanguisughe monopolizzano ora gli spoke

Incapaci di gestire le ASL ora mettono le mani sugli ospedali periferici. Autori della proposta, soggetti di chiara matrice centralista che per alte capacità doppiogiochiste, si affermano elettoralmente in Magna Graecia dove trovano i soliti imbecilli pronti a stendergli i tappeti rossi
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Porta la firma di 5 consiglieri di area PD, la sciagurata proposta di accorpare (ma sarebbe più opportuno esprimersi col termine accoppare) i presidi sanitari spoke in capo alle Aziende Ospedaliere di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria. Si persevera nella logica del più becero conservatorismo, altro che rinnovamento o innovazione!  Si persegue in una visione politica di territorio ormai superata dal tempo e dalla storia, ancora avvitata sui tre capoluoghi storici da oltre 50anni. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Si pretende di accentrare, nell’impreparazione generalizzata e più assoluta, i poteri direzionali determinando, di fatto, solo diseconomie e disservizi. Non è un caso se le Asp calabresi, chi più chi meno, sono sull’orlo della bancarotta. Non sono capaci di tenere i bilanci delle ASP ed ora pretendono di gestire gli SPOKE funzionali agli Hub.

Autori della proposta, soggetti di chiara matrice centralista che per alte capacità doppiogiochiste, si affermano elettoralmente nel bacino della Magna Graecia dove trovano i soliti imbecilli pronti persino a stendergli i tappeti rossi. Il comitato Magna Graecia vuole interrompere quest’andazzo e restituire dignità politica a un’area massacrata da questi sanguisughe!

L’idea è quella di decretare la fine, senza se e senza ma, della sanità jonica, così come di quella in capo ad altri territori non riconducibili ai capoluoghi storici. Doppiogiochisti di professione, irriguardosi verso l’intero arco jonico verso cui continuano gli scippi e le forme di declassamento. Chi non ricorda la genialata di circa 13 anni fa, in cui nottetempo si pensò di sopprimere le ex ASL (fra queste la ex  ASL 3 di Rossano, oggi Corigliano Rossano, che aveva tutti i bilanci in attivo) per ingrassare le casse svuotate della ex ASL di Cosenza, così come quella di Catanzaro e Reggio, creando due ASP sulla carta, quale quella di Crotone e Vibo, che però, in tutto e per tutto, sono state lasciate alle dipendenze dell’ASP di Catanzaro. Tale modello di gestione ha generato il degrado e lo squallore sanitario in cui la Regione tutta è piombata. Il disegno è il solito, nulla cambia: tutto in capo a tre Ospedali HUB, lasciando gli SPOKE JONICI, Corigliano Rossano e Crotone, svuotati da qualsivoglia servizio in nome e per conto di una sola parola che in Calabria, detta legge da almeno mezzo secolo: il centralismo dei tre capoluoghi storici che hanno fatto man bassa di tutto, rendendo arida terra i luoghi un tempo rigogliosi e ricchi di vita e servizi.

Il comitato Magna Graecia, ha già illustrato, con numeri alla mano che l’arco jonico sibarita e crotoniate, con il rispettivo entroterra silano, ha tutte le carte in regola per pretendere il riconoscimento della propria AZIENDA OSPEDALIERA, senza deroga alcuna alle leggi vigenti. Un’azienda Ospedaliera che includa i due presidi di CORIGLIANO ROSSANO e CROTONE, i due ospedali rivieraschi di Cariati e Trebisacce ed i due ospedali di montagna di San Giovanni in Fiore ed Acri. Chi ancora propone, fantomatici progetti che non rispondono alle reali esigenze del territorio, che guarda al piccolo fazzoletto di terra e che non comprende che le esigenze del singolo Presidio non possono esulare dalla visuale di un’Area, o è in malafede o mente sapendo di mentire.

Il Comitato Magna Graecia, parimenti alle vicende relative all’isolamento geografico e dei trasporti, che rappresentano sempre la stessa matrice in capo a comportamenti ossequiosi alle visuali centraliste, dice basta a proclami che violentano intere aree della Regione, generando cittadini di rango e popoli di periferia. Ad oggi nessuno chiarisce perché i due presidi jonici di Crotone e Corigliano Rossano non abbiano un reparto di emodinamica, mentre ben 6 reparti sono spalmati tra Catanzaro, Cosenza, Castrovillari e Belvedere Marittimo. Continua, dominante, la logica dei figli e dei figliastri. Solo qualche settimana fa, una donna moriva in quel di Cirò a causa dei ritardi nei soccorsi, non avendo più sullo Jonio, una base salvavita di elisoccorso.