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Mattarella e la riforma della scuola elementare lo ricorda Risveglio Ideale

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Nei profili tracciati in questi giorni sulla figura del neo Presidente della Repubblica,  Sergio Mattarella, non ci si è soffermati abbastanza sul periodo che lo ha visto ricoprire, con la formazione del governo Andreotti nel 1989, la carica di Ministro della Pubblica Istruzione.

Lo ricorda con una nota Giovanna Senatore di Risveglio Ideale Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro.

Durante l’anno da ministro fu, infatti, varata la più importante riforma della scuola elementare col superamento della figura del docente unico, l’introduzione dei moduli e del tempo lungo.  La legge 148/1990 fu considerata una vera rivoluzione poiché ridiscuteva metodologicamente l’approccio didattico e pedagogico seguito fino  a quel momento.  Le innovazioni introdotte, dopo un lungo e approfondito dibattito non solo parlamentare, ma che coinvolse anche il mondo della cultura e delle associazioni di docenti, mutarono la funzione del docente stesso e del lavoro da svolgere, prevedendo l’assegnazione di tre  insegnanti che avviavano la programmazione educativa e didattica in rapporto al gruppo docente, innovando di fatto l’impianto organizzativo che avveniva in maniera collegiale tenendo conto delle competenze ed esperienze che sono patrimonio dei singoli insegnanti.

La riforma favorì indubbiamente la suddivisione degli ambiti disciplinari fra i docenti lasciando molto spazio ad attività di condivisione nella gestione della classe e dell’insegnamento con relativa corresponsabilità collegiale dei singoli insegnanti anche nel momento della valutazione. La riforma si occupò anche della composizione delle classi stabilendo che il numero di alunni non avrebbe potuto superare il limite di venticinque, scendendo a venti per le classi che accoglievano alunni portatori di handicap. A tal proposito, importanti furono gli interventi rivolti a favorire l’integrazione degli alunni con disabilità attraverso l’utilizzo d’insegnanti di sostegno i cui compiti dovevano essere organizzati nel quadro della programmazione dell’azione educativa, con l’attività didattica generale. Non meno importante fu il piano straordinario pluriennale di aggiornamento degli insegnanti che fu attuato attraverso la collaborazione delle università e degli istituti regionali di ricerca.

Le rilevazioni statistiche che si sono susseguite negli anni successivi alla riforma, evidenziando l’innalzamento degli standard di preparazione degli alunni, ci danno la cifra di quanto vincente sia stata la nuova modalità didattica su cui Mattarella sarebbe voluto intervenire in maniera più radicale. Le sue dimissioni però, arrivate nel 1990 in segno di dissenso rispetto all’approvazione della legge Mammì che, di fatto, avrebbe legittimato la posizione dominante del gruppo televisivo Fininvest, glielo impedirono. Molti anni più tardi, davanti ad una platea di 1600 studenti provenienti dalle scuole superiori di tutta Italia riuniti a Rimini per la Scuola di Formazione per Studenti, meglio spiegò quale fosse la sua idea di cultura che considerava un “antidoto al conformismo e a modelli di vita trasmessi per motivi commerciali” difendendo gli studi “che sviluppano capacità critica e di giudizio, difendono la libertà di ciascuno e quella comune”.

In molti hanno letto nelle parole di Mattarella un riferimento esplicito al modello educativo proposto proprio da quelle televisioni commerciali che la legge Mammì di fatto legittimò e certamente appare curiosa, se riferita a questo episodio, la volontà da parte di un ministro del governo Berlusconi, di cancellare la riforma voluta da Mattarella, che col ritorno al maestro unico, di fatto, stravolgeva l’impianto di quella legge.

Nel 2008 il Ministro Gelmini, rilasciando peraltro delle dichiarazioni molto dure in cui spiegava che “la scelta dei tre maestri alle elementari non ha avuto nessuna motivazione educazionale e pedagogica ma fatta per aumentare il numero degli insegnanti”, seppellì un’esperienza didattica collaudata che seppe dare inaspettatamente degli impulsi di modernizzazione al sistema scolastico italiano.